Comitato 10 Febbraio

Per la salvaguardia della cultura italiana nell'Adriatico Orientale

Comitato 10 Febbraio - Per la salvaguardia della cultura italiana nell'Adriatico Orientale

Maria Pasquinelli, una donna nella bufera

Il volume XXV dei Quaderni del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno – Unione Italiana di Fiume – Università Popolare di Trieste, edito a Rovigno nel 2014, contiene, fra gli altri, una saggio di Lorenzo Salimbeni, segretario del Comitato Scientifico del Comitato 10 Febbraio, intitolato “Maria Pasquinelli, una donna nella bufera”.

Maria Pasquinelli, testimone delle stragi che seguirono l’8 settembre 1943 a Spalato, fece di tutto per scongiurare simili eventi nella Venezia Giulia. Invano cercò di compattare in un blocco italiano le formazioni meno inquadrate ideologicamente nella guerra civile ed incrociò il suo cammino con quello di analoghe missioni sostenute dal Governo del Sud, ma senza alcun appoggio angloamericano. La seconda ondata di foibe nella primavera 1945 ed il severo Trattato di Pace del 10 febbraio 1947 sconvolsero definitivamente la giovane insegnante, che nel momento culminante dell’esodo polesano uccise il generale britannico che comandava la piazza.

Per scaricare il testo completo cliccare qui: mariapasquinelli

Inaugurazione della sede nazionale del Comitato 10 Febbraio in occasione della proiezione del docu-film “L’ultima spiaggia”

L’inaugurazione della sede del Comitato 10 Febbraio presso la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice in Piazzale delle Muse a Roma è stata la cornice in cui è approdato nella capitale il docu-film di Alessandro Quadretti “L’ultima

Carla Cace e Alessandro Quadretti

spiaggia. Pola fra la strage  di Vergarolla e l’esodo”, realizzato da Officinemedia in collaborazione con il Libero Comune di Pola in Esilio e con il sostegno di Simone Cristicchi e del Circolo di cultura istro-veneta “Istria”.

Introducendo l’incontro, il professor Giuseppe Parlato si è detto lieto di vedere la Fondazione da lui presieduta divenire un luogo sempre più aperto e frequentato di dibattito e di approfondimento, a partire da argomenti come la strage di Vergarolla, una carneficina di civili italiani della quale finora si è parlato troppo poco. Michele Pigliucci, presidente nazionale del Comitato 10 Febbraio, ha ricordato come l’associazione da lui presieduta si batta proprio per ricucire quelle pagine di storia nazionale che sono state strappate: riguardo Vergarolla in particolare c’è ancora tanto da scrivere, per capire chi c’è dietro la strage e per fronteggiare quanti ancora infangano la memoria di quel tragico evento, con riferimento a chi nei giorni precedenti ha nuovamente danneggiato la lapide che a Pola commemora il dottor Geppino Micheletti, il quale nelle ore immediatamente successive allo scoppio operò e salvò decine di feriti, pur sapendo che tra i morti e i dispersi figuravano pure i suoi due figli. Il padre esule da Pola ed il nonno sottufficiale di Marina scomparso nelle terribili giornate dell’occupazione jugoslava del capoluogo istriano nel maggio 1945 costituiscono i legami diretti del regista Alessandro Quadretti con la drammatica vicenda del confine orientale italiano, anche se è giunto a interessarsi di Vergarolla mosso da un senso di giustizia e dalla sua passione di storico che non aveva trovato traccia di questa sanguinosa vicenda nei libri e nella memoria nazionale. Essendoci in effetti poca storiografia sull’argomento, il lavoro svolto assieme al ricercatore Domenico Guzzo si è basato soprattutto sulle tante testimonianze ancora reperibili dei testimoni di quella terribile giornata, rintracciati tramite il tessuto connettivo del Libero Comune di Pola in Esilio. Ha così preso forma un docu-film che ricostruisce antefatti, sviluppi e conseguenze della maggiore stragi di civili italiani nel dopoguerra: le lapidi commemorative riportano i nomi di 65 vittime riconosciute, ma la presenza a Pola, enclave anglo-americana nella Zona B sotto controllo jugoslavo, di tante persone giunte più o meno segretamente o senza documenti dall’interno dell’Istria, potrebbe far lievitare il numero dei morti fino al centinaio (come stimato da un medico britannico che affiancò Micheletti negli interventi chirurgici presso l’ospedale polesano).

Scritto e prodotto dal regista assieme a Guzzo, “L’ultima spiaggia” si apre con un’ampia e precisa ricostruzione della vicenda storica che fa da sfondo all’eccidio di Vergarolla a cura di storici come Raoul Pupo, Giorgio Federico Siboni e Giuseppe Parlato, del direttore del mensile del LCPE Paolo Radivo (autore di varie ricerche sul tema) e di Gaetano Dato, al quale si deve l’unica monografia che ha finora ampiamente affrontato da un punto di vista storiografico questa vicenda, pur senza giungere a conclusioni chiare in merito a responsabili e moventi. Emozionanti e commoventi risultano le testimonianze di esuli da Pola che vissero quella tragedia, in cui morirono amici e parenti: Lino Vivoda, Livio Dorigo e Claudio Bronzin fra gli altri, ma preziosi risultano pure i contributi di Simone Cristicchi, il quale ha inserito anche Vergarolla nella sequenza di tragedie rappresentate nel suo “Magazzino 18”. Le tensioni internazionali del 1946 e le esplosioni con vittime nelle polveriere di Pola, che avvennero nei mesi precedenti, contestualizzano quel tragico 18 agosto, dopo il quale si fece sempre più concreta la volontà già espressa da centinaia di polesani di esodare qualora la città venisse ceduta alla Jugoslavia. Nel documentario emerge fra l’altro che la velocità in sala operatoria, acquisita da Micheletti durante gli anni di guerra in guisa di medico militare, consentì di salvare molti feriti: trasferitosi poi a Narni in Umbria, il chirurgo avrebbe conservato sempre nel suo camice un piccolo calzino, quasi una reliquia, che in realtà costituiva quasi tutto ciò che rimase del figlio minore, letteralmente polverizzato dall’esplosione. L’esodo da Pola è stato rappresentato attingendo anche ad immagini poco note provenienti dall’Istituto Luce e l’auspicio finale (il ritorno di chi è stato costretto ad abbandonare tutto) si accompagna alla speranza che nuove approfondite ricerche negli archivi civili e militari italiani, ex jugoslavi, inglesi e statunitensi possano contribuire a completare la ricostruzione di questa tragica pagina.

Nell’ampio e partecipato dibattito conclusivo, moderato dalla giornalista e dirigente del C10F Carla Isabella Elena Cace, Quadretti si è soffermato in particolare su una vicenda che affiora nella ricostruzione storica fornita dal suo lavoro: la lotta armata che gruppi di italiani condussero nell’entroterra istriano contro l’occupazione jugoslava, probabilmente in sinergia con anticomunisti sloveni e croati. Tutti gli indizi e la logica portano ad attribuire la responsabilità di Vergarolla all’OZNA, la polizia segreta di Tito, la quale può aver aggiunto questo crimine alla sua lista di efferatezze proprio come “rappresaglia” per quanto stavano attuando i partigiani italiani. Si tratta di nuove domande e di altri filoni di ricerca che strutture come il Comitato 10 Febbraio e la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice intendono approfondire, vagliare e sviscerare.

 

Lorenzo Salimbeni

Un momento della presentazione

Inaugurazione della sede nazionale del Comitato 10 Febbraio

Con grande orgoglio vi invitiamo ​Sabato 23 alle ore 16 in piazza delle Muse 25, presso la sede della Fondazione Ugo Spirito e Renzo de Felice, alla prima romana del documentario di Alessandro Quadretti sulla strage ancora senza colpevoli di Vergarolla. “L’ultima spiaggia. Pola fra la strage di Vergarolla e l’Esodo” è l’ultimo documentario diretto dal regista forlivese Alessandro Quadretti, prodotto da Officinemedia in collaborazione con il Libero Comune di Pola in Esilio e sostenuto da Simone Cristicchi.
Con l’occasione verrà inaugurata la sede Nazionale del “Comitato 10 febbraio”, all’interno degli spazi della prestigiosa Fondazione.

Interverranno: Prof. Giuseppe Parlato – Presidente della Fondazione Ugo Spirito; Dott. Antonio Ballarin – Presidente Federesuli; Alessandro Quadretti, regista; Carla Isabella Elena Cace, Emanuele Merlino, Lorenzo Salimbeni e Michele Pigliucci del Comitato 10 febbraio.

InaugurazioneSede

Pubblicato appello del Comitato 10 Febbraio di Bari sul sito dell’Università di Warwick

Grazie alla collaborazione con la ricercatrice Blanka Matkovic è stata possibile la pubblicazione sul sito web dell’Università di Warwick l’appello del Comitato 10 Febbraio, in particolare della richiesta del referente provinciale di Bari Giuseppe Zuccaro di ottenere qualunque tipo di  informazione circa un possibile eccidio dimenticato dalla storia nazionale.
Dopo la diffusione dell’elenco di “infoibati “ ovvero di alcuni nomi del noto Albo dei Caduti di Luigi Papo, il Comitato 10 Febbraio di Gravina di Puglia ha iniziato una lunga serie di ricerche per cercare di ricostruire la storia di alcuni di questi caduti che, per la maggior parte, risultano dispersi. Abbiamo da subito seguito una ricerca in collaborazione con familiari ed enti tra cui l’Istituto storico R.s.i che ci hanno portato a ipotizzare per mezzo di un nesso logico-sistematico di date,eventi  e pochissimi scritti che il caduto da noi ricercato avesse trovato la morte nell’ottobre del 1944 in una piccola frazione di Zavala, Herzegovina.
Siamo venuti a conoscenza di testimonianze rese dagli abitanti del luogo circa massacri dei soldati che in quel luogo prestavano servizio, torturati ed annegati nel vicino fiume.Soldati appartenenti alla 49 legione San Marco di cui anche il nostro soldato faceva parte,e la cui data di morte coincide con quella di questo eccidio.

Fatti,questi,di rilevante gravità ignoti a tutti  per la mancanza di prove documentali. Fatti che rendono difficile avanzare una richiesta per i parenti al Governo italiano per chiedere il riconoscimento secondo la legge 92/2004.Proprio per questo abbiamo sentito il bisogno di chiedere aiuto oltre confine a chi, purtroppo, ci ha confermato ricevere numerosi casi simili al nostro e la cui documentazione è stata distrutta o tenuta in archivi non accessibili per tentare di nascondere e dimenticare.

La nostra speranza,e quella dei familiari, è riposta nelle notizie che ogni ricercatore,studioso o semplice lettore potranno dare. Restiamo grati a chi continua nel suo piccolo ad aiutarci in quello che facciamo ed in particolare all’Università di Warwick che in questo caso,più che mai, si è dimostrata portatrice di interessi culturalmente diffusi che dovrebbero toccare da vicino tutti coloro che vogliono ricostruire la verità.

Vedi l’appello pubblicato dall’università inglese a questo indirizzo: http://www2.warwick.ac.uk/fac/soc/pais/people/matkovic/media

Warwick

 

Un bel pomeriggio a Capodistria

Di seguito riportiamo la relazione dell’importante incontro che si è svolto il 19 febbraio 2016 presso la sede dell’Unione degli Italiani di Capodistria.

L’iniziativa, dal titolo “La consapevolezza della storia per costruire la pace”, ha visto la partecipazione del prof. Giuseppe Parlato, della dott.sa Alessandra Argenti Tremul, del dott. Michele Pigliucci e di tanti autorevoli rappresentanti dell’associazionismo esule e rimasto, oltre al padrone di casa dott. Maurizio Tremul. Il dibattito è stato moderato dalla giornalista dott.sa Silvia Stern.

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del Partito Comunista Italiano riguardò d’altro canto non solo i “monfalconesi”, ma anche avventurieri, militanti attirati dalla possibilità di divorziare prevista dalle leggi jugoslave e personaggi collusi con le azioni criminali consumatesi nel corso dei Quaranta Giorni di Trieste. Costoro confluirono nell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume, fondata nel 1944 e saldamente in mano a Kardelj, stretto collaboratore di Tito: scuole e maestri della componente italiana subivano quotidiani attacchi, provvidenziali risultavano gli aiuti economici che filtravano dall’Italia e intanto l’esodo proseguiva come uno stillicidio sino all’estate del 1955. Di lì a poco gli Accordi italo-jugoslavi di Udine (nei quali era contemplata la propusnica per agevolare la circolazione locale transfrontaliera) segnarono il primo passo per ristabilire legami che si erano spezzati, laddove a gennaio 1956 la comunità italiana in Jugoslavia scendeva da 7.000 a 3.000 componenti, anche per effetto dell’istigazione a esodare attuata da esponenti del controesodo in seno all’UIIF, un organismo che gli italiani locali non avevano mai apprezzato. Ulteriori spunti di riflessione proposti dalla relatrice hanno riguardato il progetto dei comunisti italiani di Rovigno di costituire nell’immediato dopoguerra una settima repubblica italofona nella compagine jugoslava, approfittando della consistenza numerica che ancora premiava la componente italiana in Istria e Carnaro, mentre alla Conferenza di Pace vi erano italiani provenienti dall’Istria tanto nella delegazione italiana quanto in quella di Belgrado e l’esodo da Pola avrebbe travolto pure istriani ivi riparati dalla Zona B e dalmati insidiatisi successivamente al Trattato di Rapallo.

È stata quindi data lettura della sintesi di un messaggio inviato da Antonio Ballarin, Presidente della Federazione degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati, il quale ha salutato questo evento come una tappa nell’itinerario che porterà a ricostruire un senso di appartenenza, traendo esempio dalle commemorazioni condivise del Giorno del Ricordo che avvengono a Umago. A partire da tre punti fermi (memoria, identità e prospettiva) si confida di sviluppare il dialogo tra esuli e autoctoni, i cui prossimi obiettivi potranno essere l’elaborazione di percorsi educativi da stilare congiuntamente e la celebrazione solenne nelle Comunità Italiane del prossimo Giorno del Ricordo.

Paolo Sardos Albertini, Presidente della Lega Nazionale, ha ricordato uno dei primi incontri tra FederEsuli e UI, avvenuto a Cittanova negli anni Novanta: le prospettive di collaborazione vennero stroncate dalle polemiche, ma fortunatamente è proseguita la ricostruzione storica dell’esodo e dei suoi antefatti. Alla conoscenza va affiancata la comprensione ed in tal senso è stata ricordata la preziosa opera di William Klinger, il quale ha presentato Tito come un leader comunista capace di costruire uno Stato attraverso una rivoluzione che si basava fra l’altro sui meccanismi del terrore orchestrati dall’OZNA, le centinaia di migliaia di morti sloveni e croati fra gli oppositori o presunti tali e le pressioni sugli italiani affinché esodassero in maniera tale da rendere sicura e priva di potenziali quinte colonne la fascia di confine.

“Non c’è stanchezza nel Giorno del Ricordo”: a dodici anni di distanza dall’approvazione della Legge 92/2004 il Sindaco del Libero Comune di Pola in Esilio Tullio Canevari ha voluto sottolineare il fervore che ancora accompagna molte iniziative dedicate al 10 Febbraio. Il sodalizio da lui rappresentato continua poi a collaborare con le istituzioni culturali polesane, a partire dal Museo Archeologico, con il quale è stata rammentata la preziosa opera di restauro e tutela attuata dal prof. Roberto Mirabella ai tempi della Zona A. Pur restando il rammarico per non essere stato ancora ricevuto dal sindaco di Pola, Canevari ha guardato con fiducia al futuro, a partire dalla composizione della delegazione che ha partecipato alla cerimonia del Giorno del Ricordo presso il Senato della Repubblica: assieme a lui e a due consiglieri vi era un bambino di 10 anni.

Soddisfazione per l’evento che si stava avviando a conclusione è stata espressa dal Presidente della Fameia Capodistriana Piero Sardos Albertini, secondo il quale ogni iniziativa di questo tipo rappresenta comunque un passo avanti e pertanto ha invitato a perseverare. A tal proposito sarà sicuramente preziosa la collaborazione che il presidente dell’Istituto Regionale per la Cultura Istriana fiumana e dalmata Franco Degrassi ha assicurato affinché il 10 febbraio diventi una ricorrenza non solo in Italia, ma anche in queste terre, in maniera tale da inserire pure il contributo delle comunità italiane nel dibattito. Tuttavia Braico, il quale è Presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane, ha evidenziato che gli esuli devono ancora digerire la storia, mentre la Legge 73 si è dimostrata fondamentale per salvaguardare l’italianità d’oltreconfine.

Battute finali della serata dedicate dal professor Parlato alla necessità di ricomporre una pagina strappata, nella quale le memorie di esuli e rimasti appaiono compatibili, la Argenti ha auspicato approfondimenti nelle ricerche inerenti l’Esodo e Pigliucci ha evidenziato come la caduta dei confini in Europa abbia comportato la necessità di ridiscutere l’identità nazionale. E in effetti, coerentemente con il proprio proposito di sviluppare “un Ricordo che dura tutto l’anno”, il Comitato 10 Febbraio archivia i lusinghieri risultati di questo e altri appuntamenti concomitanti con le celebrazioni del Giorno del Ricordo 2016 e si predispone a nuove iniziative che mantengano viva la storia dell’italianità per tutto il resto dell’anno.

 

Lorenzo Salimbeni

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Forse l’unico abbraccio

A ricordo di nonna Anna “La Fatora”

Oggi è il 20 gennaio ed è l’anniversario della morte di nonna Anna. Anna Milos Crasti, nata a Monghebo, tra Parenzo ed Orsera, un piccolo delizioso borgo, sposata con nonno Bepi a Montona,arrivata, con la famiglia, ad Orsera subito dopo il primo conflitto mondiale.

E’ stata una donna forte, energica, qualcuno l’ha definita dura.

Una donna che, però, ha dato tutta se stessa alla famiglia, senza mai risparmiarsi. Ha lavorato tutta la vita indefessamente, pretendendo il massimo dalle sue forze fisiche e morali.

E’ stata una donna che non ha mai accettato intromissioni nel suo lavoro di “boteghera” -la mia famiglia aveva anche un negozio di alimentari ai Pianisei- e non accettava alcun tipo di collaborazione, neppure dai familiari.

Era lei la “padrona”, era lei la persona che, dopo la morte del nonno, ha risollevato le sorti economiche della famiglia. Ne era pienamente consapevole e ne era orgogliosa.

Come si sa, in Istria., in quegli anni, quando un figlio maschio si sposava, raramente usciva a vivere fuori casa con la nuova famiglia. Era la moglie che entrava fisicamente, non sempre affettivamente, nella casa del marito.

Così è capitato ai miei genitori. La mia mamma è andata a vivere nella casa di papà e, purtroppo, è stata accettata a fatica dalla suocera, è stata sempre considerata l’ultima arrivata e, quindi, non ha mai avuto alcun peso.

Gli anni di convivenza non sono stati troppo facili per la mia mamma che, per sua fortuna, era attorniata da parenti strettissimi, madre, fratello,che abitavano anche loro ai Pianisei, due case più in sù. E da tante persone amiche.

Probabimente l’arresto di papà da parte dei comunisti slavi ed i quaranta giorni di prigione a Parenzo hanno addolcito i rapporti tra le due donne.

Questa non facile convivenza è durata circa sette anni.

La guerra,l’otto settenbre 1943 con le sue tragiche conseguenze, soprattutto in Istria, la fine del conflitto che, nelle nostre terre, ha segnato l’inizio dell’eccidio piu grave perpetrato contro noi Italiani, hanno fatto sì che, tra le due donne, le cose andassero in altro modo. L’Esodo ha cambiato tutto.

Uscito di prigione, papà e zio Bepi fuggono a Trieste, corrompendo un “druse”.

Dopo alcuni mesi, di notte, in barca a remi, siamo fuggite la mamma ed io.

E, sicuramente, al momento dell’addio, mamma e nonna Anna si sono abbracciate, forse l’unico gesto affettuoso scambiato tra loro.

Quell’abbraccio è stato “un passaggio di consegne”, perchè entrambe si rendevano conto che tutto era destinato a cambiare.

Dopo un breve periodo in una stanza in affitto a Trieste-Via Gregorutti- ” camera con comodo di cucina “, i miei genitori cercano e trovano un appartamento da acquistare.

Non finisco mai di ringraziare Iddio perchè il mio papà ci ha potuto risparmiare il degrado, le umiliazioni, la promiscuità dei Campi di Raccolta Profughi.

Si può così pensare ad un ricongiungimento della famiglia che avviene nel 1949.

Quell’abbraccio significa che, una volta a Trieste, avranno tutti una casa, stretti, ma tutti insieme, ma con le parti invertite.

La padrona di casa non è più la nonna, ma la mia mamma

Mamma, alla fine, fuggendo, sola con me, affrontando coraggiosamente la morte, in quella notte buia, in barca, dove quasi non si respirava, terrorizzati- se le motovedette titine ci avessero sentiti- ci avrebbero mitragliato-, in quel modo mamma si è conquistata l’emancipazione dalla suocera

Anche se sono passati quasi settan’anni da quell’abbraccio, ancora ripenso a quello che ha provato mia nonna in quell’attimo.

Ha provato un dolore incontenibile.La famiglia si spaccava di nuovo e lei rimaneva in quella grande casa, ormai inutilmente grande, con mia sorella ad aspettare. E che cosa c’era da aspettare?

Che qualcuno venisse ad occupare, con prepotenza, la sua casa, che lei adorava, alla quale era attaccata con tutte le sue forze, che, per salvarla, aveva lavorato giorno e notte, senza cedimenti, senza un attimo di riposo. Cosa che, poi, è traumaticamente accaduta, da parte di suo cognato d’o origini croate?

Con quell’abbraccio nonna capiva che il suo “potere” finiva in quel momento. Che non sarebbe mai più stata la padrona di tutto, dei figli, della casa, delle decisioni, dalle più importanti alle minuscole. Si rendeva conto che, ormai, le rimaneva, la cosa più importante, l’amore dei figli e dei nipoti, che per lei significavano moltissimo, ma non tutto.Comprendeva che stava cambiamdo, completamente , il suo mondo, , che stava perdendo il “comando” sulla famiglia,che cominciava un’epoca nuova.

Arrivata a Trieste, nella casa di Via Negrelli, dove si stava tutti assieme, nessuno, e, soprattutti la mia mamma, le ha fatto pesare il suo nuovo stato di dipendenza.

I figli Bepi, Giovanni, Jolanda hanno tentato di coinvolgerla nelle situazioni che richiedevano saggezza ed intelligenza che lei aveva in abbondanza.

Mia mamma ha cercato, con rispetto, di farla partecipare alla vita di noi nipoti, spronandola a prepararci gli ottimi cibi, come faceva ad Orsera, sempre, perchè, tra le altre cose che sapeva fare molto bene, era anche cucinare. Ed, in verità, lo faceva molto meglio di mia mamma, alla quale non aveva mai dato la possibilità di farlo.

Zia Jolanda, che, per mia madre, allora e da sempre, era stata la sua grande amica, con Giuliano era spesso da noi, per far sentire alla nonna il suo attaccamento di figlia.

Ma tutto ciò non è bastato.L’amore, il rispetto, l’attaccamento dei figli non sono stati sufficienti per salvarla dal dolore. Troppo grande, insopportabile, immenso.

Come tutti gli Esuli che, abbandonando le loro case, si aspettavano all’arrivo in Patria un’accoglienza, se non affettuosa, ma per lo meno “umana “, anche nonna era impreparata all’atteggiamento ostile, talvolta pieno di rancore, quasi di odio, con cui siamo stati ricevuti.

Non ha saputo e voluto reagire ad una polmonite, non riconosciuta in tempo dai medici, ed, in pochi giorni è stata colpita da un’arteriosclerosi galoppante.

Ricordo che andavo a trovarla all’Ospedale Maggiore di Trieste e, riconoscendomi ” Picia, Annamaria, picia mia, cori, cori che el cafè va fora de la cogoma!” ed io ridevo, perchè quelle sue uscite mi sembravano comiche, non gravi.

Si è lasciata morire di crepacuore, a sessant’anni, soffocata dalla disperazione per aver tutto, tutto perduto e tutto abbandonato: la sua Patria, la sua casa, i suoi morti, la sua faticosissima vita che non le ha dato molto amore, tranne quello della sua famiglia e di pochi, carissimi amici, affezionatissimi, Barba Bepo e Gnagna Polonia Spada.

Queste mie parole sono anche un grazie a loro, tra i pochi che l’hanno amata e capita.

Ed un grazie, sconfinato, da parte mia, che, non per mio merito, sono la nipote che più a lungo le è stata vicina.

Ricordo sempre, con struggimento e rimpianto, le braccia di nonna Anna che mi stringevano con amore, protettive, materne. “Vissere mie”,( viscere mie) mi diceva stringendomi, nel lungo anno che ho trascorso con lei ad Orsera. Quel lungo anno durante il quale i titini, con accanita malvagità, non mi permettevano di raggiungere i miei genitori a Trieste, procurando ansie, pene, paure nelle nonne e nei miei genitori che hanno sempre ritenuto questo fatto come un’ulteriore tortura da parte dei “drusi” nei loro confronti, visto che non erano riusciti ad infoibare papà.

Quelle tenere braccia che, sollecite, proteggendomi, hanno impedito che io sentissi la mancanza dei miei e che mi hanno permesso di passare un pezzo della mia fanciullezza nel mio Paese, E’ un periodo che ricordo con gioia, perchè pieno d’amore e di immagini, sensazioni che non ho mai voluto dimenticare.

 

Anna Maria Crasti Fragiacomo

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Gli appuntamenti del Comitato 10 Febbraio in provincia di Chieti

‘Giorno del Ricordo’ della tragedia delle foibe, ecco il calendario delle manifestazioni

Le iniziative sul territorio della provincia di Chieti organizzate dal “Comitato 10 Febbraio”

CHIETI. Un corposo programma di manifestazioni sul territorio della provincia di Chieti per ricordare la tragedia delle foibe e dell’esodo istriano, fiumano e dalmata. Lo ha predisposto il “Comitato 10 Febbraio” presieduto, sul territorio, da Marco di Michele Marisi. “Un impegno che da anni portiamo avanti con l’obiettivo di ricordare quel che accadde nel nostro Stivale nel secondo dopoguerra per mano dei partigiani di Tito e di quelli italiani, che gettarono nelle foibe e deportarono in veri e propri campi di concentramento migliaia e migliaia di nostri connazionali ‘colpevoli’ solamente di essere Italiani e con l’intento di far conoscere soprattutto alle giovani generazioni questo pezzo di storia del nostro Paese, volutamente e colpevolmente tenuto nascosto per anni. Lo scopo è evidentemente quello di contribuire, seppur nel piccolo, a costruire un’Italia che sappia promettere a se stessa prima gli altri, che mai più nessun Popolo subirà nell’indifferenza e nell’ostilità dei suoi fratelli, quello che ha subìto il Popolo giuliano” ha spiegato di Michele Marisi prima di elencare le manifestazioni in programma, patrocinate dai Comuni interessati e dalla Provincia di Chieti.

Villalfonsina: martedì 9 febbraio, ore 9:00, in Piazza Roma, celebrazione con autorità civili, militari, religiose ed associazioni. Interverranno Magda Rover, esule istriana e Marco di Michele Marisi, Responsabile provinciale del “Comitato 10 Febbraio”. L’iniziativa è patrocinata dal Comune di Villalfonsina e dalla Provincia di Chieti.

Casalbordino: martedì 9 febbraio, ore 11:30, in Largo delle Foibe, nei pressi del Santuario Madonna dei Miracoli, celebrazione con autorità civili, militari, religiose ed associazioni. Interverranno Magda Rover, esule istriana, Carla Zinni, Responsabile “Comitato 10 Febbraio Casalbordino e Marco di Michele Marisi, Responsabile provinciale del “Comitato 10 Febbraio”. L’iniziativa è patrocinata dal Comune di Casalbordino, dalla Provincia di Chieti e dall’Associazione culturale “La Fenice”.

Fossacesia: mercoledì 10 febbraio, ore 18:00, al Teatro Comunale “Nino Saraceni”, in Corso Roma, convegno e proiezione del documentario “Foibe, martiri dimenticati”. Interverranno Marco di Michele Marisi, Responsabile provinciale del “Comitato 10 Febbraio” e Magda Rover, esule istriana. L’iniziativa è patrocinata dal Comune di Fossacesia e dalla Provincia di Chieti.

Scerni: giovedì 11 febbraio, ore 10:30, al Monumento ai Caduti in Piazza De Riseis, celebrazione con autorità civili, militari, religiose ed associazioni. Interverranno Magda Rover, esule istriana e Marco di Michele Marisi, Responsabile provinciale del “Comitato 10 Febbraio”. L’iniziativa è patrocinata dal Comune di Scerni e dalla Provincia di Chieti.

Pollutri: giovedì 11 febbraio, ore 11:30, al Monumento ai Caduti in Piazza Giovanni Paolo I, celebrazione con autorità civili, militari, religiose ed associazioni. Interverranno Magda Rover, esule istriana e Marco di Michele Marisi, Responsabile provinciale del “Comitato 10 Febbraio”. L’iniziativa è patrocinata dal Comune di Pollutri e dalla Provincia di Chieti.

Vasto, doppio appuntamento: sabato 13 febbraio, ore 9:00, al Monumento ai Caduti in Piazza Caprioli, celebrazione con autorità civili, militari, religiose ed associazioni. L’iniziativa è patrocinata dal Comune di Vasto e dalla Provincia di Chieti.

Sabato 13 febbraio, ore 10:30, alla sala convegni ex Palazzi Scolastici in Corso Italia, convegno: interverranno il Prof. Antonio Fares, storico, Magda Rover, esule istriana e Marco di Michele Marisi, Responsabile provinciale del “Comitato 10 Febbraio”. L’iniziativa è patrocinata dal Comune di Vasto e dalla Provincia di Chieti.

San Salvo, doppio appuntamento: lunedì 15 febbraio, ore 9:15, Istituto d’Istruzione Superiore “R. Mattioli”, convegno col Prof. Antonio Fares, storico, Magda Rover, esule istriana e Marco di Michele Marisi, Responsabile provinciale del “Comitato 10 Febbraio”. L’iniziativa è patrocinata dal Comune di San Salvo e dalla Provincia di Chieti.

Lunedì 15 febbraio, al Monumento ai Caduti in Via Roma, celebrazione con autorità civili, militari, religiose ed associazioni. L’iniziativa è patrocinata dal Comune di San Salvo e dalla Provincia di Chieti.

Tutte le manifestazioni sono state organizzate dal “Comitato 10 Febbraio” in collaborazione con ‘Giovani In Movimento’ e Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, con il patrocinio dei Comuni e della Provincia di Chieti e realizzate senza alcun contributo economico pubblico.

“Comitato 10 Febbraio” provincia di Chieti2016.02 - Manifesto 'Giorno del Ricordo'

Una preghiera per ricordare i Martiri delle Foibe

Il 10 Febbraio 1947 venne firmato a Parigi il Trattato di Pace che privò l’Italia delle provincie di Fiume, Pola e Zara. Fu l’esodo degli Italiani che erano sopravvissuti ai massacri iniziati già nel 1943. 350mila Italiani, abitanti dell’Istria e della Dalmazia, dovettero scappare ed abbandonare la loro terra, le case, il lavoro, gli amici e gli affetti, incalzati dalle bande armate jugoslave. Decine di migliaia furono uccisi nelle Foibe, le voragini naturali, profonde fino a duecento metri, presenti nell’altopiano del Carso, o nei campi di concentramento titini. La loro colpa era di essere Italiani e di non voler cadere sotto un Regime Comunista.

 

Come ogni anno, anche questa mattina, a Fondi, in Piazza Martiri delle Foibe, si sono ritrovati cittadini ed associazioni, alla presenza di alcune scolaresche e dell’Assessore alla Cultura, Dott. Beniamino Maschietto, a testimonianza della vicinanza delle Istituzioni al “Giorno del Ricordo”, in una Città tra le prime in Italia, il 1° Novembre 2003, ad intitolare un proprio spazio urbano ai nostri connazionali vittime di questa tragedia.

 

Per non dimenticare è fondamentale che i più giovani studino la Storia, con le sue luci e le sue ombre, con le contraddizioni e le vergogne, perché è proprio agli studenti di oggi che è dato il compito di non dimenticare mai e di riattaccare le pagine strappate dal “grande Libro della Storia nazionale”. Con questo spirito è stato consegnato agli Insegnati un Dossier per approfondire l’argomento una volta tornati in Classe. La Commemorazione si è chiusa con la deposizione di un mazzo di fiori ai piedi della targa all’ingresso della Piazza, e la lettura di una Preghiera in ricordo dei caduti e di tutti gli esuli. Un commosso ricordo a chi allora lasciò tutto, spesso anche la vita, per continuare ad essere Italiano.FOIBE 1 FOIBE 3 FOIBE 2 FOIBE 12 FOIBE 9 FOIBE 4