Giorno del Ricordo: memoria condivisa?

In occasione del #GiornodelRicordo 2021 l’Associazione Nazionale Dalmata e il Comitato 10 Febbraio presentano il convegno online “Giorno del Ricordo: memoria condivisa?”, in diretta Facebook sulle pagine delle due realtà il giorno 7 febbraio dalle ore 18.30.
Si tratta di una riflessione a tuttotondo sul grado di metabolizzazione della storia del Confine Orientale da parte del nostro Paese: dalle Istituzioni alla scuola, dalla cultura ai mass media.
AND GdR2021
“Se da un lato i discorsi del Presidente Mattarella degli ultimi anni in occasione delle celebrazioni ufficiali al Quirinale non lasciano dubbi – sottolinea Carla Cace, Presidente dell’AND – giungendo finalmente a far accettare il termine di ‘pulizia etnica’, ancora in molti programmi scolastici il tema è trattato marginalmente o per niente, la stampa raramente affronta l’argomento se non a ridosso del Giorno del Ricordo, alcune recenti pubblicazioni, anche di illustri case editrici, sembrano sostenere palesemente posizioni al limite del giustificazionismo e del riduzionismo, si assiste a troppi atti vandalici ai monumenti alla memoria”.
“Riteniamo sia doveroso, a quasi 20 anni dall’istituzione della Legge del Ricordo – conclude Emanuele Merlino, Presidente C10F e Vicepresidente AND – comprendere in che misura le foibe e l’esodo siano memoria condivisa in Italia e nel mondo. Una riflessione costruttiva con ospiti illustrissimi, disponibile su piattaforme di facile fruizione anche da parte dei giovani. Un momento importante per commemorare ma anche per gettare le basi del lavoro che sarà necessario compiere negli anni a venire”.
Interverranno: Carla Isabella Elena Cace, Presidente Associazione Nazionale Dalmata; Emanuele Merlino, Presidente Comitato 10 Febbraio e Vicepresidente Associazione Nazionale Dalmata; On. Roberto Menia, promotore Legge del Ricordo; Prof. Alessandro Masi, SG Dante Alighieri; Prof. Giuseppe Parlato, Storico; Jan Bernas, giornalista, scrittore e fotografo; Prof.ssa Maria Ballarin, saggista; Ellis Tommaseo, Vicepresidente AND; Dott.ssa Daria Garbin, storico; Diana Cossetto parente di Norma Cossetto.

Iniziative del C10F di Alessandria

copertina libro norma cossetto rosa d'italia

Claudio Bonante (Comitato 10 Febbraio Provincia Alessandria): “Ecco le nostre iniziative per il Giorno del Ricordo”
Pubblicato il libro “Norma Cossetto Rosa d’Italia” e su Facebook rinnovata l’iniziativa “Io Ricordo”

 

Anche con le limitazioni legate il Covid, il Comitato 10 Febbraio provinciale di Alessandria non si perde d’animo e, in occasione del Giorno del Ricordo, non rinuncia a mantenere viva la memoria dei martiri delle foibe e degli esuli di Istria, Fiume e Dalmazia. Sono due le iniziative messe in campo.

Spicca la pubblicazione del volume “Norma Cossetto. Rosa d’Italia”: un libro che contribuisce ad accendere una luce sulla terribile vicenda delle foibe e dell’esodo istriano, fiumano e dalmata, attraverso il racconto della vita e del brutale omicidio di chi suo malgrado ne è diventata il simbolo. Ideato e curato dal Comitato 10 Febbraio, il volume è già in vendita on line, sul sito dell’editore www.ecletticaedizioni.com e nelle migliori librerie.

“Norma Cossetto aveva appena ventitré anni quando è stata violentata e infoibata dai partigiani titini. Sebbene sia andata incontro al martirio pur di non rinnegare la propria italianità, troppo spesso il suo nome viene associato a tristi polemiche politiche e inaccettabili episodi di negazionismo. Soprattutto in un momento in cui, al contrario, grazie all’impegno del Comitato 10 febbraio e di tante amministrazioni comunali, si inaugurano a suo nome parchi, vie, piazze e monumenti” – commenta il Segretario Provinciale di Alessandria del Comitato 10 Febbraio, Claudio Bonante – “Matura in questo clima il progetto editoriale “Norma Cossetto. Rosa d’Italia”. Un libro necessario per ridare dignità al ricordo di Norma e a quello delle tante vittime degli slavocomunisti titini, ma anche per smontare gli stereotipi stantii dalla vulgata resistenziale. Un libro scritto a molte mani, che spazia dalla Storia all’emozione, dalle testimonianze inedite alle fotografie rimaste per oltre 75 anni in un cassetto.”

L’opera contiene i contributi di Federesuli, la Federazione degli Esuli istriani, fiumani e dalmati; dell’Anvgd, l’Associazione Nazionale Venezia-Giulia e Dalmazia; della Lega Nazionale; dell’Associazione Nazionale Dalmata; del Comitato familiari delle vittime giuliane, istriane, fiumane e dalmate e del Comitato 10 Febbraio che ha ideato il volume, curandone la pubblicazione.

“Siamo particolarmente orgogliosi di aver realizzato questo libro” – dichiara Emanuele Merlino, presidente del Comitato 10 febbraio – “Ogni Autore ha contribuito a renderlo ricco di emozioni, approfondimenti storici e capace di rendere giustizia a Norma Cossetto che, con il proprio sacrificio, è esempio di quell’amor di Patria che sconfigge l’odio e sa costruire una comunità coesa e più giusta.”

Inoltre, per sensibilizzare l’opinione pubblica su questi tragici fatti che fanno parte del patrimonio della storia d’Italia, anche quest’anno il Comitato 10 Febbraio invita coloro i quali abbiano un profilo sul social network Facebook a mettere il motivo “Io ricordo” sulla propria immagine del profilo: per farlo per gli utenti di Facebook è sufficiente scrivere nella stringa di ricerca dei motivi dell’immagine del profilo di Facebook “Comitato 10 Febbraio”.

“Quanti più inseriranno il nostro motivo nella propria immagine del profilo di Facebook, tanto più saranno le persone che vorranno informarsi sulla tragedia che migliaia di italiani hanno vissuto in quei giorni.” – conclude Claudio Bonante – “Si tratta di un gesto semplice, che non costa nulla, ma dal valore simbolico altissimo”

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Ricordiamo che il Comitato 10 Febbraio, sorto successivamente alla promulgazione della Legge 92 del 30 marzo 2004 istitutiva del Giorno del Ricordo, raccoglie soprattutto cittadini italiani che, pur senza avere un legame diretto o famigliare con le tragedie delle Foibe e dell’Esodo giuliano-dalmata, si accostano con particolare sensibilità a queste pagine di storia patria.

Il 10 febbraio è il giorno in cui, nel 1947, fu firmato il trattato di pace che assegnava alla Jugoslavia l’Istria e la maggior parte della Venezia Giulia.

Il sito internet è consultabile all’indirizzo www.10febbraio.it ed è stata anche allestita la pagina Facebook “Comitato 10 Febbraio – Provincia di Alessandria”. E’ inoltre attiva la mail comitato10febbraio.proval@gmail.com, a cui è possibile chiedere informazioni e modalità di iscrizione.

Comitato che sta crescendo e ramificandosi anche in Provincia di Alessandria, con sempre maggiori adesioni: sicuramente spicca, tra le altre, quella del Sindaco di Casale Monferrato Federico Riboldi.

Il tesseramento, attualmente aperto, è rivolto a chi, condividendo i valori e gli ideali che ispirano il Comitato, voglia aderire portando il proprio contributo. La tessera ha un costo di 10 Euro.

 

Il Ricordo è presente

C10F GdR2021 Dante

700 anni fa moriva, esule, Dante Alighieri.
Il sommo poeta, padre della lingua italiana, non è soltanto l’autore di un’opera immortale ma è anche quello che, nel IX canto dell’Inferno, riprende il geografo greco Strabone – I secolo d.C. – ponendo i confini d’Italia a Pola.
L’arte è immortale ed è oltre il tempo perché a distanza di secoli sa ancora raccontare la verità.
Il ricordo è presente perché non è un rifugiarsi nel passato ma è raccontare una storia capace d’essere ancora oggi d’insegnamento.
Dante Alighieri, attraverso il tempo, dice ai vergognosi giustificazionisti d’oggi: “potete provare a offenderci, potete mentire, ignorare a comando i fatti ma non cancellerete mai la verità.”
Dante verrà celebrato tutto l’anno e noi vogliamo che il Ricordo dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia sia altrettanto commemorato perché senza la nostra storia ai poeti mancherebbero i versi e senza i versi, senza la bellezza della nostra arte, a noi mancherebbe l’orgoglio d’essere italiani.

C10F GdR2021 Dante

Da oggi questa è la nuova tessera, online, del Comitato 10 Febbraio. Per riceverla, con il vostro nome e cognome, vi invitiamo a iscrivervi anche se vi preghiamo di avere un po’ di pazienza perché non è facile rispondere alle centinaia di richieste che ci arrivano giornalmente a cui rispondiamo quando, essendo volontari, possiamo.

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“Norma Cossetto Rosa d’Italia”, il libro

copertina libro norma cossetto rosa d'italia

“Norma Cossetto. Rosa d’Italia”. Dal 14 gennaio, online e in tutte le librerie, il volume ideato e curato dal Comitato 10 Febbraio ed edito da Eclettica Edizioni, dedicato alla giovane martire istriana, violentata e infoibata dai comunisti slavi, Medaglia d’Oro al Merito Civile.

“Norma Cossetto. Rosa d’Italia” è un libro che contribuisce ad accendere una luce sulla terribile vicenda delle foibe e dell’esodo istriano, fiumano e dalmata, attraverso il racconto della vita e del brutale omicidio di chi suo malgrado ne è diventata il simbolo. Ideato e curato dal Comitato 10 Febbraio, da giovedì 14 gennaio il volume sarà in vendita on line, sul sito dell’editore www.ecletticaedizioni.com e nelle migliori librerie. 

Norma Cossetto Rosa d'Italia

Norma Cossetto aveva appena ventitré anni quando è stata violentata e infoibata dai partigiani titini. Sebbene sia andata incontro al martirio pur di non rinnegare la propria italianità, troppo spesso il suo nome viene associato a tristi polemiche politiche e  inaccettabili episodi di negazionismo. Soprattutto in un momento in cui, al contrario, grazie all’impegno del Comitato 10 febbraio e di tante amministrazioni comunali, si inaugurano a suo nome parchi, vie, piazze e monumenti.

Matura in questo clima il progetto editoriale “Norma Cossetto. Rosa d’Italia”. Un libro necessario per ridare dignità al ricordo di Norma e a quello delle tante vittime degli slavocomunisti titini, ma anche per smontare gli stereotipi stantii dalla vulgata resistenziale. Un libro scritto a molte mani, che spazia dalla Storia all’emozione, dalle testimonianze inedite alle fotografie rimaste per oltre 75 anni in un cassetto.

L’opera contiene i contributi di Federesuli, la Federazione degli Esuli istriani, fiumani e dalmati; dell’Anvgd , l’Associazione Nazionale Venezia-Giulia e Dalmazia; della Lega Nazionale; dell’Associazione Nazionale Dalmata; del Comitato familiari delle vittime giuliane, istriane, fiumane e dalmate e del Comitato 10 Febbraio che ha ideato il volume, curandone la pubblicazione.

“Siamo particolarmente orgogliosi di aver realizzato questo libro – dichiara Emanuele Merlino, presidente del Comitato 10 febbraio – ogni autore ha contribuito a renderlo ricco di emozioni, approfondimenti storici e capace di rendere giustizia a Norma Cossetto che, con il proprio sacrificio, è esempio di quell’amor di Patria che sconfigge l’odio e sa costruire una comunità coesa e più giusta.

Per questo ringrazio: Paolo Sardos Albertini, Antonio Ballarin, Elena Barlozzari, Erminia Dionis Bernobi, Emanuele Bugli, Carla Isabella Elena Cace, Pietro Cappellari, Renzo Codarin, Diana, Dino e Loredana Cossetto, Luca De Carlo,  Giuseppe de Vergottini, Cristina Di Giorgi, Petra Di Laghi, Maurizio Federici, Edoardo Fonda, Flavia Maraston, Nicole Matteoni, Roberto Menia, Marino Micich, Silvano Olmi, Michele Pigliucci, Davide Rossi, Ermenegildo Rossi, Lorenzo Salimbeni, Margherita Sulas, Piero Tarticchio, Ellis Tommaseo, per aver aderito a un progetto a favore della verità storica e del rispetto per chi ha così tanto sofferto”.

 

Partigiani titini nella Resistenza italiana

Pubblichiamo, per gentile concessione dell’autore Marco Petrelli, un estratto de I partigiani di Tito nella Resistenza Italiana (Mursia, Milano 2020); il libro contiene anche un contributo di Carla Isabella Elena Cace, dirigente nazionale del Comitato 10 Febbraio, con il quale Petrelli spesso collabora.

copertina-i-partigiani-di-tito-1-200x300Alla data della comunicazione dell’Armistizio con gli anglo-americani sul suolo italiano erano internati migliaia di prigionieri di guerra e di civili di paesi nemici. Fra loro molti slavi caduti nelle mani delle forze dell’Asse dopo la sconfitta del Regno di Jugoslavia nel ’41 e fuggiti inseguito al caos generato dalle vicende armistiziali.

Soli in una nazione nemica, in un territorio sconosciuto e ormai zona di guerra, nel tentativo di sopravvivere in diversi si unirono alla Resistenza Italiana, che iniziava a nascere proprio nell’autunno del 1943.

L’esperienza maturata nell’Esercito Nazionale di Liberazione della Jugoslavia rappresentò una risorsa per quelle bande italiane i cui elementi erano spesso sì motivati ma privi di una sufficiente preparazione al combattimento. Tuttavia, l’inquadramento ideologico degli jugoslavi è stato talvolta elemento di attrito (specie con le formazioni costituite da militari del disciolto Regio Esercito) sul trattamento dei prigionieri, delle spie o presunte tali, circa l’obbedienza al CLN e al Comando supremo di Brindisi e sull’opportunità di evitare d’esporre la popolazione ad inutili rappresaglie.

Stranieri in un paese che li aveva catturati e deportati, erano infatti più interessati a combattere i tedeschi nell’ottica di tornare presto alle loro case, piuttosto che alla sorte dei civili italiani. Ulteriore elemento di scontro con le anime diverse della Resistenza italiana si materializzò nelle zone di confine. Qui, l’acceso nazionalismo del IX Corpus sloveno e l’atteggiamento ambiguo (quando non accomodante) del Partito comunista italiano, provocarono una profonda frattura con quelle anime del movimento partigiano pronte invece a difendere l’integrità del territorio nazionale da qualunque nemico, tedesco o slavo che fosse.

Il nazionalismo della Jugoslavia

Ed è proprio il tema del nazionalismo che l’Autore approfondisce nel suo studio. Secondo Petrelli, infatti, il comunismo fu un “collante” sociale, mentre il vero strumento che contribuì all’ascesa, prima militare e poi politica, di Tito fu il nazionalismo. La precedente esperienza del Regno di Jugoslavia aveva infatti palesato la necessità di un elemento capace di tenere insieme popoli tanto diversi fra loro ed in secolare conflittualità, di fare in modo che essi si riconoscessero in un’unica nazione nata dalla lotta contro i nemici esterni (Asse) e interni.

Vale a dire quelle minoranze perseguitate durante e dopo il conflitto. Abbandonando dunque la teoria dello scontro ideologico, coltivata per decenni da una storiografia non sempre obiettiva, lo studio cerca anche di analizzare il progetto politico di Josip Broz e l’eredità da esso lasciata dopo la morte del dittatore.

I partigiani italiani e quelli titini

Il libro propone altresì un approfondimento sul tema della Resistenza, tentando di spiegare perché parlare di foibe e di esodo sovente provochi la reazione di alcuni settori della politica, dell’associazionismo e del mondo della cultura che ritengono si tratti di attacco alla Resistenza.

Come sopra citato, la resistenza jugoslava non combatteva per l’Italia né si può pretendere di creare un collegamento fra i partigiani titini e quelli italiani che vada oltre la collaborazione fra due realtà combattenti. Le finalità dei titini e dei partigiani italiani erano in effetti diverse, come diversi erano gli organi di comando: nel caso dell’Italia il Comitato Liberazione Nazionale (espressione dei partiti che componevano i Governi Badoglio e Bonomi) e del Comando Supremo di Brindisi; nel caso degli jugoslavi l’obbedienza era a Tito.

La pretesa di studiare una guerra mondiale sotto il mero profilo ideologico ha causato, nel corso dei decenni, molta confusione sulla guerra partigiana al di qua e al di là del confine italiano. C’è da dire innanzitutto che la “resistenza” , come noi la chiamiamo, è una strategia militare che è sempre esistita: sconfitti sul campo, i soldati si battono dietro le linee con azioni rapide contro un nemico numericamente maggiore. I grandi imperi dell’età antica e moderna, nonché gli imperi coloniali avevano sperimentato sulla loro pelle la pericolosità delle azioni di incursione, saccheggio, guerriglia condotte da popoli che non accettavano la resa né l’autorità imposta dai vincitori.

Una “guerra irregolare” come era chiamata al tempo, già intrapresa dalla Polonia, dalla Francia e dalla Russia fra il 1939 e il 1941, poi anche dall’Italia. Il Fronte Militare Clandestino di Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, sorto all’indomani della caduta di Roma, né è esempio importante. Anche la resistenza “politica” si organizza a partire dal 1943, ma per le prime, importanti azioni bisognerà attendere il 1944.

La resistenza “politica”

Soldati da una parte, dunque, e civili dall’altra. E non sempre in accordo fra loro. Il SIM – Servizio Informazioni Militare infiltrerà agenti operativi nel Nord Italia sino alla fine della guerra, così come il SOE britannico (Special Operations Executive) addestrerà ed invierà oltre le linee personale sia inglese sia italiano, talvolta in collaborazione con le forze partigiane locali, altre in pieno disaccordo.

Malgrado, infatti, la parola d’ordine dei partiti del CLN fosse “cooperazione”, nessuno di loro perse di vista la prospettiva di conquistare un peso nella scena politica nazionale del dopoguerra. E’ così che al termine del conflitto ciascuno rivendicò un ruolo nella guerra di liberazione, nonostante quest’ultima fosse stata ben poco determinante alla vittoria degli Alleati.

Già, perché oltre a non essere stata tenuta in considerazione come impegno di un popolo contro i tedeschi al Trattato di Pace (quando l’Italia fu umiliata e trattata come nazione sconfitta), la lotta partigiana aveva anche palesato le profonde divisioni dell’Italia che si preparava a costruire la Repubblica nonché la paura, da parte delle realtà liberali e conservatori, nei confronti dei comunisti.

Nel 1947, ad esempio, è proprio uno dei dirigenti del CLN, il generale Raffaele Cadorna, a costituire in seno al Corpo Volontari della Libertà una unità di intelligence con il compito di monitorare i comunisti in vista delle elezioni del 1948. Non solo, la stessa Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI), fondata nel ’45, fu soggetta a scissioni interne sin dal 1947: in quell’anno, il vice Presidente Enrico Mattei ne uscì per fondare la sua Associazione Partigiani Cristiani e nel ’48 la componente di Ferruccio Parri la abbandonò per costituire una propria sigla.

Marco Petrelli
Fonte: Il Giornale – 29/12/2020