Nino Benvenuti: un cuore oltre il ring

L’appello del Comitato 10 Febbraio per collaborare alla raccolta fondi per la realizzazione di un cortometraggio in ricordo dell’esodo istriano e dalmata

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Articolo pubblicato su Il Giornale d’Italia 

Un grande campione non si arrende mai. Alla soglia degli ottant’anni Nino Benvenuti si lancia in una nuova sfida. L’obiettivo è quello di non dimenticare, di tenere vivo il ricordo del grande esodo istriano e dalmata che, tra il 1943 e il 1954, ha coinvolto oltre 350 mila persone.

Lui, istriano da tre generazioni, è convinto dell’importanza di far conoscere questa storia ai più giovani. “Il ricordo più forte che ho – ha scritto il grande campione – non riguarda i miei successi sportivi ma la mia terra, l’Istria”. Molti ragazzi “non ne conoscono neppure l’esistenza ma noi istriani e dalmati, nonostante siano passati tanti anni, l’abbiamo ancora nel cuore. Abbiamo subito violenze, prepotenze, soprusi. Molti di noi sono stati uccisi, in maggioranza nelle foibe” durante quella che può essere considerata “una vera e propria pulizia etnica. Altri 350 mila sono stati costretti ad abbandonare le loro case, il loro lavoro, la loro terra. Un esodo biblico. Ma la mia gente ha affrontato tutto questo con coraggio e dignità e la nostra storia vive con noi e in tutti noi, perché non è giusto dimenticare”. Ed è proprio per non dimenticare e per far conoscere una pagina di storia che molti ancora ignorano, che il grande campione ha scelto di girare un cortometraggio, che sarà diretto da Sebastiano Rizzo (regista impegnato in film sociali e di denuncia). Perché “un film è il modo migliore per arrivare alla gente, per uscire fuori dai confini in cui questa storia è stata relegata per anni”.

Per coprire almeno una parte dei fondi necessari a realizzarlo, Nino Benvenuti, assieme a Mauro Grimaldi (scrittore, storico dello sport e vice Presidente della Lega Calcio Professionisti) e al Comitato 10 febbraio (sorto con lo scopo di mantenere viva la memoria dell’Esodo giuliano-dalmata e della tragedia delle Foibe), chiedono la collaborazione di tutti: “Non stiamo parlando di grandi cifre, ma per me è importante che questo progetto venga condiviso da tutti attraverso la loro partecipazione morale e sostegno economico, anche piccolo, non importa. Questo – ha scritto il campione istriano – non è un progetto di Nino Benvenuti ma di tutti coloro che sono vicini a questo dramma, che ritengono giusto conservare il ricordo di questo popolo, di questi italiani”.

Tra le altre forme di finanziamento, Benvenuti e chi collabora con lui al cortometraggio hanno deciso di avvalersi della piattaforma di crowdfunding eppela. Donare è semplice. Basta collegarsi via internet al sito www.eppela.com, iscriversi ed effettuare la donazione cliccando sulla pagina del progetto “Nino Benvenuti: un cuore oltre il ring”.

Le donazioni partono da un minimo di 5 euro e sono previsti, per coloro che contribuiscono, alcuni simbolici omaggi tra cui la foto di Nino Benvenuti autografata, poster e copie del libro “Diari paralleli” a firma dello stesso grande campione. “L’obiettivo minimo è raggiungere 15 mila euro, quello auspicato 30 mila euro”, cifra quest’ultima che “servirà a coprire la metà dei costi complessivi” del progetto, “stimati in oltre 60 mila euro”.

Un risultato che è davvero importante, per tutti, riuscire a raggiungere. Per poter vedere scorrere sullo schermo “un racconto dove lo sport s’intreccia con le vicende della vita, dove ogni parola ha un suo peso, dove nulla è detto a caso. Una storia di sacrificio e volontà, l’epopea di un grande campione che dall’Istria ha saputo conquistare il cuore degli italiani e degli sportivi in tutto il mondo”. E per poter far conoscere a sempre più persone la storia delle terre che hanno dato i natali a Nino Benvenuti e dare ancora voce a memoria, valori, coraggio e anima di tutti coloro che, Italiani due volte, fino ad oggi si sono sentiti troppo spesso dimenticati dalla loro madrepatria.

Emanuele Merlino

 

Il cinema, Nazario Sauro e il suo martirio

MerlinoVenezia

Articolo pubblicato su Il Giornale d’Italia

Abbiamo raccontato su queste pagine la vicenda di questo eroe, ma in altre Nazioni sarebbe stata protagonista di numerose pellicole

MerlinoVenezia

 

La Mostra del Cinema di Venezia è il tempio della cultura italiana. Settantaquattro anni di film, documentari, glamour. I film che vengono presentati a Venezia raccontano il mondo – o una visione del mondo – e spesso riescono a cambiare i costumi, le mode e, addirittura, le abitudini quotidiane.

E allora con grande orgoglio martedì 5 ho partecipato ad una conferenza su “Nazario Sauro e il cinema” organizzata dal CINIT – Cineforum Italiano e dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.

La storia, incredibile ed eroica, di Nazario Sauro ed il suo martirio avvenuto a Pola il 10 agosto 1916 l’abbiamo, qui in Di là dall’acqua, già raccontata ed è così incredibile che in altre Nazioni sarebbe stata protagonista di numerosi film.

Invece ne è stato realizzato soltanto uno – “Fratelli d’Italia” di Fausto Saraceni – nel lontano 1952.

Tra l’altro non un film indimenticabile. Ma che comunque commuove.

Sauro viene anche citato addirittura da Totò in un film di cassetta del 1959 – “Arrangiatevi!” di Mauro Bolognini – ma poi l’oblio.

E immaginare oggi un film sul martire capodistriano sembra assurdo anche se siamo, o saremmo, negli anni del centenario della grande guerra. Ma forse è proprio l’idea di realizzare film sull’eroismo in generale che è fuori dalla visione imperante che domina in Italia.

L’intento di questo pezzo però non è né raccontare nello specifico la conferenza, più avanti troverete una relazione sul sito del Comitato 10 febbraio, né lamentarmi della situazione culturale della nostra Nazione – già lo facciamo troppo spesso e purtroppo a ragion veduta -.

L’intento è assolutamente l’inverso.

Il Comitato 10 febbraio è nato più di dieci anni fa in un buio locale romano dall’idea di 5 studenti universitari per raccontare la storia sconosciuta e negata del Confine Orientale. Le foibe, l’esodo ma anche l’irredentismo, la Repubblica di Venezia e tutta quella storia di cultura, amore e appartenenza che hanno legato l’Istria e la Dalmazia all’Italia. Ad un’idea d’Italia.

In questi anni tante cose sono cambiate in meglio e tanto è cambiato nel Comitato.

La volontà di pochissime persone ha creato un’associazione grande, riconosciuta, presente in tutta Italia. Capace di andare, in dieci anni, in centinaia e centinaia di scuole per raccontare a migliaia di studenti una storia che quasi mai trovano sui propri libri di testo.

Capace, con impegno e passione, di “costringere” consigli comunali a intitolare strade, realizzare monumenti, ad organizzare viaggi alla foiba di Basovizza.

Capace di unire davvero tutta Italia in un impegno d’amore sicuramente unico.

E allora che la storia di Nazario Sauro venga raccontata a Venezia è qualcosa di sicuramente importantissimo.

E che in questo momento davvero indimenticabile ci fosse il Comitato 10 febbraio è un riconoscimento al lavoro che tutti insieme stiamo realizzando.

Ormai sembra accettata l’idea che le parole alla fin fine non abbiano peso. Che “assumersi responsabilità” debba riguardare solo gli altri. E che i grandi ideali siano soltanto degli slogan buoni per strappare un applauso.

E invece esiste un mondo che non accetta tutto questo. Esiste un gruppo, sempre crescente, di uomini e donne che hanno professioni, idee, pensieri e, addirittura, accenti diversi che però sono prima di tutto Italiani.

Martedì sul “palco” della Mostra del Cinema abbiamo portato tutta la nostra storia, il nostro impegno e le nostre capacità.

Martedì abbiamo ricevuto l’applauso che il Comitato merita per quello che fa quotidianamente.

Amare l’Italia.

Con il nome e l’esempio dei “nostri grandi sul labbro” e con realizzando quello che davvero solo qualifica il valore di un uomo: le idee che diventano azioni.

Emanuele Merlino

Alla Mostra di Venezia incontro su “Nazario Sauro e il cinema”

Tra i relatori anche Emanuele Merlino in rappresentanza del C10F

 

Nell’ambito della Mostra del Cinema di Venezia 2017 martedì 5 settembre alle ore 17.00 presso lo spazio Regione Veneto all’interno dell’Hotel Excelsior si svolgerà un incontro, promosso dal Cinit-Cineforum Italiano in collaborazione con Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, sul tema “Nazario Sauro e il cinema. Questa tavola rotonda è dedicata alla figura del patriota italiano nato a Capodistria (di cui l’anno scorso si è celebrato il centenario della morte), in occasione dei 70 anni dalla traslazione della salma da Pola al Tempio votivo del Lido di Venezia, con la proiezione di filmati d’epoca e con uno sguardo sull’attenzione che il grande schermo gli ha dedicato.

Nazario Sauro e il cinema

Intervengono all’incontro, coordinato e introdotto da Alessandro Cuk, Vicepresidente Cinit-Cineforum Italiano, Roberto Ciambetti, Presidente del Consiglio Regionale del Veneto, Renzo Codarin, Presidente nazionale ANVGD (Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia), Emanuele Merlino, Comitato 10 febbraio e Davide Rossi, Comitato permanente per la valorizzazione del patrimonio veneto in Istria e Dalmazia.

Un breve filmato dell’Archivio Luce documenta l’inaugurazione a Capodistria del monumento dedicato a Nazario Sauro nel 1935 e un altro della Settimana Incom mostra il trasporto della salma di Sauro da Pola a Venezia nel 1947. Ma esiste anche un breve documentario, sempre del 1947, dell’Istituto Luce intitolato “Nazario Sauro – Eroe del mare” che racconta in maniera più ampia il passaggio del patriota da dove era sepolto a Pola fino alla nuova collocazione al Lido di Venezia.

A Nazario Sauro poi è stato dedicato anche un film del 1952 “Fratelli d’Italia” che racconta la storia del patriota di Capodistria, eroe della marina militare italiana durante la Grande Guerra. Catturato dagli austriaci viene condannato a morte. Sauro viene messo di fronte alla madre, che finge di non riconoscerlo e quasi convince i giudici. Ma arriva il marito della sorella, sottufficiale degli austriaci e la sua testimonianza manda Sauro sulla forca.

L’opera è diretta da Fausto Saraceni, sceneggiata da Ennio De Concini (che sarà premio Oscar nel 1963 per “Divorzio all’italiana” di Pietro Germi e l’inventore in televisione della serie “La Piovra” negli anni Ottanta). Protagonista del film è Ettore Manni (al suo secondo film) che poi lavorerà, nella sua lunga carriera, con registi come Luigi Comencini, Alberto Lattuada, Michelangelo Antonioni, Dino Risi, Luigi Zampa, Ettore Scola e Federico Fellini.

Storia di Nino, dall’Istria al Madison Square Garden

Articolo pubblicato su Il Giornale d’Italia

Mezzo secolo fa la vittoria del titolo mondiale di Benvenuti, non solo un grande pugile…

 

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Martedì 27 giugno alle ore 21 tornano i Dessert delle Muse presso la sede nazionale del Comitato 10 Febbraio e della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice a piazza delle Muse 25 a Roma. In collaborazione con l’ASI verranno celebrati i 50 anni dalla vittoria del titolo del mondo di Nino Benvenuti.

Non solo un grande pugile, ma anche un esule – era d’Isola d’Istria – che ha cercato di riscattare la sua terra perduta. Una serata di commozione, di ricordo ma anche e soprattutto di festa e orgoglio.

Emozioni che Nino ha raccontato nel suo libro – L’isola che non c’è (Eraclea, Roma 2013) – scritto assieme a Mauro Grimaldi e di cui qui riportiamo alcuni, significativi, estratti.

”Nascere in Istria, per me, ha significato portarsi dietro qualcosa di diverso, soprattutto per quelli della mia generazione, che è caduta nel dramma di una storia terribile che ancora oggi, quando ci penso, mi blocca il respiro. Sono passati tanti anni. Troppi. Eppure se mi giro indietro, ancora rivivo quei momenti, come se fosse ieri. Ho sentito dire che il tempo cancella tutto. Dipende. Nel mio caso no. Certe cose, anche volendo, non si riescono a cancellare e forse è meglio così. Una questione di rispetto, per quelli che non ci sono più. Di dignità, per le tue radici. Di amore, per la tua terra (…)”

“(…) [sul match con Yuri Radonyak nella finale olimpica del 1960] …Per quanto mi riguarda, la misi anche sul piano personale. Lo so, non si fa, non bisognerebbe mai lasciarsi prendere dal risentimento, anche se a 22 anni hai qualche alibi in più. Lo dico perché la mia esperienza diretta con la mentalità comunista – si, comunista, perché era questo il termine –  aveva lasciato in me ancora tracce profonde. Non potevo dimenticare. Mi succedeva se incontravo uno jugoslavo. Mi esaltavo quando affrontavo un russo. Del resto il mio esodo dall’Istria era avvenuto solo pochi anni prima, nel 1954, e i ricordi erano ancora freschi. Sul ring avevo l’occasione di affrontare e sconfiggere i miei fantasmi, le mie paure, di vendicare le prepotenze subite, i torti, le ferite non ancora rimarginate. È vero. Quel giorno, sul ring, avevo mille motivi per vincere e l’ho fatto. Tra le urla del pubblico, la gente che mi abbracciava, ho visto scorrere, in un attimo, il film della mia vita. L’arresto di mio fratello. Le coste dell’Istria che si allontanavano. I miei amici scomparsi. Il volto di mia madre. Si, avevo un po’ di conti da regolare. Russo o non russo, dovevo farlo e quel giorno, quel 5 settembre del 1960, i miei pugni l’hanno fatto. Poi possiamo parlare dei valori olimpici, della lealtà sportiva, del fatto che è importante partecipare e non vincere e di tutto quello che c’è dietro ad una medaglia olimpica. È tutto vero, ma ognuno di noi non può cancellare il proprio passato, specialmente quando è pesante come il mio. Ed ogni gesto, ogni vittoria, ogni respiro non può non ricordare la mia gente e difendere la loro dignità calpestata, i loro diritti cancellati, il loro futuro negato. Io, in quel momento rappresentavo il passato, il presente e il futuro dell’Istria.

Emanuele Merlino

Istria e Italia: un secolo di amore

Articolo pubblicato su Il Giornale d’Italia

Il progetto di documentario del Comitato 10 Febbraio, che racconta coraggio, sacrificio e amor di Patria dei “due volte italiani”

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Due volte italiani: una volta per nascita. Una volta per scelta”. Quante volte abbiamo sentito o detto con ammirazione questa frase parlando degli esuli? Perché essere italiani significa rispettare la nostra Patria. Dare quel che si può, e a volte anche di più, per Lei e per i suoi figli che sono nostri fratelli.

Quando seppero del terremoto della Marsica – 13 gennaio 1915 – Nazario Sauro e gli altri fuoriusciti accorsero ad aiutare. Perché non si può essere italiani senza amare la propria comunità. Quante volte abbiamo sentito o ci siamo detti “perché non siam Popolo, perché siam divisi”? Troppe. Eppure il nostro inno prosegue con “Raccolgaci un’unica bandiera, una speme: di fonderci insieme già l’ora suonò”. E “l’ora” suona più spesso di quanto ci diciamo.

Come Comitato 10 febbraio, ormai sapete, facciamo quel che facciamo per amore. Non solo dell’Istria, della Dalmazia e dei suoi figli sfortunati. Ma per amor d’Italia che ci chiama dov’è più necessario. E allora abbiamo deciso di realizzare un documentario sui nostri fratelli migliori: quelli che accorrono quando tutto crolla. Quando c’è più bisogno.

Un documentario su Nazario Sauro e gli altri eroi nella Marsica, gli angeli del fango a Firenze, e pochi anni fa a Genova, i volontari, inquadrati nella protezione civile e in tutte quelle associazioni che sono accorse in Irpinia, nel Belice, in Friuli e più recentemente in Umbria, a L’Aquila, in Emilia, ad Amatrice.

Raccontare il coraggio. Raccontare il sacrificio. Raccontare che siamo italiani e quando tutto crolla i migliori di noi, e non sono, non siamo, pochi, accorrono. Accorriamo.

Proprio per questo stiamo partecipando ad un concorso. Il progetto primo classificato riceverà 15.000 euro. Vincolati alla realizzazione del progetto. Oggi vi chiediamo di aiutarci. Di “stringervi a coorte” con noi.

A questo indirizzo http://renneritalia.com/la-buona-vernice/bvv-progetto/cortometraggio-100-anni-di-dono-dalla-grande-guerra-ad-amatrice/ trovate il progetto che abbiamo pensato. “100 anni di Dono: dalla Grande Guerra ad Amatrice”.

In fondo alla pagina c’è scritto “Vota progetto”. Ognuno può donarci fino a 4 punti: 1 punto votando con l’sms; 1 altro punto con facebook – attenzione perché su firefox ogni tanto non appare il tasto per votare con fb -. Una volta votato con fb il sito chiede di mettere il “like” alla pagina di Renner Italia. Se lo fate ci date gli altri 2 punti. Una volta fatto convincete qualche amico a votarci.

Nel documentario racconteremo l’amor d’Italia. Racconteremo chi si è speso e ancor si spende per ricostruire ciò che è crollato. Racconteremo le storie di chi è italiano due volte: una volta perché qui è nato. Una volta perché ha deciso di donare se stesso alla sua terra. Alla sua Nazione. Alla sua Patria che, come ci ha insegnato Nazario Sauro, “è il plurale di Padre”.

E poi il documentario lo trasmetteremo nelle scuole, nelle biblioteche, nelle piazze. Ovunque ci sia bisogno per ricordare che l’Italia, quella vera, è questa.Quella del coraggio, quella del dono, quella della comunità.

Il nostro inno si conclude con “l’Italia chiamò”. Rispondiamo

Emanuele Merlino