Va a Lucio De Priamo il Premio “Norma Cossetto – 10 Febbraio”

L’avvocato romano mise a disposizione della Rai immagini inedite dei recuperi delle salme dalle foibe giuliane

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«Io mi sono battuto con orgoglio per far emergere questa pagina di storia censurata, ma non ho fatto nulla di eccezionale: ho eseguito solo il mio dovere di italiano» ha dichiarato con commozione l’avvocato Lucio De Priamo, insignito del Premio “Norma Cossetto – 10 Febbraio” mercoledì 27 giugno presso la Sala del Carroccio del Comune di Roma. Il Comitato 10 Febbraio aveva conferito questo riconoscimento nella sua prima edizione a Simone Cristicchi e a Jan Bernas, per il lavoro di divulgazione sulla storia del confine orientale portato avanti in maniera magistrale con il loro lavoro “Magazzino 18”, stavolta la targa è stata attribuita a colui il quale portò alla luce preziosissime immagini d’epoca allora solo parzialmente diffuse riguardanti i recuperi delle salme degli infoibati dalle cavità del Carso triestino avvenuti nell’estate del 1945. Carla Isabella Elena Cace ha illustrato il senso di questa manifestazione: «Quattro italiani su cinque ancora ignorano il significato delle foibe – ha spiegato la dirigente nazionale del C10F – e noi con questa targa vogliamo ringraziare coloro i quali, anche privi di collegamenti famigliari e territoriali con questi tragici avvenimenti, si sono adoperati per diffonderne la conoscenza»

Coordinando lo svolgimento dell’evento, il ricercatore Arrigo Bonifacio, afferente alla Sapienza e membro del Comitato scientifico del Comitato 10 Febbraio, ha ricordato l’importanza delle fonti audiovisive ed orali nella ricostruzione storiografica, mentre Guido Cace ha cominciato a spiegare la vicenda che ha visto De Priamo protagonista: «Negli anni Novanta le guerre nella ex Jugoslavia consentirono di far riemergere la storia delle stragi nelle foibe, viste come precedente delle carneficine in corso – ha affermato il presidente dell’Associazione nazionale dalmata – dopo che era calata una coltre di silenzio per mezzo secolo» Il ruolo del Partito comunista italiano nel fiancheggiare i partigiani di Tito nelle loro rivendicazioni territoriali e nelle stragi di nostri connazionali, nonché il riposizionamento di Tito come interlocutore del blocco occidentale nella Guerra fredda dopo la rottura con Stalin nel 1948 sono state individuate come le cause della prolungata rimozione di queste pagine di storia nazionale: «Tramite Claudio Schwarzenberg, all’epoca Sindaco del Libero comune di Fiume in esilio, entrai in contatto con De Priamo – ha proseguito Cace – e assieme vagliammo alcune pellicole che con la mia associazione avevo reperito negli archivi dell’Istituto Luce: si trattava di materiale apparso nei notiziari della Settimana Incom, ma incompleto»

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Entra qui in gioco l’avvocato De Priamo, il quale, prima di intervenire nel dibattito, è stato premiato con la seguente motivazione:

«Per aver scovato, da un cassetto chiuso a chiave, una pagina di storia negata e, con rigore e professionalità, averla inserita nella storia comune della nostra Nazione segnando un prima ed un dopo per la storia del confine orientale.

Per aver dato le immagini, i suoni e il dolore – quel dolore che atterrisce ma che rende vivi – ad una storia d’italianità sconfitta.

Per aver insegnato ovunque fosse possibile che di là dall’acqua esisteva, ed esiste ancora, parte della nostra storia. E parte di noi.

Per aver dimostrato che di un uomo la grandezza si misura dai suoi gesti ma anche e soprattutto da quelli che è capace di ispirare in chi di lui ha il sangue o, ancor di più, in chi di lui segue l’esempio.

Per non aver preteso mai un riconoscimento che non fosse quello di sapere d’aver fatto il proprio dovere.

Per aver dimostrato che “essere italiani due volte” continua a significare che una volta qui si è nati, una volta si è meritato di dirsi italiani.

E infine perché qui, nel luogo ove la civiltà è nata, perché qui dove dalla finestra si vede un’arena che in grande ricorda quella di Pola possono finalmente risuonare delle parole immortali senza timore di essere sprecate, possono esser pronunciate le parole del Vate che da Fiume d’Italia ancora ci spingono ad essere italiani mentre descrivono che l’uomo intero è colui che sa per ogni giorno offrire ai suoi fratelli un nuovo dono; il lavoro, anche il più umile, anche il più oscuro, se sia bene eseguito, tende alla bellezza e orna il mondo”.

Per queste ragioni e per tutte quelle che la nostra storia sa e saprà riconoscere il Comitato 10 Febbraio con tutti i suoi associati – da Trieste a Cagliari, da Trento a Catania e ovunque l’anelito all’italianità si faccia pensiero e azione – assegna all’unanimità il Premio “Norma Cossetto – 10 Febbraio” all’avvocato Lucio De Priamo»

Pur essendo nato e vissuto nella Capitale, De Priamo reca incise nel dna le vicende del confine orientale italiano: «Già a 12 anni scendevo in piazza per Trieste italiana – ha ricordato il premiato – in tempi in cui i militanti comunisti davano la caccia a chi manifestava contro il compagno Tito. Oggi al leader di quel Pci, che era pronto mercanteggiare Trieste e Gorizia con il dittatore jugoslavo, è intitolata una delle principali vie di Roma, ma finalmente anche la storia di chi è morto nelle foibe ottiene spazio e qualche prima forma di giustizia. Ricevere oggi questo premio mi rende orgoglioso e felice, è una vittoria del cuore italiano»

Allorché Cace e Schwarzenberg accompagnarono De Priamo all’Istituto Luce per proiettare le pellicole originali  in suo possesso, ci si rese immediatamente conto che quanto era stato diffuso negli anni Quaranta risultava censurato:  «Il mio amico Stefano Barraco – ha spiegato De Priamo – mi disse che nella cantina di un suo zio residente a Trieste e venuto recentemente a mancare si trovavano dei filmati inediti, per i quali era stato minacciato di morte. Non esitai un attimo ed entrai in possesso di documenti che smontavano le pesanti conclusioni anti-italiane e filo jugoslave dei Combat Film che la Rai aveva proiettato: grazie all’Associazione nazionale dalmata potemmo digitalizzarli e diffonderli, nonché affidarli alla Rai affinché li utilizzasse nella sua programmazione»

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Il Presidente della Federazione delle Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati Antonio Ballarin ha quindi ribadito l’importanza di queste crude immagini e rammentato le molteplici questioni che il popolo dell’esodo ha ancora aperte con lo Stato italiano (dall’indennizzo per i beni abbandonati alla Medaglia d’oro al valor militare da appuntare sul gonfalone del Comune di Zara, la città italiana più bombardata durante la Seconda guerra mondiale). Marino Micich, direttore dell’Archivio Museo Storico di Fiume del Quartiere giuliano-dalmata alla periferia meridionale di Roma, ha riconosciuto che il fervore patriottico di De Priamo ha avuto riscontro anche in famiglia, poiché il figlio Andrea fu uno dei Consiglieri comunali che maggiormente si spese durante l’amministrazione Alemanno affinché venisse individuata e resa operativa la Casa del Ricordo e fu anche tra i promotori del Viaggio del Ricordo. Chiamato in causa, l’attuale Vicepresidente dell’Assemblea capitolina ha dichiarato di aver maturato la consapevolezza che gli esuli giuliano-dalmati hanno pagato da soli il prezzo della sconfitta dell’Italia intera ed ha perciò indirizzato gran parte della sua azione politica allo scopo di rendere giustizia a questi nostri connazionali: il suo partito, Fratelli d’Italia, ha d’altro canto di recente impedito che a Genova uno spazio pubblico venisse concesso agli organizzatori di un convegno giustificazionista nei confronti delle stragi delle foibe.

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Andando a concludere l’emozionante manifestazione, Emanuele Merlino, Vicepresidente del Comitato 10 Febbraio, ha informato il pubblico che a breve collaborerà con la redazione della popolare trasmissione Rai “Linea Verde” nella realizzazione di una puntata ambientata a Trieste e dedicata alla Foiba di Basovizza, al Magazzino 18 del Porto vecchio, al Centro Raccolta Profughi di Padriciano ed all’Abisso Plutone, mentre il Presidente del C10F Michele Pigliucci ha, infine, ribadito che il Ricordo non può essere confinato alle ricorrenze calendarizzate a ridosso del 10 febbraio, ma deve essere un impegno che dura tutto l’anno.

 

Lorenzo Salimbeni

Il C10F Pomezia presenta “Sul ciglio della foiba”

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Sul ciglio della foiba. Storie e vicende dell’italianità” (Pagine, Roma 2016)  tratta le vicende che hanno caratterizzato il confine orientale d’Italia partendo dall’epoca immediatamente precedente all’Unità d’Italia arrivando ai fatti, ben più tragici e sanguinosi, della II Guerra mondiale ed il periodo immediatamente successivo con gli eccidi compiuti da titini ai danni degli italiani accusati di essere collusi con il Fascismo e degli stessi partigiani bianchi che avevano preso parte alla lotta contro la Repubblica sociale.
Le storie narrate da Lorenzo Salimbeni (giornalista pubblicista e ricercatore storico) partono da lontano e interessano coloro che nel corso di un secolo vennero chiamati “italiani d’Austria”, irredentisti, patrioti, fascisti.
Il volume, che raccoglie interventi tenuti dall’autore nel corso di conferenze e convegni, articoli pubblicati su riviste specializzate e quotidiani on-line e diverso materiale inedito, appare molto ricco di date e nomi, come si conviene alla ricerca storica, permettendo anche al lettore meno preparato di leggere il libro senza difficoltà nel comprendere le vicende narrate e i protagonisti di quelle vicende.
“Sul ciglio della foiba” verrà presentato sabato 16 dicembre alle ore 17:00 presso l’Associazione Coloni in Piazza Indipendenza a Pomezia (RM): interverranno l’autore, Antonio Ballarin (Presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati) e Rodolfo Serafini (Comitato 10 Febbraio Pomezia).

Crali e Varuna fondono la loro arte nel cosmo

A Roma un “Dessert delle Muse” per presentare l’associazione FuturCrali

Pubblicato su Il Giornale d’Italia 

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Un autore figlio dell’italianità adriatica orientale del secolo scorso e padre dell’aerofuturismo a confronto con un’icona pop odierna e surrealista: suggestioni e contaminazioni che il contenitore culturale del Dessert delle Muse ha potuto offrire giovedì scorso grazie alla sapiente regia di Carla Isabella Elena Cace, storica dell’arte e giornalista capace di ideare e proporre con successo una serata dedicata a Tullio Crali ed Elio Varuna.

Facendo gli onori di casa, il professor Giuseppe Parlato (presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, promotrice dell’evento assieme al Comitato 10 Febbraio) ha ricordato che Renzo De Felice fu tra i primi a cogliere l’importanza politica del futurismo e d’altro canto presso la Fondazione sono ospitati anche i fondi Luigi Tallarico (grande storico del futurismo) e Giano Accame, che definì “futurista” l’impresa dannunziana a Fiume.

Emanuele Merlino, Vicepresidente del Comitato 10 Febbraio, ha ricordato l’impegno del sodalizio per allargare l’interesse per le vicende delle Foibe e dell’Esodo a tutto ciò che rappresenta e descrive la bellezza millenaria della cultura italiana in Istria, Fiume e Dalmazia ed il dalmata Crali, poi trapiantato a Gorizia, costituisce uno dei casi più eclatanti in tal senso.

Come ha ricordato Carla Cace, il futurismo è stato riscoperto oltre Oceano e consacrato dalla mostra al Guggenheim e nel contesto di questa corrente artistica Crali ha composto un sottomanifesto specifico, delineando i canoni dell’aerofuturismo. E a tutela della memoria del padre, Anna Crali ha fondato grazie al supporto della figlia Vibia, affascinata dalla figura del nonno futurista, l’associazione culturale FuturCrali.

Prima di delineare il proprio percorso artistico, condizionato da un viaggio in India finalizzato ad approfondire sul campo le conoscenze maturate durante gli studi universitari, Elio Varuna ha raccontato di essersi effettivamente accostato alla conoscenza di Crali grazie al catalogo della mostra «Futurismo al confine orientale». Partendo dalla suggestione per un fuoco sacro che a Varanasi sulle rive del Gange non si spegne da 3.000 anni grazie alla dedizione di alcune famiglie, ha poi indirizzato la sua ricerca artistica, non priva di suggestioni mutuate da Hieronymus Bosch, verso «quel caos primordiale da cui tutto si è sprigionato, la deflagrazione in cui le categorie di oriente e di occidente non esistono più».

«Fuoco e terra sono gli elementi che caratterizzano l’opera varuniana – ha quindi rilevato Carla Cace – e invece aria e acqua influenzano Crali, il quale, affascinato dall’ammaraggio di un idrovolante a Zara, cominciò da giovanissimo a dipingere i velivoli dell’aeroporto di Gorizia, giungendo poi a ottenere un permesso speciale per volare sui cieli di tutta Italia per ragioni d’arte».

Nella sua visione onirica globale caratterizzata da un percorso di ricerca sui sogni lucidi, Varuna ha partorito l’icona pop “Tuti”, la quale ha poi pervaso la sua esistenza professionale e non solo. D’altro canti Crali seppe essere pop prima del pop: la Cace ha ricordato, infatti, che non ebbe paura di contaminarsi e di elaborare opere polimateriche, uscendo da tutti i canoni. Inizialmente osteggiato dalla famiglia nella sua passione artistica, Crali giunse al culmine della sua produzione a raffigurare opere “cosmiche” dedicate ai cosmonauti, capaci di proiettarsi verso l’infinito ed epigoni dei primi aviatori giunti dalla terra al cielo. «Mio padre – ha aggiunto Anna Bartolozzi Crali – fu futurista anche dopo la fine del futurismo, giungendo a questa dimensione cosmica anche perché visse l’esperienza di vedere l’uomo giungere sulla Luna»

Ed è in questo approccio cosmico che l’artista dalmata si integra e si confonde con i lavori d’avanguardia di Varuna.

Lorenzo Salimbeni

 

Rassegna stampa: Tra profondità ed essenza si snoda a Roma la presentazione dell’Associazione FuturCrali nella sede del Comitato 10 Febbraio di Roberto Cristiano http://www.progettoitalianews.net/news/tra-profondita-ed-essenza-si-snoda-a-roma-la-presentazione-dellassociazione-futurcrali-nella-sede-del-comitato-10-febbraio/ e  http://www.progettoitalianews.net/news/tra-profondita-ed-essenza-si-snoda-a-roma-la-presentazione-dellassociazione-futurcrali-nella-sede-del-comitato-10-febbraio-2/

Futurismo e avanguardia: Crali vs Varuna

Il nuovo appuntamento con i ‘Dessert delle Muse’ è per il 30 novembre alle 21.30

Pubblicato su Il Giornale d’Italia 

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Un dialogo tra avanguardia e contemporaneo, un viaggio provocatorio e a tratti irriverente come erano i futuristi, un momento di riflessione e di scambio tra componenti di arte contemporanea e grandi eredità del passato. E’ il nuovo appuntamento organizzato nell’ambito della rassegna “I Dessert delle Muse”, il contenitore culturale curato dal Comitato 10 Febbraio ideato per approfondire storia culturale e personaggi illustri che hanno avuto i natali nelle terre del Confine orientale, che giovedì 30 novembre alle 21.30, presso la sede della FondazioneUgo Spirito – Renzo De Felice in Piazza delle Muse 25 a Roma, propone “Crali vs Varuna”, una serata estremamente interessante e culturalmente molto stimolante in cui si potrà assistere all’incontro-scontro “im-possibile” tra il grande aeropittore di origini dalmate Tullio Crali e il celebre artista contemporaneo pop-surrealista Elio Varuna. Un confronto decisamente futurista e conforme sia con la sensibilità di Crali, sia con la sperimentazione di Varuna.

Nel corso della serata verrà tra l’altro presentata l’Associazione FuturCrali, che esporrà gli obiettivi della propria attività. Ovvero salvaguardare, promuovere e diffondere la storia e le opere di Tullio Crali attraverso mostre, dibattiti, seminari, presentazioni letterarie e concerti.

A moderare ed inquadrare storicamente lo stimolante percorso, la giornalista e storica dell’Arte Carla Isabella Elena Cace, che introdurrà gli interventi di Giuseppe Parlato (presidente della Fondazione Ugo Spirito – Renzo De Felice), Anna Bartolozzi Crali (Presidente dell’associazione Tullio Crali), Elio Varuna (artista, ricercatore e “viaggiatore spirituale) ed Emanuele Merlino (vicepresidente del Comitato 10 Febbraio, regista e autore).

“L’aeropittura è una declinazione pittorica del futurismo che si afferma negli anni successivi alla prima guerra mondiale come espressione del mito della macchina e della modernità, caratteristico del movimento marinettiano. E manifesta – ricorda Roberto Cristiano su Progettoitalianews.net – l’entusiasmo per il volo, il dinamismo e la velocità dell’aeroplano”, con caratteristiche e temi guida che “si vanno precisando nel corso degli anni venti per trovare infine una codificazione nel ‘Manifesto dell’Aeropittura futurista’, redatto nel 1929” tra gli altri da Marinetti e Fortunato Depero.

Di tale corrente artistica l’artista di famiglia zaratina Tullio Crali – che aderì al futurismo intorno al 1929 – fu uno dei massimi esponenti, con opere “di tipo realistico, che combinano velocità, meccanizzazione aerea e meccanica della guerra aerea”. Marinetti scrisse di lui che “si può considerare il più grande pittore del momento, la sua serietà nel lavoro è una virtù rara nei pittori di oggi, noi aeropoeti futuristi elogiamo la meravigliosa passione per le altezze e le velocità aeree, passione che costituisce la massima garanzia del trionfo di Crali”.

Tra le sue opere più note c’è “Incuneandosi nell’abitato”, un quadro che “mostra un tuffo aereo dal punto di vista del pilota, con gli edifici sottostanti rappresentati in una prospettiva vertiginosa”. Crali fu anche un abile declamatore, organizzatore e mattatore di serate futuriste. E realizzatore di “composizioni polimateriche a soggetto cosmico e schemi di scenografie per le sue sintesi teatrali” oltre a cartelloni pubblicitari e bozzetti di moda. Un artista decisamente interessante insomma. Come lo è senz’altro Elio Varuna, che “disegna da quando sa tenere una matita in mano – si legge nella scheda biografica a lui dedicata pubblicata dal Comitato 10 febbraio – affascinato dal simbolismo, dalle incisioni medievali e dalle immagini religiose”. Da quando, nel 2000, vive “un’esperienza spirituale in India, i suoi lavori si caricano d’immagini bizzarre e ambienti stravaganti in cui i colori ultrapop occidentali si fondono ad un’aura mistica orientale. Una visione onirica globale che plasma un mondo surreale di paesaggi liquidi e cosmici, umidi e rarefatti, popolato da personaggi che oggi sono l’originale marchio di fabbrica dell’universo varuniano”. L’originale risultato di queste opere hanno conferito a Varuna un ruolo di rilievo nel contesto della nuova arte figurativa contemporanea, soprattutto quella di matrice pop e neo surrealista. Oltre all’attività pittorica, Varuna ottiene successo e critiche positive con un intenso lavoro di “sensibilizzazione all’arte” attraverso i suoi provocanti manifesti affissi in varie città del mondo in cui fa irrompere nel contesto urbano i suoi bizzarri personaggi.

 

CRALI VS VARUNA – Dialogo im-possibile tra avanguardia e contemporaneo

Nell’ambito del contenitore culturale serale “I Dessert delle Muse”, promosso dal Comitato 10 Febbraio e dalla Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, il prossimo 30 novembre, alle ore 21.30 in piazza delle Muse 25, prenderà vita una serata dedicata alla presentazione dell’“Associazione FuturCrali”, attraverso il dialogo im-possibile tra il grande aeropittore di origini dalmate Tullio Crali e il celebre artista contemporaneo pop-surrealista Elio Varuna. Un confronto pienamente futurista, assolutamente in linea con la sensibilità del Crali e la sperimentazione del Varuna.

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“Crali si può considerare il più grande pittore del momento, la sua serietà nel lavoro è una virtù rara nei pittori di oggi, noi aeropoeti futuristi elogiamo la meravigliosa passione per le altezze e le velocità aeree, passione che costituisce la massima garanzia del trionfo di Crali”. Così scrisse di lui Filippo Tommaso Marinetti.

La moderazione e l’inquadramento storico-artistico della serata saranno a cura di Carla Isabella Elena Cace (storica dell’arte e giornalista). Interverranno, Giuseppe Parlato (Presidente Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice); Anna Bartolozzi Crali (Presidente Associazione Tullio Crali); Elio Varuna (artista, ricercatore di antiche culture, viaggiatore spirituale); Emanuele Merlino (Vicepresidente Comitato 10 Febbraio, regista e autore).

Il format dei Dessert delle Muse (pensato dal Comitato 10 Febbraio per approfondire la cultura e i personaggi illustri del Confine Orientale d’Italia) prevede esclusive serate culturali, cui seguirà un ricercato dessert. Il tentativo è quello di ridare vita al novecentesco salotto culturale o caffè artistico, nel quale poter incontrarsi, dibattere con gli autori e godere di arte, teatro, letteratura, storia e – perché no – soddisfare anche il palato. Il tutto nella nuova sede della Fondazione Ugo Spirito e del Comitato 10 febbraio, nel cuore dei Parioli.

Gli ingressi sono gratuiti, con libera offerta per il sostegno delle Istituzioni promotrici. Seguirà un dessert.

TULLIO CRALI

Nato a Igalo (Dalmazia) nel 1910, Tullio Crali visse a Zara fino all’età di dodici anni e nel 1922 si stabilì con la famiglia a Gorizia.

A quindici anni, mentre era studente all’Istituto Tecnico, scoprì, sulle pagine del “Mattino illustrato” di Napoli, il futurismo, movimento al quale rimase per sempre legato e che fu per lui, più che una vocazione artistica, una vera e propria scelta di vita.

Dopo quel primo incontro, iniziò a dipingere acquerelli con forme geometriche stilizzate, intersezioni e immagini astratte ispirate a Balla, Boccioni e Prampolini e firmati con lo pseudonimo di “Balzo Fiamma”. Prese quindi a frequentare la bottega di “sior Clemente”, intagliatore, doratore e corniciaio, che gli preparava i cartoni e che gli fece conoscere gli artisti goriziani de Finetti, Melius, Gorsè e Del Neri.

A partire dal 1928 si recò sempre più spesso al campo d’aviazione di Merna, dove iniziò a copiare gli aeroplani e da dove decollò per il suo primo volo, effettuato su di un piccolo idrovolante diretto in Istria. Nel 1929, anno che sancì la nascita ufficiale dell’Aeropittura, Crali strinse contatti con Martinetti ed entrò nel Movimento Futurista. Conobbe Sofronio Pocarini – fondatore, nel 1919, del Movimento Futurista Giuliano – che lo fece esporre alla “II Mostra Goriziana d’Arte”. Dipinse Squadriglia aerea e Duello aereo. L’anno successivo, affascinato dai progetti di Sant’Elia, disegnò architetture futuriste ed entrò in contatto con i futuristi Cangiullo, Janelli, Dormal, Farfa e Fillia.

A Trieste nel ’31 incontrò per la prima volta Marinetti, al quale lo legò sempre un sentimento di grande ammirazione e affetto. Realizzò composizioni polimateriche a soggetto cosmico e bozzetti di scenografie per le sue sintesi teatrali.

Dopo aver presentato le proprie opere a Trieste, Padova, Roma e Milano, nel 1932, su invito di Marinetti, espose i suoi lavori a Parigi, alla Prima Esposizione Aeropittori Futuristi Italiani, al seguito di Marinetti. Nello stesso anno conseguì il diploma di maturità artistica all’Accademia di Venezia e realizzò cartelloni pubblicitari e bozzetti di moda futurista. Nel 1933 partecipò alla “Mostra Futurista di Scenotecnica cinematografica” di Roma e l’anno successivo fu presente per la prima volta alla Biennale di Venezia con l’opera Rivoluzione di mondi, che distrusse subito dopo l’esposizione. Nel decennio successivo partecipò a diverse edizioni della Quadriennale romana (1935, 1939 e 1943) e della Biennale di Venezia, dove, nel 1940, venne allestita una sua sala personale.

Nel 1936, con Dottori e Prampolini, espose alla Mostra Internazionale d’Arte Sportiva organizzata alle Olimpiadi di Berlino e firmò il Manifesto di Plastica Murale con Marinetti, Prampolini, Tato, Dottori, Ambrosi, Diulgheroff, Voltolina e altri.

Grazie al suo talento di declamatore, conquistò la simpatia personale di Marinetti e, a partire dal 1941, organizzò serate futuriste a Gorizia, Udine e Trieste e nel resto d’Italia. Alla fine del conflitto si trasferì a Torino proseguendo nella sua attività di promozione delle poetiche futuriste.

Tra il 1950 e il 1958 visse a Parigi, dove insegnò in un liceo italiano; durante alcune escursioni sulla costa della Bretagna, colse l’ispirazione per le sue composizioni litiche, chiamate “sassintesi” ed esposte, per la prima volta a Milano nel 1961. Dal 1962 al 1966 si trasferì al Cairo dove insegnò presso la locale Scuola d’Arte italiana. Rientrato in patria, si stabilì a Milano, dove continuò la sua intensa attività pittorica e dove si spense il 5 agosto del 2000.

Elio Varuna

Artista, ricercatore di antiche culture, viaggiatore spirituale.

Elio Varuna disegna da quando sa tenere una matita in mano, affascinato dal simbolismo, dalle incisioni medievali e dalle immagini religiose. Nel 1997 ha firmato “Allucinazione Alchemica”, la sua prima collezione di dipinti ad olio. Nel 1999 la sua prima personale a Roma. Poi, nel 2000, vive un’esperienza spirituale in India, dove dipinge nel tempio del guru Satayanand Giri nella città sacra di Varanasi. Da quel momento i suoi lavori si caricano d’immagini bizzarre e ambienti stravaganti in cui i colori ultrapop occidentali si fondono ad un’aura mistica orientale. Una visione onirica globale che plasma un mondo surreale di paesaggi liquidi e cosmici, umidi e rarefatti, popolato da personaggi che oggi sono l’originale marchio di fabbrica dell’universo varuniano. I “Tuty”, in particolare, sono esserini rossi che sempre appaiono nelle tele del pittore romano; Varuna si limita a rigenerarli ogni volta nelle sue composizioni, immergendoli in avventure e in posture sempre diverse, lasciando allo spettatore il compito di definirne l’essenza. L’originale risultato di queste opere hanno conferito a Varuna un ruolo di rilievo nel contesto della nuova arte figurativa contemporanea, soprattutto quella di matrice pop e neo surrealista. “Del movimento Pop – afferma l’artista – m’interessa soprattutto la rapidità e la capacità di veicolare messaggi attraverso le immagini, di pronta presa e d’effetto immediato; del Surrealismo reputo fondamentale l’assoluta libertà di sintesi espressiva con cui si possono condensare certe esperienze visionarie”. E a vedere le sue opere ci si perde in un caleidoscopio psichedelico in cui sembrano rivivere le antiche immagini degli alchimisti, i mondi impossibili di Bosch e gli orizzonti surreali di Yves Tanguy.

I dipinti di Elio Varuna hanno cominciato sin da subito ad avere amanti e collezionisti e, in molti casi, dei veri e propri cultori che seguono con grande interesse quest’arte pop-mistica.

Nel 2007 Varuna si trasferisce a vivere a Berlino, città di straordinaria contemporaneità e palcoscenico privilegiato per le nuove arti figurative: qui resta tre anni, il tempo necessario per approfondire una ricca esperienza professionale, concentrarsi su nuove tecniche – è qui che comincia ad usare sistematicamente la vernice spray per creare i suoi sfondi “cosmici” – per allestire alcune importanti mostre personali ed aprire il suo mercato a uno scenario internazionale. Poi il ritorno nell’Urbe Eterna.

Elio Varuna ha esposto in molte gallerie private in Italia, Germania, Cina, India e U.S.A, e in prestigiosi musei pubblici, tra cui con una mostra personale nel 2007 al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo (Roma), al museo PAN di Napoli, più volte al museo MACRO di Roma, ai Musei Capitolini, al museo ARCOS di Benevento, ai musei d’arte contemporanea di Sofia (Bulgaria) e Tivat (Montenegro), e al Palazzo del Parlamento di Romania.

Nel 2008 è stato scelto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali per rappresentare la giovane arte italiana in occasione della “X Settimana della Cultura”.

È stato l’unico artista italiano invitato al Museo d’Arte Contemporanea di Shanghai nell’ambito della Biennale 2009-2010 “ANIMAMIX – The New Aesthetics of the 21st Century” ed ha fatto scalpore la censura da parte del governo cinese di un suo dipinto che affrontava il tema della libertà di culto – Varuna è da sempre vicino alla causa dei diritti civili del popolo tibetano.

Ha pubblicato numerosi cataloghi, tra cui “The Freshest Body”, del 2009, e “Solve et Coagula”, del 2011, che raccoglie le sue più recenti opere. I dipinti di Varuna sono stati utilizzati per copertine di libri, cd e vinili, sketchbook, oggetti di design e indumenti di moda (come il tipico copricapo siciliano prodotto da “La Coppola Storta”).

Il ciclo di dipinti “Tutto continuamente sgocciola” presentato a Napoli nel 2010 è diventato una fortunata collezione di gioielli Swarovsky.

Oltre all’attività pittorica, Varuna ottiene successo e critiche positive con un intenso lavoro di “sensibilizzazione all’arte” attraverso i suoi provocanti manifesti affissi in varie città del mondo in cui fa irrompere nel contesto urbano i suoi bizzarri personaggi.

La sua opera è stata presentata e recensita in numerosi articoli di stampa, programmi televisivi e trasmissioni radiofoniche e un documentario su Elio Varuna è stato prodotto da “Vite Reali” (Rai 4).

Arte Limited produce le giclée in edizione pregiata della serie “Rapsodia Cosmica” .

Nel marzo 2012 Varuna firma un contratto con la galleria Lazarides di Londra – considerata una delle gallerie più influenti del mondo – per produrre una serie di incisioni tratte dalla collezione di disegni “Urbis Surrealis”, in cui Varuna omaggia la magnificenza di Roma.