Presidente Mattarella, subito la medaglia d’oro a Zara

Riportiamo da ilgiornale.it

Signor presidente, appena eletto capo dello Stato ha reso omaggio alle Fosse Ardeatine e ricordato la Resistenza. Se vuole rappresentare tutti gli italiani siamo certi che in egual maniera onorerà, nel suo settennato al Quirinale, le vittime delle foibe e dell’esodo.

Il 10 febbraio, giornata che ricorda il dramma degli esuli istriani, fiumani e dalmati, per rimanere viva, ha bisogno di simboli, che servono a perpetuare la memoria di una tragedia nazionale sepolta per oltre mezzo secolo.

Nel 2001 l’allora presidente, Carlo Azeglio Ciampi, firmò il decreto per l’assegnazione della medaglia d’oro al valor militare al gonfalone di Zara, la città dalmata, martire due volte. Prima distrutta da 54 bombardamenti degli alleati e poi «ripulita» dalla popolazione italiana, che ha scelto la via dell’esodo di fronte alle violenze di Tito.

La Croazia sorta sulle ceneri insanguinate dell’ex Jugoslavia protestò con veemenza considerando il riconoscimento del Quirinale una specie di ingerenza. Senza capire che la medaglia sarebbe stata appuntata sull’antico e glorioso gonfalone della città «fortunosamente riportato in Patria» come recita la motivazione, testimone di «un glorioso passato» e delle sue «vestigia veneto-romane». Adesso che la Croazia ha fatto il suo ingresso in Europa si spera che superi i retaggi ultranazionalisti, come abbiamo fatto noi. Se vuole dimostrare, nei fatti, di essere il presidente di tutti gli italiani dovrebbe non solo consegnare la medaglia attesa da 14 anni, ma mettere mano al secondo comma della motivazione. Un falso storico dettato da solerti funzionari del politicamente corretto, a scapito della verità, che fece infuriare Ciampi, suo predecessore. «Dal settembre 1943 in avanti la città ha continuato a battersi per mantenere la sua identità. I fanti, bersaglieri, alpini, marinai e avieri, tra cui molti zaratini del neocostituito battaglione partigiano italiano Mameli furono i primi ad affrontare l’invasore tedesco – si legge nella motivazione -. Le molte decine di caduti in combattimento e le centinaia di italiani vittime di esecuzioni sommarie o morti nei lager, annegati, sono stati il prezzo della resistenza».

La verità è un’altra, come si ricorda in altri passi della motivazione: Zara fu «sottoposta a violenti bombardamenti aerei a tappeto, distrutta più di ogni altro capoluogo di provincia del nostro Paese». Le bombe alleate volute da Tito uccisero 4000 persone e fecero a pezzi l’85% della città. Almeno 900 italiani furono annegati, infoibati o sommariamente giustiziati, dalla polizia segreta titina, che entrò a Zara nell’ottobre 1944. In seguito all’esodo rimasero solo 12 famiglie italiane, su oltre 21mila abitanti. Per questo signor presidente è doveroso appuntare sul gonfalone la medaglia d’oro ricordando tutti con le prime righe della motivazione: «Zara, città italiana per lingua, cultura e storia, ha dato alla patria nell’ultimo conflitto, tra morti e dispersi militari e civili, un decimo della sua popolazione».

P.s: Un’altra vergogna è il rango di cavaliere di Gran Croce concesso dal Quirinale a Tito, molti anni fa, che non si può levare essendo il maresciallo jugoslavo defunto da tempo. Al presidente siriano, Bashar al Assad, abbiamo tolto la stessa onorificenza per il carnaio in Siria. Forse con Tito si potrebbe almeno ammettere l’errore.

 

Fausto Biloslavo

 

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