Inaugurazione della sede nazionale del Comitato 10 Febbraio in occasione della proiezione del docu-film “L’ultima spiaggia”

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L’inaugurazione della sede del Comitato 10 Febbraio presso la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice in Piazzale delle Muse a Roma è stata la cornice in cui è approdato nella capitale il docu-film di Alessandro Quadretti “L’ultima

Carla Cace e Alessandro Quadretti

spiaggia. Pola fra la strage  di Vergarolla e l’esodo”, realizzato da Officinemedia in collaborazione con il Libero Comune di Pola in Esilio e con il sostegno di Simone Cristicchi e del Circolo di cultura istro-veneta “Istria”.

Introducendo l’incontro, il professor Giuseppe Parlato si è detto lieto di vedere la Fondazione da lui presieduta divenire un luogo sempre più aperto e frequentato di dibattito e di approfondimento, a partire da argomenti come la strage di Vergarolla, una carneficina di civili italiani della quale finora si è parlato troppo poco. Michele Pigliucci, presidente nazionale del Comitato 10 Febbraio, ha ricordato come l’associazione da lui presieduta si batta proprio per ricucire quelle pagine di storia nazionale che sono state strappate: riguardo Vergarolla in particolare c’è ancora tanto da scrivere, per capire chi c’è dietro la strage e per fronteggiare quanti ancora infangano la memoria di quel tragico evento, con riferimento a chi nei giorni precedenti ha nuovamente danneggiato la lapide che a Pola commemora il dottor Geppino Micheletti, il quale nelle ore immediatamente successive allo scoppio operò e salvò decine di feriti, pur sapendo che tra i morti e i dispersi figuravano pure i suoi due figli. Il padre esule da Pola ed il nonno sottufficiale di Marina scomparso nelle terribili giornate dell’occupazione jugoslava del capoluogo istriano nel maggio 1945 costituiscono i legami diretti del regista Alessandro Quadretti con la drammatica vicenda del confine orientale italiano, anche se è giunto a interessarsi di Vergarolla mosso da un senso di giustizia e dalla sua passione di storico che non aveva trovato traccia di questa sanguinosa vicenda nei libri e nella memoria nazionale. Essendoci in effetti poca storiografia sull’argomento, il lavoro svolto assieme al ricercatore Domenico Guzzo si è basato soprattutto sulle tante testimonianze ancora reperibili dei testimoni di quella terribile giornata, rintracciati tramite il tessuto connettivo del Libero Comune di Pola in Esilio. Ha così preso forma un docu-film che ricostruisce antefatti, sviluppi e conseguenze della maggiore stragi di civili italiani nel dopoguerra: le lapidi commemorative riportano i nomi di 65 vittime riconosciute, ma la presenza a Pola, enclave anglo-americana nella Zona B sotto controllo jugoslavo, di tante persone giunte più o meno segretamente o senza documenti dall’interno dell’Istria, potrebbe far lievitare il numero dei morti fino al centinaio (come stimato da un medico britannico che affiancò Micheletti negli interventi chirurgici presso l’ospedale polesano).

Scritto e prodotto dal regista assieme a Guzzo, “L’ultima spiaggia” si apre con un’ampia e precisa ricostruzione della vicenda storica che fa da sfondo all’eccidio di Vergarolla a cura di storici come Raoul Pupo, Giorgio Federico Siboni e Giuseppe Parlato, del direttore del mensile del LCPE Paolo Radivo (autore di varie ricerche sul tema) e di Gaetano Dato, al quale si deve l’unica monografia che ha finora ampiamente affrontato da un punto di vista storiografico questa vicenda, pur senza giungere a conclusioni chiare in merito a responsabili e moventi. Emozionanti e commoventi risultano le testimonianze di esuli da Pola che vissero quella tragedia, in cui morirono amici e parenti: Lino Vivoda, Livio Dorigo e Claudio Bronzin fra gli altri, ma preziosi risultano pure i contributi di Simone Cristicchi, il quale ha inserito anche Vergarolla nella sequenza di tragedie rappresentate nel suo “Magazzino 18”. Le tensioni internazionali del 1946 e le esplosioni con vittime nelle polveriere di Pola, che avvennero nei mesi precedenti, contestualizzano quel tragico 18 agosto, dopo il quale si fece sempre più concreta la volontà già espressa da centinaia di polesani di esodare qualora la città venisse ceduta alla Jugoslavia. Nel documentario emerge fra l’altro che la velocità in sala operatoria, acquisita da Micheletti durante gli anni di guerra in guisa di medico militare, consentì di salvare molti feriti: trasferitosi poi a Narni in Umbria, il chirurgo avrebbe conservato sempre nel suo camice un piccolo calzino, quasi una reliquia, che in realtà costituiva quasi tutto ciò che rimase del figlio minore, letteralmente polverizzato dall’esplosione. L’esodo da Pola è stato rappresentato attingendo anche ad immagini poco note provenienti dall’Istituto Luce e l’auspicio finale (il ritorno di chi è stato costretto ad abbandonare tutto) si accompagna alla speranza che nuove approfondite ricerche negli archivi civili e militari italiani, ex jugoslavi, inglesi e statunitensi possano contribuire a completare la ricostruzione di questa tragica pagina.

Nell’ampio e partecipato dibattito conclusivo, moderato dalla giornalista e dirigente del C10F Carla Isabella Elena Cace, Quadretti si è soffermato in particolare su una vicenda che affiora nella ricostruzione storica fornita dal suo lavoro: la lotta armata che gruppi di italiani condussero nell’entroterra istriano contro l’occupazione jugoslava, probabilmente in sinergia con anticomunisti sloveni e croati. Tutti gli indizi e la logica portano ad attribuire la responsabilità di Vergarolla all’OZNA, la polizia segreta di Tito, la quale può aver aggiunto questo crimine alla sua lista di efferatezze proprio come “rappresaglia” per quanto stavano attuando i partigiani italiani. Si tratta di nuove domande e di altri filoni di ricerca che strutture come il Comitato 10 Febbraio e la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice intendono approfondire, vagliare e sviscerare.

 

Lorenzo Salimbeni

Un momento della presentazione

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