Alcune iniziative del Giorno del Ricordo 2018

Il Comitato 10 Febbraio promuove anche in sinergia con altri operatori culturali, amministrazioni comunali, associazioni culturali, scuole primarie e secondarie ed istituti di ricerca appuntamenti di approfondimento in occasione del Giorno del Ricordo 2018.

Di seguito i principali eventi:

C10F_L'Aquila

Cossetto_Camera

 

Terni_C10F

 

Cossetto_Dessert

 

Parlato9f

 

Bracciano_corretta

 

Verbania10f

 

Catania_10f

 

Aosta10febb18

Qui è possibile vedere la presentazione di Aosta del fumetto “Foiba rossa”: https://www.youtube.com/watch?v=diZdQZIgBsg&feature=youtu.be

 

Trinitapoli10f

 

Fumetto_Verona

 

Giorno del Ricordo 2018 in nome dell’italianità

Quest’anno ricorre il centenario della vittoria della I Guerra Mondiale, in seguito alla quale l’Istria, Zara e poi Fiume entrarono a far parte del territorio italiano, completando il processo risorgimentale unitario.
Per ricordare questa ricorrenza abbiamo deciso di interrogarci non soltanto sulla storia del confine orientale ma su quell’elemento che ci rende popolo: l’italianità.
Un’identità fatta di lingua, cultura, tradizione, storia comune, comune sentire, che rappresenta il presupposto stesso per l’amore per la nostra terra e per la nostra gente.
Un’identità che interessò anche quanti, in Istria e Dalmazia, in seguito alla II Guerra Mondiale, non potendo accettare di sentirsi ospiti in casa propria decisero – anche in conseguenza delle persecuzioni titine – di rifugiarsi nella Madrepatria. Abbiamo perciò voluto sottolineare come sia importante riscoprire questo legame, in virtù del quale centinaia di migliaia di istriani hanno scelto la destinazione del proprio esilio.
Abbiamo provato a raccontare tutto questo in un manifesto in cui Nazario Sauro, l’eroe italiano e istriano della Grande Guerra, compare al fianco di Dante Alighieri, simbolo indiscusso e invidiato della nostra grande identità nazionale.
Ad accomunare i due personaggi, le cui vite furono temporalmente e geograficamente così distanti, fu proprio la comune appartenenza e dedizione all’italianità, al comune sentire della grande famiglia degli italiani che prescinde dal tempo, dallo spazio e dai confini degli Stati. 

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La Risiera di San Sabba, snodo delle tragedie del confine orientale

Campo di detenzione tedesco dopo l’8 settembre, fu in seguito Centro Raccolta Profughi

Pubblicato su Il Giornale d’Italia 

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Il confine orientale italiano è stato teatro non solamente delle pagine di storia nazionale che vengono commemorate in occasione della Giornata del Ricordo, ma anche di tragedie connesse al Giorno della Memoria. Quest’anno, in particolare, è stata data molta enfasi agli 80 anni dalla proclamazione delle leggi razziali, annunciate da Benito Mussolini proprio a Trieste in occasione di un viaggio sui luoghi della Grande guerra, ricorrendo il ventennale della vittoria, culminato con l’inaugurazione del Sacrario militare di Redipuglia.

Si trattò di un duro colpo nei confronti di esponenti della comunità ebraica italiana in generale, ma triestina in particolare, che avevano completato un percorso di assimilazione caratterizzato dall’adesione appassionata al percorso risorgimentale e perfino al regime fascista, visto come tappa finale del trionfo di quell’italianità in cui si erano identificati. Le cose sarebbero andate sicuramente peggio allorché l’8 settembre 1943 avvenne l’eclissi del Regno d’Italia sostituito dall’ingombrante presenza dell’esercito germanico e delle SS a supporto della nascente Repubblica Sociale Italiana. In particolare le province di Udine, Gorizia, Lubiana (annessa in regime di autonomia nel 1941), Trieste, Pola e Fiume entrarono a far parte della Zona di Operazioni Litorale Adriatico, in cui le prerogative della RSI erano puramente formali e di fatto si trattava di un governatorato militare facente capo all’Alto Commissario Friedrich Rainer, Gauleiter della Carinzia.

Rastrellamenti, perquisizioni ed arresti ridussero ai minimi termini le comunità ebraiche di Trieste, Gorizia e Fiume, radicate da secoli ed avviate ai campi di concentramento transitando attraverso la Risiera di San Sabba. Si trattava di una vecchia pileria del riso requisita dalle truppe tedesche giunte in città dopo la proclamazione dell’Armistizio: era stata adibita in prima battuta a campo di internamento per i soldati italiani fatti prigionieri in seguito allo sbandamento politico, militare ed istituzionale dell’8 settembre e successivamente diventò un campo di prigionia in cui vennero detenuti in condizioni disumane partigiani, antifascisti ed intere famiglie di ebrei in attesa di essere avviati verso Dachau, Auschwitz e Mauthausen. Il Vescovo di Trieste Antonio Santin cercò spesso di intercedere per molti dei prigionieri di questo campo, riuscendo ad esempio a far liberare l’ex volontario irredentista Giani Stuparich con la sua famiglia, ma non sempre riuscì ad ottenere la scarcerazione di ebrei che avevano contratto matrimonio con coniugi cattolici.

Punto di riferimento in Italia per l’arcipelago concentrazionario nazionalsocialista, la Risiera vide consumarsi tra le sue squallide mura anche durissimi interrogatori accompagnati da torture e violenze che si protraevano spesso sino alla morte del prigioniero. Onde ovviare allo smaltimento di questi cadaveri, l’essiccatoio che serviva per la lavorazione del riso venne convertito in forno crematorio, che fu distrutto dai tedeschi con la dinamite nella notte tra il 29 ed il 30 aprile 1945, alla vigilia dell’insurrezione del Comitato di Liberazione Nazionale di Trieste che avrebbe costretto i tedeschi ad asserragliarsi in pochi punti strategici del centro cittadino in attesa di arrendersi ad un esercito regolare. Si calcola che oltre 8.000 persone siano transitate per la Risiera in direzione dei campi di concentramento, mentre la stima delle vittime oscilla tra le 3.000 e le 5.000 unità.

Le forze di polizia teutoniche agli ordini di Odilo Lotario Globočnik si avvalsero nel loro spietato lavoro del supporto di collaborazionisti ucraini che erano stati fatti evacuare dalle località di origine causa il tracollo del fronte russo, ma dopo aver accumulato una macabra esperienza in fatto di operazioni di sterminio nell’ambito della devastante Operazione Reinhard. La lotta antipartigiana era altresì condotta secondo i dettami del «Bandenkampf», un manuale di operazioni antiguerriglia redatto sulla base dell’esperienza maturata sul fronte orientale che aveva indotto l’esercito tedesco ad attuare le più dure rappresaglie contro le forze della resistenza ed i loro presunti fiancheggiatori. In queste attività prestarono la loro opera anche gli uomini dell’Ispettorato Speciale di Pubblica Sicurezza per la Venezia Giulia, istituito nel 1942 allo scopo di fronteggiare la lotta partigiana slovena che dal territorio della provincia di Lubiana andava espandendosi all’interno delle comunità slave triestine e goriziane.

Dichiarata Monumento nazionale nel 1965, la Risiera durante gli anni del Governo Militare Angloamericano che fece seguito alla mancata realizzazione del Territorio Libero di Trieste previsto dal diktat del 10 Febbraio 1947, fu adattata a Centro Raccolta Profughi a beneficio di una quota delle migliaia di istriani, fiumani e dalmati, che raggiungevano il capoluogo giuliano usufruendo delle opzioni previste dal Trattato di Pace ovvero con mezzi di fortuna e sfidando la sorveglianza armata jugoslava lungo il confine, nonché di dissidenti nei confronti dei regimi che andavano consolidandosi nell’Europa orientale.

Lorenzo Salimbeni

 

Il Comitato 10 Febbraio patrocina la Corsa del Ricordo

Il messaggio del Presidente nazionale del C10F, Michele Pigliucci, alla presentazione della Corsa del Ricordo 2018

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Sin dalla prima edizione della Corsa, il Comitato 10 Febbraio ha caldamente sostenuto l’iniziativa, ritenendo che lo sport, come l’arte, sia oggi il viatico migliore per divulgare temi delicati e poco noti come la tragedia del nostro Confine Orientale. Ecco perché noi ci siamo stati, ci siamo e ci saremo. Con la certezza che la Corsa del Ricordo ogni anno crescerà sempre più e che un giorno giungerà a coinvolgere città straniere che ospitano comunità di esuli Giuliano-Dalmati. Lo spirito che guida la Corsa del Ricordo è simile a quello della nostra Associazione: raccontare a chi non sa, alle giovani generazioni e custodire una memoria fondamentale per la consapevolezza piena di chi siamo stati, siamo e saremo. Grazie a tutti gli organizzatori per aver concepito un momento di sport che diventa una festa e, nello stesso tempo, una celebrazione vitalistica ma solenne.
Il Comitato 10 Febbraio non mancherà di dar voce alla speciale iniziativa. Ovunque si corra per il Ricordo. 

Michele Pigliucci

La conferenza stampa di presentazione della Corsa del Ricorso su RomaToday

Giorno del Ricordo: c’è chi lo celebra offendendo la memoria

Nell’imminenza del 10 Febbraio, continuano a farsi sentire i giustificazionisti

Pubblicato su Il Giornale d’Italia 

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L’istituzione di una ricorrenza civile come quella del Giorno del Ricordo dovrebbe da un lato servire a ricordare una pagina di storia che dopo tanto oblio sta finalmente entrando a far parte del patrimonio condiviso della comunità nazionale, dall’altro dovrebbe rappresentare il momento in cui storici, ricercatori e divulgatori dell’argomento possano serenamente presentare le loro nuove opere ed illustrare la storiografia più recente al pubblico.

Capita invece che da parte di molte associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, patriottiche e di ricerca storica si debbano sprecare tempo, risorse ed occasioni per respingere le futili polemiche da parte di esponenti politici, giornalisti e sedicenti storici che sfruttano l’attenzione che la data del 10 Febbraio suscita per esporre le proprie convinzioni riduzioniste in merito al numero delle vittime delle stragi compiute dai partigiani nazionalcomunisti di Tito oppure giustificazioniste. In quest’ultima fattispecie rientra la consigliera comunale di L’Aquila, Carla Cimoroni, che nel dicembre scorso durante un convegno sull’antifascismo ha riproposto la trita e ritrita giustificazione, appunto, che «le foibe se le sono cercate i fascisti». Ancora una volta la storia comincia il 28 ottobre 1922, con la «calata degli Hyksos» fascisti anche nelle terre del confine orientale di recente annessione al Regno d’Italia: nessuno mette in dubbio che sia esistito un fascismo di confine fortemente slavofobo, ma è necessario osservare come dall’altra parte della barricata vi fosse una forte carica di anti-italianità retaggio della politica del divide et impera austro-ungarica che sfruttò i lealisti sloveni e croati contro gli irredentisti italiani. Non entrate a far parte del neonato Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, le fazioni separatiste delle comunità slave della Venezia Giulia dettero vita ad organizzazioni di stampo terroristico decisamente contrarie alla presenza in queste terre dell’Italia (e degli italiani) in quanto tale, a prescindere dal regime fascista.

Succede poi che se un Consiglio municipale come quello di Ostia a dicembre inoltrato (e con le festività di mezzo) comincia già a pianificare le attività istituzionali in occasione del 10 Febbraio, come previsto dalla Legge 92 del 30 marzo 2004 istitutiva del Giorno del Ricordo ed approvata quasi all’unanimità dal Parlamento, viene tacciato dall’edizione romana di Repubblica di essere vittima dell’«effetto CasaPound». Purtroppo in certi ambiti dell’intellighenzia nostrana con venature radical-chic il Giorno del Ricordo rimane una celebrazione di parte, non si esce dal dogma “italiani fascisti cattivi / jugoslavi comunisti buoni”.

Proprio con riferimento al sondaggio diffuso dalla testata fondata da Eugenio Scalfari sulla paura del fascismo in Italia abbiamo riscontrato su Lettera43  un articolo che colloca l’istituzione del Giorno del Ricordo fra gli errori di una sinistra che avrebbe «passivamente accondisceso un revisionismo storico più o meno strisciante» promosso dal centrodestra ed inerente anche le valutazioni sull’obiettività dei libri di testo (in cui l’argomento foibe è a lungo stato tabù) nonché la «pacificazione nazionale» tra le fazioni della guerra civile 1943-’45. Il 10 Febbraio viene, infatti, tacciato di essere «mera e acritica celebrazione» invece di un momento di analisi sulle cifre e le modalità delle stragi: un siffatto approfondimento storiografico è sicuramente auspicabile, ma non si capisce come mai solo il Giorno del Ricordo debba sottoporsi a tali forche caudine, laddove ricorrenze come il 25 aprile (che proprio al confine orientale ebbe una valenza assolutamente diversa dal resto d’Italia) godano dell’intangibilità e debbano sottrarsi alla norma secondo cui la storia è per definizione revisionista.

Guardiamo con invidia la “perfida Albione”, capace di sfornare negli ultimi mesi film come «Dunkerque» e «L’ora più buia» in cui è presente una forte carica patriottica e diventa possibile presentare al pubblico in maniera avvincente pagine di storia nazionale.

Lorenzo Salimbeni