La memoria condivisa contro oblio e ingiustizia

Articolo pubblicato su Il Giornale d’Italia

Margherita Sulas: ‘Ho portato la nostra storia oltreoceano, dove ha destato curiosità e commozione’

Il dramma del confine orientale e l’ignoranza colpevole che circonda la storia delle foibe e dell’esodo sono una vergogna. Lo sono per le mani che di notte deturpano i monumenti. Lo sono per chi nega o giustifica quello che è successo 70 anni fa. È una battaglia culturale che va combattuta ovunque.

Una guerra di memorie da oltre mezzo secolo divide l’Adriatico: i ricordi degli italiani costretti alla fuga dall’avanzata dell’esercito titino, che lasciarono per sempre Fiume, Pola, Zara, Spalato e gli oltre cento villaggi “di là dall’acqua” per giungere da esuli in Italia. I ricordi di quei 35.000 che scelsero di rimanere oltreconfine per venire poi schiacciati dalla slavizzazione. Memorie che si intrecciano drammaticamente con quelle di chi scelse, con scelta opposta, di lasciare l’Italia per realizzare nella Jugoslavia di Tito il “vero socialismo”, ovvero quegli operai monfalconesi che dovevano costituire la forza lavoro dei cantieri navali di Fiume e Pola all’interno del progetto di rinascita economica jugoslava e che, dopo la rottura del Cominform nel 1948, verranno relegati nei gulag dell’isola di Goli Otok. Tutti italiani, tutti accomunati dall’essere vittime di un momento storico doppiamente di passaggio: da un lato il solco della guerra fredda, dall’altro la ferita dolorosa del confine est della neonata Repubblica.

Io sono una ricercatrice all’università. Ricercare la verità e raccontarla è il mio mestiere e la mia vocazione. Per quanto sia difficile lo è meno di quel che potrebbe sembrare. Uno spazio importante è stato dedicato alla storia del nostro confine orientale in due prestigiosi convegni oltreoceano ai quali sono stata invitata a partecipare. Il primo a dicembre 2015 presso la famosa Columbia University di New York all’interno della conferenza annuale intitolata “The Politics of Memory: Victimization, Violence, and Contested Memories of the Past” con una relazione dal titolo “Trieste and the Istrian question from 1943 through the postwar period. The case of Italy’s eastern border between national dynamics, international conditioning and archival documentation.” Il secondo invece si è tenuto lo scorso 29 ottobre presso l’Humber College’s School of Liberal Arts and Sciences di Toronto all’interno del prestigioso International Festival of Authors all’interno della conferenza “Truth, Lies, and Manufacturing Memory” dove ho potuto parlare del caso italiano e della storia rimossa della tragedia e dell’esodo della popolazione istriano-dalmata. Anche il mondo accademico europeo ha dimostrato attenzione per l’argomento invitandomi ad intervenire all’interno dell’European Social Science History Conference 2016 tenutasi nell’aprile 2016 a Valencia e poi, nel mese di luglio a Barcellona, all’International Academic Forum.

Quella del nostro confine orientale è storia densa di colpevoli dimenticanze, negazionismi e revisionismi forzati, rimossa per anni e che ora torna al centro dei dibattiti del dibattito storiografico mondiale, che con difficoltà riesce a trovare spazio entro i confini nazionali e, al contrario, suscita molto interesse altrove. Una contraddizione dolorosa che deve incoraggiarci a portare questo dibattito sul piano scientifico affinché ritrovi il posto di rilievo che le spetta all’interno della ricerca accademica italiana.

Perché la memoria condivisa, quella che sola può dare giustizia, la si può creare con le conferenze, le manifestazioni, gli spettacoli teatrali, le canzoni, gli incontri nelle scuole e con l’attività scientifica. In Canada, negli USA, in Spagna la nostra storia ha destato curiosità, commozione e partecipazione. E se l’ha fatto all’estero lo farà anche da noi. Con l’impegno di tutti.

Margherita Sulas

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