La Regione Toscana offende i martiri delle foibe

Articolo pubblicato su Il Giornale d’Italia

Il progetto delle istituzioni locali affidato agli Istituti della Resistenza. Escluse le organizzazioni di Esuli

 

Abisso_Plutone

 

Fa discutere – non poco – l’incredibile decisione della regione Toscana che, a proposito di una pagina della storia del nostro Paese altamente drammatica come la tragedia delle foibe e dell’esodo, ha scelto di affidare il progetto dedicato agli studenti all’Istituto storico della Resistenza, escludendo le associazioni di esuli istriani, fiumani e dalmati, che invece avrebbero a pieno titolo e per esperienza diretta la competenza necessaria per trattare un argomento tanto delicato. Un modo di “riscrivere la storia” che assume il sapore folle e amaro di una rivalsa ideologica che sa di pregiudizio e mistificazione.

Il programma prevede una Summer school di formazione per venticinque docenti (svoltasi dal 22 al 25 agosto) e, a febbraio, un viaggio studio in loco con gli studenti. Ai quali dunque verrà raccontato qualcosa che ha ben poco a che vedere con la verità. Anche perché secondo quanto emerso in rete, a curare l’agenda dell’evento è la discussa Alessandra Kersevan. Una secondo cui “commemorare i morti nelle foibe significa sostanzialmente commemorare i rastrellatori fascisti e i collaboratori dei nazisti”.

Molte, sulla questione, le voci critiche. Tra esse quella di Giovanni Donzelli (FdI), secondo cui “organizzare un evento del genere senza coinvolgere associazioni di riferimento è grottesco, oltre che evidentemente strumentale. Ancora una volta la sinistra dimostra di non credere nella memoria condivisa e di essere ostaggio degli integralisti dell’antifascismo anche quando l’antifascismo non c’entra. La Regione ha il dovere di onorare la memoria delle Foibe, fatto storico che ha provocato l’occultamento di migliaia di cadaveri italiani, militari e civili, trucidati dall’esercito e dai partigiani comunisti”.

Quanto poi alle Associazioni culturali vicine o contigue al mondo dell’Esodo giuliano-dalmata. il presidente di Federesuli ha inviato una lettera al governatore Enrico Rossi e alle massime cariche istituzionali dello Stato, in cui si sottolinea “con rammarico ed una certa amarezza” l’esclusione. Scrive Antonio Ballarin: “nonostante il paziente lavoro di testimonianza volto a costruire, a dare visione futura, a riconciliare, a far capire che senza memoria non vi è futuro e senza coscienza del male non vi è possibilità di vita, resta sempre un alone di discriminazione che è duro a morire e che aleggia sul mondo dell’Adriatico orientale”. Ed aggiunge che “in questi anni le celebrazioni per il Giorno del Ricordo hanno ampiamente mostrato quale sia la direzione intrapresa da tutta la nostra gente. Non certo revanscismo e piagnistei, quanto, piuttosto testimonianza, memoria, prospettiva, generazione etica”.

A riprova di tutto questo, il presidente ricorda il Gruppo Lavoro per la conoscenza della storia degli Esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia, coordinato dal Miur ed attivo dal 2009, che “ogni anno istituisce seminari di carattere Nazionale ai quali partecipano circa 150 docenti, oltre ad un concorso nazionale per le scuole di ogni ordine e grado”. Un gruppo a cui tra l’altro proprio le Associazioni degli esuli invitarono rappresentanti di vari Istituti Storici per la Resistenza, “manifestando, in questo modo, una propensione decisamente opposta al settarismo, ben consci che senza la verità storica non è possibile nemmeno la giustizia”.

Quindi la conclusione: “l’amarezza espressa in questa lettera è proprio causata dal fatto che l’Istituzione dal Lei guidata, con la scelta di non includere alcune realtà culturali vicine o derivanti dal mondo dell’Esodo, mostra una preclusione aprioristica che non gioverà alla costruzione di una società migliore, ma creerà distorsioni interpretative e, in ultima analisi, divisione, lì dove invece, occorrerebbe agire con senso di responsabilità”.

 

Cristina Di Giorgi

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