Ricordare Norma, ricordare l’italianità infoibata

L’iniziativa Una Rosa per Norma vuole ricordare la nobilissima figura di una patriota, Norma Cossetto, che nel lontano 1943 pagò con a vita la sua fede nell’Italia.

Sabato 5 ottobre 2019, nelle piazze di oltre cento città italiane, in tanti si ritroveranno per onorane la memoria, in questa manifestazione organizzata dal Comitato 10 Febbraio ed alla quale stanno aderendo le più importanti associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, patriottiche, culturali, combattentistiche e d’arma; molteplici sono già i patrocini concessi da amministrazioni comunali in tutta Italia.

Per comprendere meglio l’importanza di questa iniziativa è bene ricordare insieme la storia di questa giovane studentessa istriana.

Norma Cossetto nasce il 17 maggio 1920 a Santa Domenica di Visinada (oggi Labinci) in Istria.

Figlia di Giuseppe e Margherita Cossetto aveva una sorella più piccola – Licia –.

Il padre era un proprietario terriero ma ricoprì anche il ruolo di podestà di Visinada, segretario politico del Fascio locale e commissario governativo delle Casse Rurali. Un uomo conosciuto e con le idee politiche molto chiare.

Molto amato dai suoi dipendenti e dai coloni, italiani o slavi che fossero.

Fino alle elementari Norma studia a Santa Domenica per poi trasferirsi a Gorizia fino al conseguimento della maturità classica.

Partecipa a tutte le manifestazioni patriottiche e fa parte delle associazioni studentesche e continuerà a farlo all’università, iscrivendosi alla sezione femminile di Pola del GUF .

Nel 1939 si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Padova dove vive come studentessa fuorisede.

È riconosciuta da tutti come ragazza sportiva, allegra e molto portata con le lingue, parla francese e tedesco, suona il pianoforte, gioca a basket e tira con l’arco.

L’attaccamento all’Istria la porta a ottenere una tesi dal titolo “L’Istria rossa” – che prende il titolo dal caratteristico colore rossastro che la bauxite dà alla terra istriana – che la porta a girare in bicicletta, da sola, per i paesini e le strade dell’Istria durante la guerra.

Da subito afferma di voler diventare insegnante sia per l’amore per le giovani generazioni sia poter aiutare a formare uomini e donne che possano portare il proprio contributo alla crescita dell’Italia.

Proprio per questo si propone e ottiene una supplenza al liceo Carli di Pisino e poi al magistrale di Parenzo. Ne ottiene altre, brevi, a Spalato e Albona.

L’estate del 1943 cambia tutto per l’Italia e per l’Istria.

Dopo la caduta del fascismo, il 25 luglio, l’8 settembre viene annunciato l’armistizio con le potenze Alleate.

L’esercito italiano si sfalda e il controllo del territorio viene meno. In  questa situazione la resistenza al fascismo e al nazismo, molto accanita in Jugoslavia, si espande in Istria.

Ma non solo in funzione antifascista. I gruppi partigiani vengono egemonizzati dalla componente slavo comunista guidata dal Maresciallo Tito. L’intento è quello di vendicarsi dei, veri o presunti, torti subiti durante il fascismo e allontanare con la forza la componente italiana dall’Istria. Fra l’8 settembre e il 9 ottobre 1943 le violenze partigiane si esprimono contro podestà, impiegati comunali, insegnanti, carabinieri, finanzieri, poliziotti, militari, simboli del caduto regime.

Giuseppe Cossetto diviene uno dei principali obiettivi. I partigiani lo cercano a Santa Domenica di Visinada e non trovandolo perché a Trieste, si accaniscono contro la sua famiglia. Arrestano per primi Giovanni ed Emanuele – i suoi fratelli – e poi, il 25 settembre, entrano in casa dei Cossetto e razziano tutto quello che trovano.

Il giorno seguente i partigiani portano Norma nella caserma di Visignano. Chiedono notizie del padre e poi le propongono di entrare nel Movimento Popolare di Liberazione, ma Norma rifiuta in maniera molto netta.

Tornata a casa, il giorno dopo, viene nuovamente condotta al comando partigiano.

Nonostante i tentativi di Licia di liberarla, Norma e gli altri prigionieri vengono trasferiti da Parenzo alla scuola di Antignana.

Là comincia l’inferno per le donne e per Norma.

Vengono tutte violentate e in particolare Norma, tenuta da parte e legata ad un tavolo, viene seviziata e violentata ripetutamente da 17 aguzzini.

La notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943 è gettata viva nella foiba di Villa Surani.

Il padre, accorso da Trieste per cercarla, cade in un’imboscata  insieme al cognato, e viene ucciso da un partigiano a cui aveva salvato la vita pochi mesi prima. Anche il corpo del padre viene infoibato.

Con il ritorno dei tedeschi sedici aguzzini di Norma sono catturati e fucilati.

Con queste parole la ricorda la sorella Licia:

« Ancora adesso la notte ho gli incubi, al ricordo di come l’abbiamo trovata: mani legate dietro alla schiena, tutto aperto sul seno il golfino di lana tirolese comperatoci da papà la volta che ci aveva portate sulle Dolomiti, tutti i vestiti tirati sopra all’addome […] Solo il viso mi sembrava abbastanza sereno. Ho cercato di guardare se aveva dei colpi di arma da fuoco, ma non aveva niente; sono convinta che l’abbiano gettata giù ancora viva. Mentre stavo lì, cercando di ricomporla, una signora si è avvicinata e mi ha detto: “Signorina non le dico il mio nome, ma io quel pomeriggio, dalla mia casa che era vicina alla scuola, dalle imposte socchiuse, ho visto sua sorella legata ad un tavolo e delle belve abusare di lei; alla sera poi ho sentito anche i suoi lamenti: invocava la mamma e chiedeva acqua, ma non ho potuto fare niente, perché avevo paura anch’io”».

Nel dopoguerra, l’8 maggio 1949, il Rettore dell’Università di Padova, Aldo Ferrabino, su proposta di Concetto Marchesi e del Consiglio della Facoltà di Lettere e Filosofia, conferisce la laurea ad honorem a Norma Cossetto: “Caduta per la difesa della libertà.”

L’8 febbraio 2005 l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi concede alla giovane istriana la medaglia d’oro al merito civile.

Il 10 febbraio 2011 l’Università degli Studi di Padova e il Comune di Padova, nell’ambito delle celebrazioni per la Giornata del Ricordo in memoria delle vittime delle Foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, scoprono nel Cortile Littorio del Palazzo del Bo’ una targa commemorativa.

Ancora oggi, purtroppo, siamo costretti a leggere dichiarazioni di noti negazionisti che mettono in dubbio tutto questo. Li lasciamo da soli, con la loro ignoranza.

Noi, a 76 anni di distanza dal suo martirio, ricordiamo l’attaccamento ai Valori della Patria di questa ragazza che pagò, con la vita, il suo amore per l’Italia.

Auspichiamo, infine, che la toponomastica di sempre più località italiane voglia rendere omaggio a Norma Cossetto, per non dimenticare Norma e tutte le donne che ancora oggi, purtroppo, subiscono violenze.

 

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