E la vittoria sciolse le ali al vento

Merlino4nov

STORIE DI UOMINI E SOLDATI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE: VISITA GUIDATA DRAMMATIZZATA AL CIMITERO MONUMENTALE DEL VERANO DI ROMA

Merlino4nov

Una passeggiata tra le strade del Cimitero Monumentale del Verano dove riposano gli uomini che hanno scritto la storia d’Italia.

Con i testi e le interpretazioni di Emanuele Merlino (autore teatrale) ascolteremo le loro voci, voci di reduci, di uomini, di combattenti della Prima Guerra Mondiale. Voci di speranza, morte, eroismo, paura e vittoria.

Non ascolteremo la storia di un conflitto che ha cambiato gli equilibri del mondo e i confini delle Nazioni, ma le tante storie dei semplici uomini che l’hanno fatta, morendo nelle trincee o gettandosi con il petto contro il nemico, come per andare più avanti ancora.

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Sabato 4 Novembre 2017 • Ore 15:00

+++PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA+++

Quota di partecipazione: 5 €

Per informazioni e prenotazioni:
https://goo.gl/2Esj5y

Il martirio di Zara in un romanzo

Articolo pubblicato su Il Giornale d’Italia

La vicenda di una famiglia dalmata nel contesto dei bombardamenti angloamericani e delle stragi partigiane

Copertina_La_zaratina

Zara, 2 novembre 1943: i bombardieri Alleati sorvolano la città e la luce del tramonto è oscurata da più di cinque tonnellate di bombe che si schiantano al suolo con un rombo tremendo, accompagnate da grida di dolore e di morte. Con questa tetra immagine si apre “La Zaratina. La tragedia dell’esodo dalmata” di Silvio Testa (Marsilio, Venezia 2017).

Rovinoso e coinvolgente, il romanzo ripercorre senza sconti ciò che fu l’esodo dalmata, una delle pagine più cupe e dimenticate della storia italiana. Dopo una breve introduzione in cui si ricordano le decisioni politiche seguenti l’armistizio dell’8 settembre, ci si immerge immediatamente nel clima plumbeo proprio di quegli anni, caratterizzato da una profondo malessere nei confronti delle istituzioni politiche italiane e, allora come oggi, da un mancato senso di appartenenza al medesimo popolo; l’idea di essere parte di una Nazione latita, nonostante i dolori e il sangue che furono necessari per costruire il Regno. E stringe in una morsa terribile Zara e tutti gli altri territori ex irredenti occupati dai Tedeschi ma popolati da famiglie che, per quanto italiane, vengono ripudiate e tacciate di fascismo dai propri stessi compatrioti.

Mentre le SS e la Wehrmacht impediscono l’insediamento di un prefetto degli ustaša di Ante Pavelic, i fascisti irredentisti croati, favorendo la continuazione di un’amministrazione completamente italiana, gli Alleati proseguono nell’opera di distruzione del capoluogo costiero, alternando bombardamenti a spezzonamenti sino ad affondare il traghetto Corridoni – storico simbolo della città – e a radere al suolo la quasi totalità delle abitazioni e dei magazzini adibiti a riserve di viveri. Abbandonata dai Tedeschi in rotta, Zara è ormai arrivata al punto di non ritorno, dimenticata tanto dagli Alleati, impegnati nella riconquista della penisola, quanto dalla Repubblica Sociale Italiana, impegnata a risolvere i conflitti sul fronte meridionale e a contrastare i primi episodi di Resistenza partigiana.

Inizia così la triste diaspora italiana, narrata attraverso gli occhi di una famiglia originaria della Dalmazia che, abbattuta dalla scure della guerra, tenta disperatamente di sfuggire ai bombardamenti e vede scemare sempre più i propri guadagni a causa dell’interruzione degli scambi commerciali con la madrepatria; deve inoltre far fronte al dilagare del Titoismo, i cui partigiani, marciando su Zara nell’autunno del 1944, perpetrano nei confronti della popolazione italiana superstite uno dei più violenti genocidi che la Storia ricordi. Violenze di ogni genere, sfregio dei cadaveri e fucilazioni in piazza; il terrore delle bombe viene presto sostituito dalla paura verso i partigiani titini, capaci di sopprimere intere famiglie per la sola colpa di essere italiane, per poi gettarne i cadaveri all’interno delle foibe oppure direttamente in mare, come accade sulla costa di Ugliano. Presto viene istituito il Tribunale del Popolo per giudicare criminali di guerra e collaborazionisti con condanne ai lavori forzati, alla confisca dei beni e ad esecuzioni sommarie.

Chiunque poteva essere un confidente o un delatore; si aveva paura di parlare. Colti da un profondo sconforto, gli italiani delle terre adriatiche pregano, accettando la fine ormai imminente, oppure si disperdono, come i membri della famiglia le cui vicende intessono la trama del libro, per poi perdersi e non incontrarsi più, italiani senza patria, senza orgoglio e senza onore. Con un velo di dolore si chiude la triste vicenda dell’esodo dalmata, dimenticata da molti e raccontata da pochi, riportata sapientemente alla luce da Silvio Testa con quella fine grandezza di stile che solo i sommi romanzieri possono infondere.

 

Federica Cresto

Gruppo Lettori Premio Acqui Storia

Una ‘Zaratina’ al Premio Acqui Storia 2017

Acqui Storia premiazioni ariston (813)

Articolo pubblicato su Il Giornale d’Italia

Heyriès, Roseano e Wulf i vincitori delle tre sezioni della 50° edizione. In concorso anche un romanzo storico dedicato all’Esodo

Acqui Storia premiazioni ariston (813)

 

Le Giurie del Premio Acqui Storia, riunitesi in Acqui Terme, hanno designato i vincitori della 50° edizione della manifestazione. Nato nel 1968 per onorare il ricordo della “Divisione Acqui” e i caduti di Cefalonia nel settembre 1943, questo Premio è divenuto negli ultimi dieci anni uno dei più importanti riconoscimenti europei nell’ambito della storiografia scientifica e divulgativa, del romanzo storico e della storia al cinema ed in televisione, ottenendo un importante rilancio scientifico, culturale e mediatico ed una grande visibilità internazionale.

La Giuria della sezione storico-divulgativa, che annoverava ben 76 volumi in concorso, ha decretato la vittoria di Andrea Wulf con il volume “L’invenzione della natura. Le avventure di Alexander von Humboldt, l’eroe perduto della scienza”, Luiss University Press. La Giuria della sezione scientifica, sui 55 volumi presentati, ha proclamato la vittoria di Hubert Heyriès con il volume “talia 1866. Storia di una guerra perduta e vinta”, Il Mulino.

Roberto Roseano, con “L’ardito”, Itinera Progetti Editore ha vinto i 6500 euro in palio per la sezione del Romanzo Storico, cui partecipavano 55 opere letterarie. In tale sezione figurava pure un testo dedicato alla memoria dell’Esodo giuliano-dalmata: si tratta del volume “La zaratina” di Silvio Testa, il cui romanzo è ambientato nella Zara italiana, in Dalmazia, dove dopo l’8 settembre 1943 si scatena l’inferno. Decine di pesanti bombardamenti angloamericani radono praticamente al suolo la Perla veneziana, mentre la popolazione civile, prevalentemente di lingua e cultura italiana, fugge dove può: chi nella madrepatria, chi nelle campagne, vivendo di stenti ai margini di una città fantasma. Quando i partigiani di Tito entrano a Zara nell’autunno del 1944, contro la superstite popolazione italiana divampa la pulizia etnica con fucilazioni, uccisioni orrende, violenze, soprusi. Una famiglia italiana cerca di resistere come può. E ci riesce, aggrappata alla vita, ma alla fine è costretta a dividersi per sempre e ad abbandonare tutto: la terra natale, i beni, soprattutto le speranze giovanili infrante dalla guerra. Tutto è cambiato, compresi i sentimenti: il futuro non sarà come era stato sognato. Di là dal mare Zara è ormai diventata Zadar.

“Un Premio, l’Acqui Storia, che ha indubbiamente a cuore le vicende degli italiani di Istria, Venezia Giulia e Dalmazia: non dimentichiamo che tra i finalisti dell’anno scorso, nella sezione storico-scientifica, vi era il volume di Luciano Monzali, ‘Gli italiani di Dalmazia e le relazioni italo-jugoslave nel Novecento’. Vogliamo ringraziare il responsabile esecutivo del Premio Carlo Sburlati e i giurati tutti – si legge in una nota del Comitato 10 Febbraio di Alessandria – per l’attenzione che dimostrano e hanno dimostrato verso le tematiche storiche del confine orientale”.

Ad affiancare le Giurie vi è il Gruppo dei Lettori, giuria “popolare” del Premio, costituito da un numero variabile di appassionati di storia, non superiore a sessanta, prevalentemente di Acqui Terme e dell’Acquese, che elegge un Rappresentante per ogni sezione. Attualmente i rappresentati sono Claudio Bonante, Roberto Capra e Chiara Fogliati. I Lettori leggono e votano i volumi finalisti per ognuna delle tre sezioni, portando il loro voto nelle Giurie e, costituendo, di conseguenza, parte integrante e imprescindibile del Premio.

La cerimonia di premiazione della 50° edizione del Premio Acqui Storia è in programma sabato 21 ottobre alle ore 17.00 presso il Teatro Ariston di Acqui Terme, in Piazza Matteotti. Sarà condotta da Roberto Giacobbo, giornalista, docente universitario, conduttore ed autore televisivo di programmi televisivi di successo quale “Voyager – Ai confini della conoscenza”, e sarà il culmine di un intenso programma di eventi, iniziato nella mattina alle ore 10.30 al Grand Hotel Terme di Acqui con l’incontro dei vincitori con la stampa, gli studenti ed il pubblico.

L’assegnazione del premio Testimone del Tempo 2017, che rappresenta il momento più prestigioso della manifestazione, vedrà calcare il palco del Teatro Ariston due figure di straordinario rilievo nel panorama artistico e culturale contemporaneo: il giornalista e scrittore Massimo Fini e l’ex Ministro dei Lavori Pubblici Nerio Nesi. Il Premio speciale “Alla Carriera”, istituito nel 2009 da un’idea di Carlo Sburlati, è infine stato conferito a Domenico Fisichella, professore all’Università di Firenze, alla Sapienza ed alla Luiss di Roma, già Vicepresidente del Senato e Ministro dei Beni Culturali e Ambientali.

a cura del Comitato 10 Febbraio Alessandria

Venezia ricorda quei due miti italiani dimenticati

SauroValli

Alida Valli e Nazario Sauro, due figure dell’italianità istriana

SauroValli

Articolo pubblicato su IlGiornaleOff 

 

Red carpet, giornalisti, fan adoranti in attesa di immortalare una star.

Nel mentre, in una sala dello storico hotel Excelsior – location centrale nella storia della cultura cinematografica italiana –, la Regione Veneto, in collaborazione con la Mostra ospita incontri e conferenze di altissimo livello.

Quest’anno, in collaborazione con il CINIT – Cineforum Italiano – e l’ANVGD – Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia – si sono tenute due conferenze davvero molto importanti dedicate all’Istria.

La storia del confine orientale d’Italia è, come ben sappiamo, uno dei temi meno trattati, per non dire “esclusi”, del panorama culturale, storico, educativo ed è quindi necessario riscoprirlo proponendolo nei luoghi più importanti e capaci di influenzare l’opinione pubblica e la coscienza generale.

E se ancora non ci sono film capaci di raccontare l’esodo e le foibe – la fiction “Il cuore nel pozzo” purtroppo non può essere considerata né un successo né, peggio ancora, un buon lavoro – allora parlarne a Venezia diviene un inizio davvero lodevole.

La prima conferenza è stata dedicata ad una delle più importanti attrici d’Italia. Protagonista al cinema come nell’immaginario comune: siamo nel 1998. Con una cerimonia sfarzosa e seguitissima l’American Film Institute annuncia i 100 migliori film della storia del cinema americano.

La lista dei film è piena di capolavori e di attori e attrici indimenticabili.

E anche l’Italia è rappresentata.

Nel film “il Terzo Uomo” di Carol Reed con Orson Welles la protagonista è un’attrice italiana nata a Pola con un cognome nobile: Alida Maria Altenburger von Markenstein und Frauenberg.

Conosciuta e amata col nome, scelto dall’elenco del telefono, di Alida Valli.

Una vita per il cinema, una vita da cinema.

Nata a Pola nel 1921 esordisce al cinema nel 1936 con “I due sergenti” insieme a Gino Cervi. Primo e ultimo film con il suo nome. Poi nome d’arte e successo in Italia e, dopo la guerra, ovunque. “La più amata degli italiani”.

Dopo tantissimi film, serie televisive e spettacoli teatrali venne dimenticata e morì nel 2006 in estrema povertà.

Ed è quindi fondamentale l’uscita del libro “Alida Valli da Pola ad Hollywood e oltre” a cura di Alessandro Cuk – vicepresidente del Cinit e presidente del Comitato Provinciale di Venezia dell’Ass. Nazione Venezia Giulia e Dalmazia – edito da Alcione Editore.

Un libro ricco di curiosità, informazioni ed approfondimenti.

La storia cinematografica e umana di un attrice che ha conquistato il mondo ma il cui “cuore è sempre là, in Istria”.

Negli anni vari articoli e pubblicazioni hanno raccontato la grande attrice ma ci voleva una sensibilità particolare per cogliere appieno il talento e l’anima di Alida Valli.

Ed è la capacità di raccontare anche gli aspetti più oscuri e identitari che rende questo libro indispensabile. E forse soltanto un autore come Alessandro Cuk, che unisce una conoscenza enciclopedica del cinema all’essere di origini istriane, poteva riuscirci.

Un libro da leggere e gustare. Un’ottima scusa per riscoprire una serie di film centrali nella storia del cinema e un’attrice che fino alla fine ha rubato la scena per intensità e capacità: nel 2004, la Croazia decide di premiarla come grande artista croata, ma lei rifiuta il premio affermando: “Sono nata italiana e voglio morire italiana”.

Dopo la presentazione la conferenza su Alida Valli si è tenuta quella su “Nazario Sauro e il Cinema”.

L’eroe e martire capodistriano, dopo gli anni ’50, è stato dimenticato dalla cultura cinematografica anche se ha avuto una vicenda che fra avventura, tragedia e amore sarebbe stata perfetta per una riduzione cinematografica o televisiva anche e soprattutto in questi anni in cui si commemora, o si dovrebbe commemorare, la Grande Guerra.

Ricordarlo a Venezia ha quindi il sapore di un tardivo, anche se importante, riconoscimento. Il ricco, e prestigioso, parterre ha parlato di Nazario Sauro con attenzione e commozione. Renzo Codarin – Presidente Nazionale dell’ANVGD – ha ricordato come anche a Trieste fosse stato per lunghi anni difficile ricordare il “Garibaldi dell’Istria”  ma che l’impegno costante e la fede hanno fatto sì che il 10 agosto di ogni anno – anniversario del Martirio – finalmente tutta la città possa e voglia unirsi nel ricordo.

Significativo il suo intervento, così come quello colto e alto del Presidente del Consiglio Regionale del Veneto Roberto Ciambetti, nel ribadire come il ricordo e il rispetto della nostra storia siano qualcosa di vivo e certamente non scontato.

Ed è infatti con questo spirito che la Regione Veneto organizza molte iniziative sulla Grande Guerra e sulla presenza veneziana in Istria. Non sciocco e sterile revanscismo ma memoria viva capace di costruire un futuro.

In questo senso davvero applaudito l’intervento del Professore Davide Rossi dell’Università di Trieste che ha richiamato al superamento di ogni tipo di disfattismo.

“Alcune amministrazioni illuminate realizzano eventi e celebrano le ricorrenze importanti della nostra storia sia direttamente che in regime di sussidiarietà grazie al lavoro di professionisti e associazioni. È agli esempi virtuosi che bisogna guardare perché abbiamo le capacità professionali e umane per riporre al centro del dibattito politico e culturale la nostra storia. Non provarci sarebbe trasformare una vittoria, se non certa quantomeno probabile, in una sconfitta.”

Ed è a questo proposito che Emanuele Merlino del Comitato 10 febbraio ha concluso ricordando come addirittura Totò omaggiasse Nazario Sauro in “Arrangiatevi!” di Mauro Bolognini del 1959.

“è particolarmente significativo il fatto che in un film di cassetta venga citato un eroe della prima guerra mondiale. Non solo per l’omaggio ma anche e soprattutto perché dimostra come il pubblico dell’epoca avesse perfettamente chiari tutti i riferimenti storici e ideali del periodo e di quella che è stata la nostra guerra d’indipendenza. Oggi è tutto diverso ed è per far riscoprire un’identità comune che le nostre associazioni s’impegnano. Il testamento di Sauro – “Sempre, ovunque e prima di tutto Italiani” – ci obbliga a questo. All’impegno e al donarsi per l’Italia.”

A cura del Comitato 10 Febbraio

Pomezia omaggia i Martiri delle Foibe

La sezione locale del Comitato 10 febbraio ripulisce il Monumento dedicato agli Italiani uccisi nelle cavità carsiche

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Articolo pubblicato su Il Giornale d’Italia 

Il 17 settembre abbiamo eseguito la pulizia della stele che, nella nostra città, è dedicata ai Martiri delle Foibe. Quella stele che è stata fortemente voluta da Pietro Guido Bisesti, presidente e fondatore dell’associazione Coloni.

Pietro è stato consigliere comunale a Pomezia e in quel periodo lui e Rodolfo Serafini intitolarono una strada ai Martiri delle Foibe. Ma si voleva fare di più. Si era sempre parlato di realizzare una targa, un monumento che celebrasse questa pagina di storia così importante per noi. Quattro anni fa Pietro è riuscito a realizzarla e da allora, il 10 Febbraio di ogni anno, organizziamo presso di essa una commemorazione.

La manutenzione della stele ultimamente era stata un po’ trascurata, attorno vi era cresciuta molta erba e vi era stato irrispettosamente gettato qualche rifiuto. Abbiamo dunque pensato di provvedere, ripulendo l’area e riaccendendo il lume situato di fronte al monumento.

Lo abbiamo fatto per ricordare sia i Martiri, sia ciò che significa per noi quella targa. Lo abbiamo fatto in memoria di Pietro, che purtroppo è venuto a mancare e che sicuramente sarebbe rimasto male nel vedere trascurato il monumento da lui voluto. Lo abbiamo fatto in una giornata di settembre. Una come tante. Perché noi i nostri Martiri li ricordiamo tutti i giorni. E con loro tutti quelli che si sono impegnati per tramandarne la memoria.

A cura del Comitato 10 Febbraio Pomezia