La Mitteleuropa di William Klinger

Articolo pubblicato su Il Giornale d’Italia

Il 31 gennaio 2015 a New York viene ucciso da Alexander Bonich, un croato emigrato negli Stati Uniti che ha poi presentato come movente una lite scatenata da motivi economici, lo storico italo-croato William Klinger, nato a Fiume il 24 settembre 1972. “Willi”, uno dei tanti cervelli in fuga che solamente all’estero vedono riconosciuti i propri meriti, si era recato negli Stati Uniti per tenere un ciclo di conferenze sulla storia della Jugoslavia e definire i dettagli dell’imminente assunzione presso l’Hunter College.

Esponente di una cultura mitteleuropea e poliglotta che gli aveva consentito di studiare, svolgere ricerca e pubblicare i suoi lavori in Italia, Austria, Croazia e Ungheria, Klinger aveva un carattere deciso e schietto, che poteva apparire brusco tanto da lasciare interdetto più di qualche professorone, sicché le porte del mondo accademico gli rimasero sbarrate. Ciononostante, in merito alle dinamiche politiche e storiche dei Balcani, stava costruendosi una reputazione di ricercatore sempre più solida. Animato da una passione profonda per la storia e per la ricerca della verità nel groviglio politico, diplomatico e nazionalista della storia jugoslava, Klinger alternava approfondite ricognizioni archivistiche, grazie alle quali poteva consolidare le proprie audaci tesi, con il lavoro di casellante autostradale. Un’opera come “Il terrore del popolo. Storia dell’OZNA, la polizia politica di Tito” (prima edizione Italo Svevo, Trieste 2012, adesso Luglio Editore, Trieste 2015) ha segnato un punto di riferimento imprescindibile per capire come la logica autoritaria titoista si sia esplicata e come la comunità italiana radicata da secoli in Istria, Quarnaro e Dalmazia ne sia stata travolta.

L’ultimo convegno cui prese parte era stato organizzato dalla Lega Nazionale di Trieste, il sodalizio patriottico con cui collaborava, per celebrare i 60 anni del ritorno dell’Italia nel capoluogo giuliano e si intitolava “E se tornano i titini?”, che era la domanda che i triestini si posero tante volte nell’angosciante periodo intercorso fra il 12 giugno 1945 (fine dei Quaranta giorni durante i quali l’OZNA, appunto, scatenò deportazioni, sequestri ed uccisioni arbitrarie a danno di centinaia di triestini) ed il 26 ottobre 1954, giorno in cui per effetto del Memorandum di Londra, la Zona A del mai costituitosi Territorio Libero di Trieste passava dall’amministrazione militare anglo-americana a quella civile italiana. E proprio la relazione di Klinger, frutto di un lavoro a quattro mani con l’amico e altrettanto brillante ricercatore Ivan Buttignon, dimostrava che queste paure non erano infondate, poiché presentò i documenti che attestavano i preparativi risalenti al 1947 per un colpo di mano jugoslavo nei confronti della città contesa.

La presentazione degli atti di quel convegno giovedì 27 ottobre alle ore 18:00 presso la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice (Piazza delle Muse 25, Roma – quartiere Parioli) rappresenta per il Comitato 10 Febbraio e la Lega Nazionale l’occasione per far conoscere nella Capitale non solo novità storiografiche, ma anche la figura di William Klinger. Avrà, infatti, luogo con la collaborazione della Fondazione Spirito, della Società di Studi Fiumani e dell’Associazione Radici nel Mondo un convegno di studi al quale interverranno importanti personalità nell’ambito della ricerca storica sul confine orientale italiano e del dialogo italo-croato: Giuseppe Parlato (Presidente della Fondazione Spirito), Paolo Sardos Albertini (Presidente della Lega Nazionale), Michele Pigliucci (Presidente nazionale del Comitato 10 Febbraio), Damir Grubiša (Ambasciatore di Croazia), Amleto Ballarini (Presidente della Società di Studi Fiumani), Diego Redivo (storico dell’Università Popolare di Trieste), Lorenzo Salimbeni (Segretario del Comitato scientifico del Comitato 10 Febbraio) e Fulvio Varljen (dirigente della Lega Nazionale).

Lorenzo Salimbeni

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