Gli appuntamenti del Comitato 10 Febbraio

CRALI VS VARUNA – Dialogo im-possibile tra avanguardia e contemporaneo

Nell’ambito del contenitore culturale serale “I Dessert delle Muse”, promosso dal Comitato 10 Febbraio e dalla Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, il prossimo 30 novembre, alle ore 21.30 in piazza delle Muse 25, prenderà vita una serata dedicata alla presentazione dell’“Associazione FuturCrali”, attraverso il dialogo im-possibile tra il grande aeropittore di origini dalmate Tullio Crali e il celebre artista contemporaneo pop-surrealista Elio Varuna. Un confronto pienamente futurista, assolutamente in linea con la sensibilità del Crali e la sperimentazione del Varuna.

LocandinaCraliVaruna

“Crali si può considerare il più grande pittore del momento, la sua serietà nel lavoro è una virtù rara nei pittori di oggi, noi aeropoeti futuristi elogiamo la meravigliosa passione per le altezze e le velocità aeree, passione che costituisce la massima garanzia del trionfo di Crali”. Così scrisse di lui Filippo Tommaso Marinetti.

La moderazione e l’inquadramento storico-artistico della serata saranno a cura di Carla Isabella Elena Cace (storica dell’arte e giornalista). Interverranno, Giuseppe Parlato (Presidente Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice); Anna Bartolozzi Crali (Presidente Associazione Tullio Crali); Elio Varuna (artista, ricercatore di antiche culture, viaggiatore spirituale); Emanuele Merlino (Vicepresidente Comitato 10 Febbraio, regista e autore).

Il format dei Dessert delle Muse (pensato dal Comitato 10 Febbraio per approfondire la cultura e i personaggi illustri del Confine Orientale d’Italia) prevede esclusive serate culturali, cui seguirà un ricercato dessert. Il tentativo è quello di ridare vita al novecentesco salotto culturale o caffè artistico, nel quale poter incontrarsi, dibattere con gli autori e godere di arte, teatro, letteratura, storia e – perché no – soddisfare anche il palato. Il tutto nella nuova sede della Fondazione Ugo Spirito e del Comitato 10 febbraio, nel cuore dei Parioli.

Gli ingressi sono gratuiti, con libera offerta per il sostegno delle Istituzioni promotrici. Seguirà un dessert.

TULLIO CRALI

Nato a Igalo (Dalmazia) nel 1910, Tullio Crali visse a Zara fino all’età di dodici anni e nel 1922 si stabilì con la famiglia a Gorizia.

A quindici anni, mentre era studente all’Istituto Tecnico, scoprì, sulle pagine del “Mattino illustrato” di Napoli, il futurismo, movimento al quale rimase per sempre legato e che fu per lui, più che una vocazione artistica, una vera e propria scelta di vita.

Dopo quel primo incontro, iniziò a dipingere acquerelli con forme geometriche stilizzate, intersezioni e immagini astratte ispirate a Balla, Boccioni e Prampolini e firmati con lo pseudonimo di “Balzo Fiamma”. Prese quindi a frequentare la bottega di “sior Clemente”, intagliatore, doratore e corniciaio, che gli preparava i cartoni e che gli fece conoscere gli artisti goriziani de Finetti, Melius, Gorsè e Del Neri.

A partire dal 1928 si recò sempre più spesso al campo d’aviazione di Merna, dove iniziò a copiare gli aeroplani e da dove decollò per il suo primo volo, effettuato su di un piccolo idrovolante diretto in Istria. Nel 1929, anno che sancì la nascita ufficiale dell’Aeropittura, Crali strinse contatti con Martinetti ed entrò nel Movimento Futurista. Conobbe Sofronio Pocarini – fondatore, nel 1919, del Movimento Futurista Giuliano – che lo fece esporre alla “II Mostra Goriziana d’Arte”. Dipinse Squadriglia aerea e Duello aereo. L’anno successivo, affascinato dai progetti di Sant’Elia, disegnò architetture futuriste ed entrò in contatto con i futuristi Cangiullo, Janelli, Dormal, Farfa e Fillia.

A Trieste nel ’31 incontrò per la prima volta Marinetti, al quale lo legò sempre un sentimento di grande ammirazione e affetto. Realizzò composizioni polimateriche a soggetto cosmico e bozzetti di scenografie per le sue sintesi teatrali.

Dopo aver presentato le proprie opere a Trieste, Padova, Roma e Milano, nel 1932, su invito di Marinetti, espose i suoi lavori a Parigi, alla Prima Esposizione Aeropittori Futuristi Italiani, al seguito di Marinetti. Nello stesso anno conseguì il diploma di maturità artistica all’Accademia di Venezia e realizzò cartelloni pubblicitari e bozzetti di moda futurista. Nel 1933 partecipò alla “Mostra Futurista di Scenotecnica cinematografica” di Roma e l’anno successivo fu presente per la prima volta alla Biennale di Venezia con l’opera Rivoluzione di mondi, che distrusse subito dopo l’esposizione. Nel decennio successivo partecipò a diverse edizioni della Quadriennale romana (1935, 1939 e 1943) e della Biennale di Venezia, dove, nel 1940, venne allestita una sua sala personale.

Nel 1936, con Dottori e Prampolini, espose alla Mostra Internazionale d’Arte Sportiva organizzata alle Olimpiadi di Berlino e firmò il Manifesto di Plastica Murale con Marinetti, Prampolini, Tato, Dottori, Ambrosi, Diulgheroff, Voltolina e altri.

Grazie al suo talento di declamatore, conquistò la simpatia personale di Marinetti e, a partire dal 1941, organizzò serate futuriste a Gorizia, Udine e Trieste e nel resto d’Italia. Alla fine del conflitto si trasferì a Torino proseguendo nella sua attività di promozione delle poetiche futuriste.

Tra il 1950 e il 1958 visse a Parigi, dove insegnò in un liceo italiano; durante alcune escursioni sulla costa della Bretagna, colse l’ispirazione per le sue composizioni litiche, chiamate “sassintesi” ed esposte, per la prima volta a Milano nel 1961. Dal 1962 al 1966 si trasferì al Cairo dove insegnò presso la locale Scuola d’Arte italiana. Rientrato in patria, si stabilì a Milano, dove continuò la sua intensa attività pittorica e dove si spense il 5 agosto del 2000.

Elio Varuna

Artista, ricercatore di antiche culture, viaggiatore spirituale.

Elio Varuna disegna da quando sa tenere una matita in mano, affascinato dal simbolismo, dalle incisioni medievali e dalle immagini religiose. Nel 1997 ha firmato “Allucinazione Alchemica”, la sua prima collezione di dipinti ad olio. Nel 1999 la sua prima personale a Roma. Poi, nel 2000, vive un’esperienza spirituale in India, dove dipinge nel tempio del guru Satayanand Giri nella città sacra di Varanasi. Da quel momento i suoi lavori si caricano d’immagini bizzarre e ambienti stravaganti in cui i colori ultrapop occidentali si fondono ad un’aura mistica orientale. Una visione onirica globale che plasma un mondo surreale di paesaggi liquidi e cosmici, umidi e rarefatti, popolato da personaggi che oggi sono l’originale marchio di fabbrica dell’universo varuniano. I “Tuty”, in particolare, sono esserini rossi che sempre appaiono nelle tele del pittore romano; Varuna si limita a rigenerarli ogni volta nelle sue composizioni, immergendoli in avventure e in posture sempre diverse, lasciando allo spettatore il compito di definirne l’essenza. L’originale risultato di queste opere hanno conferito a Varuna un ruolo di rilievo nel contesto della nuova arte figurativa contemporanea, soprattutto quella di matrice pop e neo surrealista. “Del movimento Pop – afferma l’artista – m’interessa soprattutto la rapidità e la capacità di veicolare messaggi attraverso le immagini, di pronta presa e d’effetto immediato; del Surrealismo reputo fondamentale l’assoluta libertà di sintesi espressiva con cui si possono condensare certe esperienze visionarie”. E a vedere le sue opere ci si perde in un caleidoscopio psichedelico in cui sembrano rivivere le antiche immagini degli alchimisti, i mondi impossibili di Bosch e gli orizzonti surreali di Yves Tanguy.

I dipinti di Elio Varuna hanno cominciato sin da subito ad avere amanti e collezionisti e, in molti casi, dei veri e propri cultori che seguono con grande interesse quest’arte pop-mistica.

Nel 2007 Varuna si trasferisce a vivere a Berlino, città di straordinaria contemporaneità e palcoscenico privilegiato per le nuove arti figurative: qui resta tre anni, il tempo necessario per approfondire una ricca esperienza professionale, concentrarsi su nuove tecniche – è qui che comincia ad usare sistematicamente la vernice spray per creare i suoi sfondi “cosmici” – per allestire alcune importanti mostre personali ed aprire il suo mercato a uno scenario internazionale. Poi il ritorno nell’Urbe Eterna.

Elio Varuna ha esposto in molte gallerie private in Italia, Germania, Cina, India e U.S.A, e in prestigiosi musei pubblici, tra cui con una mostra personale nel 2007 al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo (Roma), al museo PAN di Napoli, più volte al museo MACRO di Roma, ai Musei Capitolini, al museo ARCOS di Benevento, ai musei d’arte contemporanea di Sofia (Bulgaria) e Tivat (Montenegro), e al Palazzo del Parlamento di Romania.

Nel 2008 è stato scelto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali per rappresentare la giovane arte italiana in occasione della “X Settimana della Cultura”.

È stato l’unico artista italiano invitato al Museo d’Arte Contemporanea di Shanghai nell’ambito della Biennale 2009-2010 “ANIMAMIX – The New Aesthetics of the 21st Century” ed ha fatto scalpore la censura da parte del governo cinese di un suo dipinto che affrontava il tema della libertà di culto – Varuna è da sempre vicino alla causa dei diritti civili del popolo tibetano.

Ha pubblicato numerosi cataloghi, tra cui “The Freshest Body”, del 2009, e “Solve et Coagula”, del 2011, che raccoglie le sue più recenti opere. I dipinti di Varuna sono stati utilizzati per copertine di libri, cd e vinili, sketchbook, oggetti di design e indumenti di moda (come il tipico copricapo siciliano prodotto da “La Coppola Storta”).

Il ciclo di dipinti “Tutto continuamente sgocciola” presentato a Napoli nel 2010 è diventato una fortunata collezione di gioielli Swarovsky.

Oltre all’attività pittorica, Varuna ottiene successo e critiche positive con un intenso lavoro di “sensibilizzazione all’arte” attraverso i suoi provocanti manifesti affissi in varie città del mondo in cui fa irrompere nel contesto urbano i suoi bizzarri personaggi.

La sua opera è stata presentata e recensita in numerosi articoli di stampa, programmi televisivi e trasmissioni radiofoniche e un documentario su Elio Varuna è stato prodotto da “Vite Reali” (Rai 4).

Arte Limited produce le giclée in edizione pregiata della serie “Rapsodia Cosmica” .

Nel marzo 2012 Varuna firma un contratto con la galleria Lazarides di Londra – considerata una delle gallerie più influenti del mondo – per produrre una serie di incisioni tratte dalla collezione di disegni “Urbis Surrealis”, in cui Varuna omaggia la magnificenza di Roma.

 

4 Novembre: celebrare la Vittoria al Verano

Il cimitero monumentale di Roma contiene tante vestigia della Prima guerra mondiale

Pubblicato su Il Giornale d’Italia 

Merlino4nov

 

Il 4 novembre del 1918 l’Italia vinse la Prima Guerra Mondiale. Una guerra dura, terribile, in bilico tra vittoria e sconfitta ma che, nelle trincee, ci fece diventare finalmente una Nazione. Una guerra fatta da uomini e mezzi ma, come ogni volta che si parla di Italia, anche di poesia ed arte. Proprio per questo è giusto ricordare, commemorare, celebrare la nostra Vittoria.

A Roma ci sono molti luoghi che ricordano il conflitto ma il più significativo è proprio il Cimitero Monumentale del Verano: là sono sepolti migliaia di uomini, famosi o meno, che hanno donato la propria vita all’Italia.

Non solo.

Molte di queste tombe sono anche straordinarie opere d’arte. Monumenti. Splendidi ricordi di alti ideali e di amor di patria. Marmo, frasi incise, fotografie.

Dalla tomba di Enrico Toti, l’eroe su una gamba sola che prima di morire scagliò la sua stampella contro gli austriaci, alla “scogliera del monte” dove riposano stretti nella morte, così come in vita, decine di fratelli caduti sui mille fronti della nostra guerra.

E poi frasi di dolore e coraggio.

“Per dare alla Patria i confini che le divine leggi della natura e i versi divinatori di Dante le assegnarono”.

Migliaia di nomi. Migliaia di versi. Mille ideali diversi uniti dall’amor di Patria.

“Indietreggiò il nemico

Fino a Trieste, fino a Trento,

e la Vittoria sciolse le ali del vento!

Fu sacro il patto antico:

tra le schiere furon visti

risorgere Oberdan, Sauro, Battisti…”.

Raccontare queste storie, raccontare la paura che si fa coraggio, il dolore terribile dei feriti e dei familiari dei morti e anche e soprattutto l’Italia.

“Vi viene in aiuto la Patria che è il plurale di Padre”.

Forse oggi sembra strano pensare che ci sia stato un tempo in cui essere volontari o morire guardando sventolare la propria bandiera fosse molto più che un dovere. Eppure camminando per il Verano tutto sembra davvero più semplice e giusto.

“È bello, è divino per l’uomo onorato

morir per la patria, morir da soldato

col ferro nel pugno, coll’ira nel cuor.

Tal morte pel forte non è già sventura:

sventura è la vita dovuta a paura,

dovuta all’eterno de’ figli rossor…”

Sabato 4 novembre alle ore 15:00 come Comitato 10 febbraio – perché la guerra fu per Trieste – e Radici nel Mondo visiteremo proprio il Cimitero Monumentale del Verano.

A guidare la visita sarà Emanuele Merlino, Vice Presidente Nazionale del Comitato 10 febbraio e autore di uno spettacolo sulla Grande Guerra patrocinato dal Consiglio dei Ministri.

“Un viaggio in un’Italia diversa che commuove ancor oggi. Perché la guerra che vi racconterò e vedremo sarà quella dei grandi personaggi – spiega – ma anche, e soprattutto, quella di persone semplici come noi che si sono scoperti eroi. Per amor d’Italia”.

Per info e prenotazioni: info@radicinelmondo.it

E la vittoria sciolse le ali al vento

Merlino4nov

STORIE DI UOMINI E SOLDATI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE: VISITA GUIDATA DRAMMATIZZATA AL CIMITERO MONUMENTALE DEL VERANO DI ROMA

Merlino4nov

Una passeggiata tra le strade del Cimitero Monumentale del Verano dove riposano gli uomini che hanno scritto la storia d’Italia.

Con i testi e le interpretazioni di Emanuele Merlino (autore teatrale) ascolteremo le loro voci, voci di reduci, di uomini, di combattenti della Prima Guerra Mondiale. Voci di speranza, morte, eroismo, paura e vittoria.

Non ascolteremo la storia di un conflitto che ha cambiato gli equilibri del mondo e i confini delle Nazioni, ma le tante storie dei semplici uomini che l’hanno fatta, morendo nelle trincee o gettandosi con il petto contro il nemico, come per andare più avanti ancora.

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Sabato 4 Novembre 2017 • Ore 15:00

+++PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA+++

Quota di partecipazione: 5 €

Per informazioni e prenotazioni:
https://goo.gl/2Esj5y

Una ‘Zaratina’ al Premio Acqui Storia 2017

Acqui Storia premiazioni ariston (813)

Articolo pubblicato su Il Giornale d’Italia

Heyriès, Roseano e Wulf i vincitori delle tre sezioni della 50° edizione. In concorso anche un romanzo storico dedicato all’Esodo

Acqui Storia premiazioni ariston (813)

 

Le Giurie del Premio Acqui Storia, riunitesi in Acqui Terme, hanno designato i vincitori della 50° edizione della manifestazione. Nato nel 1968 per onorare il ricordo della “Divisione Acqui” e i caduti di Cefalonia nel settembre 1943, questo Premio è divenuto negli ultimi dieci anni uno dei più importanti riconoscimenti europei nell’ambito della storiografia scientifica e divulgativa, del romanzo storico e della storia al cinema ed in televisione, ottenendo un importante rilancio scientifico, culturale e mediatico ed una grande visibilità internazionale.

La Giuria della sezione storico-divulgativa, che annoverava ben 76 volumi in concorso, ha decretato la vittoria di Andrea Wulf con il volume “L’invenzione della natura. Le avventure di Alexander von Humboldt, l’eroe perduto della scienza”, Luiss University Press. La Giuria della sezione scientifica, sui 55 volumi presentati, ha proclamato la vittoria di Hubert Heyriès con il volume “talia 1866. Storia di una guerra perduta e vinta”, Il Mulino.

Roberto Roseano, con “L’ardito”, Itinera Progetti Editore ha vinto i 6500 euro in palio per la sezione del Romanzo Storico, cui partecipavano 55 opere letterarie. In tale sezione figurava pure un testo dedicato alla memoria dell’Esodo giuliano-dalmata: si tratta del volume “La zaratina” di Silvio Testa, il cui romanzo è ambientato nella Zara italiana, in Dalmazia, dove dopo l’8 settembre 1943 si scatena l’inferno. Decine di pesanti bombardamenti angloamericani radono praticamente al suolo la Perla veneziana, mentre la popolazione civile, prevalentemente di lingua e cultura italiana, fugge dove può: chi nella madrepatria, chi nelle campagne, vivendo di stenti ai margini di una città fantasma. Quando i partigiani di Tito entrano a Zara nell’autunno del 1944, contro la superstite popolazione italiana divampa la pulizia etnica con fucilazioni, uccisioni orrende, violenze, soprusi. Una famiglia italiana cerca di resistere come può. E ci riesce, aggrappata alla vita, ma alla fine è costretta a dividersi per sempre e ad abbandonare tutto: la terra natale, i beni, soprattutto le speranze giovanili infrante dalla guerra. Tutto è cambiato, compresi i sentimenti: il futuro non sarà come era stato sognato. Di là dal mare Zara è ormai diventata Zadar.

“Un Premio, l’Acqui Storia, che ha indubbiamente a cuore le vicende degli italiani di Istria, Venezia Giulia e Dalmazia: non dimentichiamo che tra i finalisti dell’anno scorso, nella sezione storico-scientifica, vi era il volume di Luciano Monzali, ‘Gli italiani di Dalmazia e le relazioni italo-jugoslave nel Novecento’. Vogliamo ringraziare il responsabile esecutivo del Premio Carlo Sburlati e i giurati tutti – si legge in una nota del Comitato 10 Febbraio di Alessandria – per l’attenzione che dimostrano e hanno dimostrato verso le tematiche storiche del confine orientale”.

Ad affiancare le Giurie vi è il Gruppo dei Lettori, giuria “popolare” del Premio, costituito da un numero variabile di appassionati di storia, non superiore a sessanta, prevalentemente di Acqui Terme e dell’Acquese, che elegge un Rappresentante per ogni sezione. Attualmente i rappresentati sono Claudio Bonante, Roberto Capra e Chiara Fogliati. I Lettori leggono e votano i volumi finalisti per ognuna delle tre sezioni, portando il loro voto nelle Giurie e, costituendo, di conseguenza, parte integrante e imprescindibile del Premio.

La cerimonia di premiazione della 50° edizione del Premio Acqui Storia è in programma sabato 21 ottobre alle ore 17.00 presso il Teatro Ariston di Acqui Terme, in Piazza Matteotti. Sarà condotta da Roberto Giacobbo, giornalista, docente universitario, conduttore ed autore televisivo di programmi televisivi di successo quale “Voyager – Ai confini della conoscenza”, e sarà il culmine di un intenso programma di eventi, iniziato nella mattina alle ore 10.30 al Grand Hotel Terme di Acqui con l’incontro dei vincitori con la stampa, gli studenti ed il pubblico.

L’assegnazione del premio Testimone del Tempo 2017, che rappresenta il momento più prestigioso della manifestazione, vedrà calcare il palco del Teatro Ariston due figure di straordinario rilievo nel panorama artistico e culturale contemporaneo: il giornalista e scrittore Massimo Fini e l’ex Ministro dei Lavori Pubblici Nerio Nesi. Il Premio speciale “Alla Carriera”, istituito nel 2009 da un’idea di Carlo Sburlati, è infine stato conferito a Domenico Fisichella, professore all’Università di Firenze, alla Sapienza ed alla Luiss di Roma, già Vicepresidente del Senato e Ministro dei Beni Culturali e Ambientali.

a cura del Comitato 10 Febbraio Alessandria

Pomezia omaggia i Martiri delle Foibe

La sezione locale del Comitato 10 febbraio ripulisce il Monumento dedicato agli Italiani uccisi nelle cavità carsiche

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Articolo pubblicato su Il Giornale d’Italia 

Il 17 settembre abbiamo eseguito la pulizia della stele che, nella nostra città, è dedicata ai Martiri delle Foibe. Quella stele che è stata fortemente voluta da Pietro Guido Bisesti, presidente e fondatore dell’associazione Coloni.

Pietro è stato consigliere comunale a Pomezia e in quel periodo lui e Rodolfo Serafini intitolarono una strada ai Martiri delle Foibe. Ma si voleva fare di più. Si era sempre parlato di realizzare una targa, un monumento che celebrasse questa pagina di storia così importante per noi. Quattro anni fa Pietro è riuscito a realizzarla e da allora, il 10 Febbraio di ogni anno, organizziamo presso di essa una commemorazione.

La manutenzione della stele ultimamente era stata un po’ trascurata, attorno vi era cresciuta molta erba e vi era stato irrispettosamente gettato qualche rifiuto. Abbiamo dunque pensato di provvedere, ripulendo l’area e riaccendendo il lume situato di fronte al monumento.

Lo abbiamo fatto per ricordare sia i Martiri, sia ciò che significa per noi quella targa. Lo abbiamo fatto in memoria di Pietro, che purtroppo è venuto a mancare e che sicuramente sarebbe rimasto male nel vedere trascurato il monumento da lui voluto. Lo abbiamo fatto in una giornata di settembre. Una come tante. Perché noi i nostri Martiri li ricordiamo tutti i giorni. E con loro tutti quelli che si sono impegnati per tramandarne la memoria.

A cura del Comitato 10 Febbraio Pomezia