Va a Lucio De Priamo il Premio “Norma Cossetto – 10 Febbraio”

L’avvocato romano mise a disposizione della Rai immagini inedite dei recuperi delle salme dalle foibe giuliane

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«Io mi sono battuto con orgoglio per far emergere questa pagina di storia censurata, ma non ho fatto nulla di eccezionale: ho eseguito solo il mio dovere di italiano» ha dichiarato con commozione l’avvocato Lucio De Priamo, insignito del Premio “Norma Cossetto – 10 Febbraio” mercoledì 27 giugno presso la Sala del Carroccio del Comune di Roma. Il Comitato 10 Febbraio aveva conferito questo riconoscimento nella sua prima edizione a Simone Cristicchi e a Jan Bernas, per il lavoro di divulgazione sulla storia del confine orientale portato avanti in maniera magistrale con il loro lavoro “Magazzino 18”, stavolta la targa è stata attribuita a colui il quale portò alla luce preziosissime immagini d’epoca allora solo parzialmente diffuse riguardanti i recuperi delle salme degli infoibati dalle cavità del Carso triestino avvenuti nell’estate del 1945. Carla Isabella Elena Cace ha illustrato il senso di questa manifestazione: «Quattro italiani su cinque ancora ignorano il significato delle foibe – ha spiegato la dirigente nazionale del C10F – e noi con questa targa vogliamo ringraziare coloro i quali, anche privi di collegamenti famigliari e territoriali con questi tragici avvenimenti, si sono adoperati per diffonderne la conoscenza»

Coordinando lo svolgimento dell’evento, il ricercatore Arrigo Bonifacio, afferente alla Sapienza e membro del Comitato scientifico del Comitato 10 Febbraio, ha ricordato l’importanza delle fonti audiovisive ed orali nella ricostruzione storiografica, mentre Guido Cace ha cominciato a spiegare la vicenda che ha visto De Priamo protagonista: «Negli anni Novanta le guerre nella ex Jugoslavia consentirono di far riemergere la storia delle stragi nelle foibe, viste come precedente delle carneficine in corso – ha affermato il presidente dell’Associazione nazionale dalmata – dopo che era calata una coltre di silenzio per mezzo secolo» Il ruolo del Partito comunista italiano nel fiancheggiare i partigiani di Tito nelle loro rivendicazioni territoriali e nelle stragi di nostri connazionali, nonché il riposizionamento di Tito come interlocutore del blocco occidentale nella Guerra fredda dopo la rottura con Stalin nel 1948 sono state individuate come le cause della prolungata rimozione di queste pagine di storia nazionale: «Tramite Claudio Schwarzenberg, all’epoca Sindaco del Libero comune di Fiume in esilio, entrai in contatto con De Priamo – ha proseguito Cace – e assieme vagliammo alcune pellicole che con la mia associazione avevo reperito negli archivi dell’Istituto Luce: si trattava di materiale apparso nei notiziari della Settimana Incom, ma incompleto»

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Entra qui in gioco l’avvocato De Priamo, il quale, prima di intervenire nel dibattito, è stato premiato con la seguente motivazione:

«Per aver scovato, da un cassetto chiuso a chiave, una pagina di storia negata e, con rigore e professionalità, averla inserita nella storia comune della nostra Nazione segnando un prima ed un dopo per la storia del confine orientale.

Per aver dato le immagini, i suoni e il dolore – quel dolore che atterrisce ma che rende vivi – ad una storia d’italianità sconfitta.

Per aver insegnato ovunque fosse possibile che di là dall’acqua esisteva, ed esiste ancora, parte della nostra storia. E parte di noi.

Per aver dimostrato che di un uomo la grandezza si misura dai suoi gesti ma anche e soprattutto da quelli che è capace di ispirare in chi di lui ha il sangue o, ancor di più, in chi di lui segue l’esempio.

Per non aver preteso mai un riconoscimento che non fosse quello di sapere d’aver fatto il proprio dovere.

Per aver dimostrato che “essere italiani due volte” continua a significare che una volta qui si è nati, una volta si è meritato di dirsi italiani.

E infine perché qui, nel luogo ove la civiltà è nata, perché qui dove dalla finestra si vede un’arena che in grande ricorda quella di Pola possono finalmente risuonare delle parole immortali senza timore di essere sprecate, possono esser pronunciate le parole del Vate che da Fiume d’Italia ancora ci spingono ad essere italiani mentre descrivono che l’uomo intero è colui che sa per ogni giorno offrire ai suoi fratelli un nuovo dono; il lavoro, anche il più umile, anche il più oscuro, se sia bene eseguito, tende alla bellezza e orna il mondo”.

Per queste ragioni e per tutte quelle che la nostra storia sa e saprà riconoscere il Comitato 10 Febbraio con tutti i suoi associati – da Trieste a Cagliari, da Trento a Catania e ovunque l’anelito all’italianità si faccia pensiero e azione – assegna all’unanimità il Premio “Norma Cossetto – 10 Febbraio” all’avvocato Lucio De Priamo»

Pur essendo nato e vissuto nella Capitale, De Priamo reca incise nel dna le vicende del confine orientale italiano: «Già a 12 anni scendevo in piazza per Trieste italiana – ha ricordato il premiato – in tempi in cui i militanti comunisti davano la caccia a chi manifestava contro il compagno Tito. Oggi al leader di quel Pci, che era pronto mercanteggiare Trieste e Gorizia con il dittatore jugoslavo, è intitolata una delle principali vie di Roma, ma finalmente anche la storia di chi è morto nelle foibe ottiene spazio e qualche prima forma di giustizia. Ricevere oggi questo premio mi rende orgoglioso e felice, è una vittoria del cuore italiano»

Allorché Cace e Schwarzenberg accompagnarono De Priamo all’Istituto Luce per proiettare le pellicole originali  in suo possesso, ci si rese immediatamente conto che quanto era stato diffuso negli anni Quaranta risultava censurato:  «Il mio amico Stefano Barraco – ha spiegato De Priamo – mi disse che nella cantina di un suo zio residente a Trieste e venuto recentemente a mancare si trovavano dei filmati inediti, per i quali era stato minacciato di morte. Non esitai un attimo ed entrai in possesso di documenti che smontavano le pesanti conclusioni anti-italiane e filo jugoslave dei Combat Film che la Rai aveva proiettato: grazie all’Associazione nazionale dalmata potemmo digitalizzarli e diffonderli, nonché affidarli alla Rai affinché li utilizzasse nella sua programmazione»

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Il Presidente della Federazione delle Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati Antonio Ballarin ha quindi ribadito l’importanza di queste crude immagini e rammentato le molteplici questioni che il popolo dell’esodo ha ancora aperte con lo Stato italiano (dall’indennizzo per i beni abbandonati alla Medaglia d’oro al valor militare da appuntare sul gonfalone del Comune di Zara, la città italiana più bombardata durante la Seconda guerra mondiale). Marino Micich, direttore dell’Archivio Museo Storico di Fiume del Quartiere giuliano-dalmata alla periferia meridionale di Roma, ha riconosciuto che il fervore patriottico di De Priamo ha avuto riscontro anche in famiglia, poiché il figlio Andrea fu uno dei Consiglieri comunali che maggiormente si spese durante l’amministrazione Alemanno affinché venisse individuata e resa operativa la Casa del Ricordo e fu anche tra i promotori del Viaggio del Ricordo. Chiamato in causa, l’attuale Vicepresidente dell’Assemblea capitolina ha dichiarato di aver maturato la consapevolezza che gli esuli giuliano-dalmati hanno pagato da soli il prezzo della sconfitta dell’Italia intera ed ha perciò indirizzato gran parte della sua azione politica allo scopo di rendere giustizia a questi nostri connazionali: il suo partito, Fratelli d’Italia, ha d’altro canto di recente impedito che a Genova uno spazio pubblico venisse concesso agli organizzatori di un convegno giustificazionista nei confronti delle stragi delle foibe.

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Andando a concludere l’emozionante manifestazione, Emanuele Merlino, Vicepresidente del Comitato 10 Febbraio, ha informato il pubblico che a breve collaborerà con la redazione della popolare trasmissione Rai “Linea Verde” nella realizzazione di una puntata ambientata a Trieste e dedicata alla Foiba di Basovizza, al Magazzino 18 del Porto vecchio, al Centro Raccolta Profughi di Padriciano ed all’Abisso Plutone, mentre il Presidente del C10F Michele Pigliucci ha, infine, ribadito che il Ricordo non può essere confinato alle ricorrenze calendarizzate a ridosso del 10 febbraio, ma deve essere un impegno che dura tutto l’anno.

 

Lorenzo Salimbeni

Seconda edizione del Premio “Norma Cossetto – 10 Febbraio”

Mercoledì 27 giugno la premiazione in Campidoglio

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Il premio “Norma Cossetto – 10 Febbraio”, fortemente voluto dal Comitato 10 Febbraio – associazione di promozione sociale che da oltre dieci anni si occupa delle celebrazioni della ricorrenza del Giorno del Ricordo e di divulgazione della storia dell’italianità nell’Adriatico orientale-, giunge alla seconda edizione. La prima ha visto la consegna del premio, lunedì 21 dicembre 2015 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, a Simone Cristicchi e Jan Bernas, a riconoscimento della meritoria opera divulgativa svolta attraverso lo spettacolo teatrale “Magazzino 18” che tratta proprio del dramma dell’esodo istriano, giuliano e dalmata. Sia l’artista romano che il ricercatore storico e giornalista sono intervenuti alla cerimonia.

Quest’anno la decisione unanime dell’Associazione è stata quella di insignire del premio l’avv. Lucio De Priamo, il quale ha svolto un’opera fondamentale nella divulgazione della storia del Confine orientale attraverso la diffusione di filmati censurati della settimana Incom del 1945, in cui vi sono le riprese dei recuperi di salme nelle foibe del Carso triestino. Si tratta di filmati che oggi gli italiani conoscono, ma senza i quali sarebbe mancato un tassello testimoniale fondamentale per il ricordo di queste pagine di storia patria.

La premiazione avrà luogo mercoledì 27 giugno alle ore 18:00 presso la Sala del Carroccio del Comune di Roma, in Piazza del Campidoglio 8; interverranno Michele Pigliucci (Presidente nazionale del Comitato 10 Febbraio), Antonio Ballarin (Presidente della Federazione delle Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati), Guido Cace (Presidente dell’Associazione Nazionale Dalmata) e Lucio De Priamo.

 

L’Ufficio stampa
info@10febbraio.it – www.10febbraio.it
Piazza delle Muse, 25 – 00197 Roma

Le vittime delle foibe e dell’esodo sono testimoni di italianità

Il centenario della vittoria nella Prima guerra mondiale arricchisce i significati del Giorno del Ricordo

Pubblicato su Il Giornale d’Italia 

 

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Oltre a essere il quattordicesimo anno in cui si celebra il Giorno del Ricordo, il 2018 è anche il centesimo anniversario della vittoria della I Guerra Mondiale: una guerra crudele, tremenda, ma grazie alla quale l’Italia poté finalmente includere nei propri confini l’Istria, Zara e poco più tardi Fiume, completando così quel processo risorgimentale iniziato nel secolo precedente e portato avanti sulle penne dei poeti, prima che sulle punte delle baionette.

È una ricorrenza importante che rischia di passare sotto silenzio: quest’anno abbiamo perciò deciso che fosse importante celebrare il Giorno del Ricordo interrogandoci non soltanto sulla storia del confine orientale, delle tragedie che lo hanno insanguinato e delle vicende complesse che hanno causato l’esodo, bensì su quell’elemento comune che ci rende popolo e che ci lega al di là delle coordinate geografiche e delle epoche nelle quali ci è dato vivere: l’italianità.

Un’identità fatta di lingua, cultura, tradizione, storia comune, comune sentire, che rappresenta il presupposto stesso per l’amore per la nostra terra e per la nostra gente. Quella stessa identità che fu all’origine della scelta di quanti, in Istria e in Dalmazia, non potendo accettare di sentirsi stranieri in casa propria decisero – anche in conseguenza delle feroci persecuzioni titine finalizzate alla cancellazione dell’elemento italiano dalla Venezia Giulia – di abbandonare le proprie case e rifugiarsi nella Madrepatria perché, come recita Simone Cristicchi, “non si può vivere senza essere italiani”.

Abbiamo provato a raccontare tutto questo proponendo, per il Giorno del Ricordo 2018, un manifesto in cui Nazario Sauro – l’eroe italiano e istriano della Grande Guerra – compare al fianco di Dante Alighieri, simbolo indiscusso e invidiato della nostra grande identità nazionale. Ad accomunare i due personaggi, le cui vite furono temporalmente così distanti, fu proprio la comune appartenenza e dedizione all’italianità, al comune sentire della grande famiglia degli italiani che prescinde dal tempo, dallo spazio e dai confini degli Stati.

A congiungere i due personaggi c’è una plurisecolare presenza italiana sulle coste dell’Adriatico orientale di cui anche Dante era consapevole, allorchè scriveva nella Divina Commedia: «sì com’a Pola presso del Carnaro / ch’Italia chiude e suoi termini bagna».

Un accostamento non ardito, insomma, che deve ricordarci chi siamo, e trasmetterci quel sereno orgoglio dato dalla consapevolezza di fare parte di qualcosa di grande, di essere elementi di un popolo portatore di una missione importante nel mondo.

Il Giorno del Ricordo 2018 ha per noi questo significato: quello della riscoperta del significato di una celebrazione che non deve limitarsi al racconto di una storia, ma che da essa deve saper trarre ogni giorno il significato della nostra stessa identità nazionale.

 

Michele Pigliucci

Presidente nazionale del Comitato 10 Febbraio

Il Comitato 10 Febbraio patrocina la Corsa del Ricordo

Il messaggio del Presidente nazionale del C10F, Michele Pigliucci, alla presentazione della Corsa del Ricordo 2018

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Sin dalla prima edizione della Corsa, il Comitato 10 Febbraio ha caldamente sostenuto l’iniziativa, ritenendo che lo sport, come l’arte, sia oggi il viatico migliore per divulgare temi delicati e poco noti come la tragedia del nostro Confine Orientale. Ecco perché noi ci siamo stati, ci siamo e ci saremo. Con la certezza che la Corsa del Ricordo ogni anno crescerà sempre più e che un giorno giungerà a coinvolgere città straniere che ospitano comunità di esuli Giuliano-Dalmati. Lo spirito che guida la Corsa del Ricordo è simile a quello della nostra Associazione: raccontare a chi non sa, alle giovani generazioni e custodire una memoria fondamentale per la consapevolezza piena di chi siamo stati, siamo e saremo. Grazie a tutti gli organizzatori per aver concepito un momento di sport che diventa una festa e, nello stesso tempo, una celebrazione vitalistica ma solenne.
Il Comitato 10 Febbraio non mancherà di dar voce alla speciale iniziativa. Ovunque si corra per il Ricordo. 

Michele Pigliucci

La conferenza stampa di presentazione della Corsa del Ricorso su RomaToday

Una carrellata di figure patriottiche per risollevare le sorti d’Italia

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Articolo pubblicato su Il Giornale d’Italia

Apprezzata presentazione romana, a cura del Comitato 10 Febbraio, del nuovo libro del professor Quaglieni

 

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«In ogni luogo dove c’è un Tricolore, io mi sento a casa»: ecco perché il Prof. Pier Franco Quaglieni ha scelto di entrare nel Comitato scientifico del Comitato 10 Febbraio e presentare il suo ultimo libro “Figure dell’Italia civile” (Golem, Torino 2017) presso la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice nell’ambito di un incontro promosso dal C10F lo scorso martedì 13 giugno.

Introdotto da Michele Pigliucci (Presidente nazionale del Comitato 10 Febbraio), stimolato dal confronto con il Prof. Giuseppe Parlato (Presidente della Fondazione Spirito) e dagli spunti del moderatore della serata, il giovane ricercatore Arrigo Bonifacio, Quaglieni ha ricordato il suo impegno contro la rimozione dalla storia nazionale delle pagine riguardanti le Foibe e l’Esodo di 350.000 istriani, fiumani e dalmati. La sensibilità dimostrata per l’argomento ha consentito a Quaglieni di tenere una lectio magistralis a Palazzo Carignano di Torino nel 2005 in occasione della prima celebrazione del Giorno del Ricordo, mentre la conoscenza diretta di quelle problematiche gli è stata possibile anche grazie alla grande amicizia che lo aveva legato al fiumano Leo Valiani, il quale gli confidò che riteneva il Trattato di Osimo “un’infamia” e si rammaricava di non aver scritto nulla sulle tragedie che colpirono l’italianità adriatica nella fase finale della Seconda guerra mondiale.

«Mario Pannunzio – ha rammentato Quaglieni – non fu solo direttore del settimanale “Il Mondo”, ma anche del quotidiano “Risorgimento Liberale” e fu proprio dalle colonne di quella testata che, voce solitaria, denunciò non solo le Foibe e l’Esodo, ma anche le mattanze consumate nell’Alta Italia all’indomani della guerra: la sede della redazione romana finì bruciata da attivisti comunisti». Allievo di Leo Longanesi a “Omnibus”, Pannunzio è una delle 30 figure dell’Italia civile che l’autore passa in rassegna, fra l’aneddoto e la biografia: figurano parecchi piemontesi ed esponenti del Partito d’Azione, ma tutti anticomunisti. Fra costoro spicca Federico Chabod, il quale si spostò dalla cattedra universitaria alla presidenza del Consiglio regionale della Val d’Aosta al fine di impegnarsi per l’italianità valdostana, minacciata nell’immediato dopoguerra dalle mire gaulliste che soffiavano sul fuoco del separatismo valligiano francofono. Adempiuta vittoriosamente questa missione civile, Chabod si recò a insegnare a Napoli su invito di Benedetto Croce, ma Quaglieni si è ancora soffermato sulla dura critica mossa dall’illustre liberale nei confronti di Piero Gobetti: «Come si fa a considerare “maestro” un ragazzo morto a 25 anni? – si è chiesto Quaglieni – Rispettiamo il sacrificio del giovane antifascista, ma come intellettuale prese cantonate pazzesche, in particolare coniando l’ossimoro “rivoluzione liberale”, in quanto il liberale è riformista, non rivoluzionario, e ritenendo che la rivoluzione bolscevica avesse caratteristiche liberali»

Ricordando la figura di Concetto Marchesi, invece, Quaglieni ha riconosciuto al latinista e deputato comunista il merito di aver conferito la Laurea honoris causa a Norma Cossetto, studentessa istriana dell’ateneo padovano trucidata dai partigiani titini ed infoibata.

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È già in cantiere un secondo volume che completerà la carrellata di protagonisti dell’Italia civile descrivendo personalità come Guareschi e Longanesi, ma la fatica letteraria che è stata illustrata davanti ad un attento e partecipe pubblico ha lasciato un’amarezza nell’autore: «Idealmente si tratta di un libro rivolto ai giovani – ha spiegato il Direttore Generale del Centro Pannunzio – e perciò son stato ben lieto di presentarlo di recente in una Scuola superiore, ma l’impatto con gli studenti è stato terribile: ignoranza totale su chi fossero i personaggi di cui parlavo, anche da parte di giovani di origine straniera che non fanno nulla per capire la nostra storia e la nostra cultura. La scuola ha evidentemente rinunciato alla sua missione di formare gli italiani»

Anche alla luce di tale esperienza e valutando l’attuale classe dirigente «inconsistente e priva di cultura», Quaglieni nel dibattito finale si è dichiarato pessimista riguardo le sorti italiane, eppure ha voluto far sua una frase dell’insigne giurista friulano Francesco Carnelutti: «Amo disperatamente l’Italia»

Una frase che si adatta benissimo anche all’impegno assiduo che il Comitato 10 Febbraio mette in pratica per “un Ricordo che dura tutta l’anno”, con riferimento non solo alla complessa vicenda del confine orientale, ma anche alla salvaguardia della Storia Patria.

 

Lorenzo Salimbeni