18 agosto 1946: una strage anti-italiana

Articolo pubblicato su Il Giornale d’Italia

Mare rosso sangue a Vergarolla 

 

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Nella storiografia del Novecento non si contano i morti “cancellati” per calcoli internazionali. Alcuni sostengono si tratti di inevitabili “corsi e ricorsi della storia”, che non ci toccano da vicino. Ma non è così, perché tutto questo – e molto altro – hanno vissuto i nostri connazionali del confine orientale d’Italia, prima e dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

Istria, Fiume e Dalmazia: nomi che forse non dicono molto alle giovani generazioni ma che, fino a pochi decenni fa, sono state regioni italiane a tutti gli effetti. Grazie all’istituzione della “Legge del Ricordo”, nel 2004, si è in parte fatta luce su questa storia e, soprattutto, sono stati riconosciuti dalle Istituzioni gli eccidi delle foibe ed il conseguente esodo di circa 350mila italiani. Ma oltre sessant’anni di silenzio sono difficili da colmare e le drammatiche “storie nella storia” – completamente dimenticate – sono numerose. Una in particolare: della più grande strage di connazionali in tempo di pace della storia della Repubblica italiana, infatti, finora se ne è parlato pochissimo e soltanto in specifici ambienti culturali. L’innegabile e recente merito di averlo portato alla ribalta nazionale è di Simone Cristicchi e Jan Bernas, attraverso un toccante brano dello spettacolo “Magazzino 18” e di Alessandro Quadretti, con il suo docu-film.

La storia

Domenica 18 agosto 1946. La guerra è finita da pochissimo e l’Istria è occupata dai partigiani comunisti del maresciallo Tito. Da anni è in atto la stagione del terrore e della pulizia etnica ai danni degli italiani. Il “lungo esodo” è già iniziato. Ma non da Pola che, ancora, è amministrata dalle truppe britanniche. La morte – con le sue conseguenze di terrore e fuga – in questa città viene portata a Vergarolla, una famosa spiaggia gremita di partecipanti in occasione delle locali gare di nuoto. Inizia tutto con un grande boato: scoppiano alcune mine antinave incustodite. Vengono letteralmente polverizzate intere famiglie, il mare si tinge di rosso al punto che per molto tempo nessuno mangerà più pesce: più di un centinaio i morti, di cui solo 64 identificati. Altrettanti i feriti. Non mancano gli atti di eroismo: il dottor Micheletti perde i due figli, ma continua a prestare soccorso per oltre 48 ore. Sarà poi esule, per non trovarsi un giorno a “curare gli assassini della sua prole”.

 

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Le ragioni dell’attentato

Raccontata così, potrebbe sembrare una “semplice” sciagura. La guerra è cessata da oltre sedici mesi e le mine potrebbero essere esplose per caso. Ma non è la sorte a decidere in questa circostanza. Documentazioni e prove inconfutabili dimostrano che si è trattato, infatti, di un’azione delle squadre di sabotatori dell’Ozna, la polizia segreta di Tito. L’intera Pola ha sentimenti italiani, infatti, e la cittadinanza aspira a restare legata alla Madrepatria. Tutti confidano sulle dichiarazioni di principio degli americani, secondo le quali ogni popolo dovrebbe avere “il diritto di poter decidere in piena autonomia del proprio destino”. La riunione di tanta gente sulla spiaggia, al momento della deflagrazione, non è dovuta solo alla gara tenuta della Società “Nautica Pietas Julia”, ma è l’occasione per l’ennesima manifestazione di italianità. La stessa “Arena di Pola”, il quotidiano cittadino, reclamizza l’evento come filo-italiano.

 

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Le indagini mancate e i documenti ritrovati

All’epoca, sul reale movente e sugli esecutori del vile attentato terroristico si indagò poco e male. Nessuno, forse, aveva la reale intenzione di individuarne con chiarezza le dinamiche. Ci sono volute decine di anni perché dagli archivi inglesi uscisse una documentazione capace, da sola, di fare piena luce. Il comando inglese diede mandato ad una Commissione d’inchiesta di individuare le responsabilità della strage. Quest’ultima giunse a concludere che le mine erano in stato di sicurezza, poiché disattivate e che alcuni testimoni, fra i quali anche un inglese, asserivano che poco prima dell’esplosione avevano udito un piccolo scoppio e visto un fumo blu correre verso le mine. Pertanto, nella relazione finale fu espresso il parere che “gli ordigni sono stati deliberatamente fatti esplodere da persona o persone sconosciute”. Esistono carte, poi, tratte dal “Public Record Office” di Londra tali da togliere ogni dubbio su quei fatti. Della documentazione fa parte una dettagliata informativa, datata 19 dicembre 1946, in cui si imputa chiaramente all’Ozna la paternità della strage. Per non parlare, poi, delle decine di testimoni oculari. Il messaggio per gli italiani di Pola doveva essere chiaro e forte: restare e accettare il regime comunista, oppure lasciare da esuli l’Istria. E ottennero il risultato voluto. Ne consegue, infatti, il tristemente celebre esodo dalla città, culminato nel febbraio del 1947 con i viaggi del piroscafo “Toscana”.

Soltanto il 18 agosto 2011 è stata posta una stele con i nomi e l’età di quegli innocenti che ancora gridano una giustizia a loro negata. Oggi è un nostro dovere ricordare. E bisogna farlo non solo per la dignità delle vittime, ma per costruire un futuro migliore, impossibile senza la piena consapevolezza del nostro passato.

Carla Isabella Elena Cace

Inaugurazione della sede nazionale del Comitato 10 Febbraio in occasione della proiezione del docu-film “L’ultima spiaggia”

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L’inaugurazione della sede del Comitato 10 Febbraio presso la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice in Piazzale delle Muse a Roma è stata la cornice in cui è approdato nella capitale il docu-film di Alessandro Quadretti “L’ultima

Carla Cace e Alessandro Quadretti

spiaggia. Pola fra la strage  di Vergarolla e l’esodo”, realizzato da Officinemedia in collaborazione con il Libero Comune di Pola in Esilio e con il sostegno di Simone Cristicchi e del Circolo di cultura istro-veneta “Istria”.

Introducendo l’incontro, il professor Giuseppe Parlato si è detto lieto di vedere la Fondazione da lui presieduta divenire un luogo sempre più aperto e frequentato di dibattito e di approfondimento, a partire da argomenti come la strage di Vergarolla, una carneficina di civili italiani della quale finora si è parlato troppo poco. Michele Pigliucci, presidente nazionale del Comitato 10 Febbraio, ha ricordato come l’associazione da lui presieduta si batta proprio per ricucire quelle pagine di storia nazionale che sono state strappate: riguardo Vergarolla in particolare c’è ancora tanto da scrivere, per capire chi c’è dietro la strage e per fronteggiare quanti ancora infangano la memoria di quel tragico evento, con riferimento a chi nei giorni precedenti ha nuovamente danneggiato la lapide che a Pola commemora il dottor Geppino Micheletti, il quale nelle ore immediatamente successive allo scoppio operò e salvò decine di feriti, pur sapendo che tra i morti e i dispersi figuravano pure i suoi due figli. Il padre esule da Pola ed il nonno sottufficiale di Marina scomparso nelle terribili giornate dell’occupazione jugoslava del capoluogo istriano nel maggio 1945 costituiscono i legami diretti del regista Alessandro Quadretti con la drammatica vicenda del confine orientale italiano, anche se è giunto a interessarsi di Vergarolla mosso da un senso di giustizia e dalla sua passione di storico che non aveva trovato traccia di questa sanguinosa vicenda nei libri e nella memoria nazionale. Essendoci in effetti poca storiografia sull’argomento, il lavoro svolto assieme al ricercatore Domenico Guzzo si è basato soprattutto sulle tante testimonianze ancora reperibili dei testimoni di quella terribile giornata, rintracciati tramite il tessuto connettivo del Libero Comune di Pola in Esilio. Ha così preso forma un docu-film che ricostruisce antefatti, sviluppi e conseguenze della maggiore stragi di civili italiani nel dopoguerra: le lapidi commemorative riportano i nomi di 65 vittime riconosciute, ma la presenza a Pola, enclave anglo-americana nella Zona B sotto controllo jugoslavo, di tante persone giunte più o meno segretamente o senza documenti dall’interno dell’Istria, potrebbe far lievitare il numero dei morti fino al centinaio (come stimato da un medico britannico che affiancò Micheletti negli interventi chirurgici presso l’ospedale polesano).

Scritto e prodotto dal regista assieme a Guzzo, “L’ultima spiaggia” si apre con un’ampia e precisa ricostruzione della vicenda storica che fa da sfondo all’eccidio di Vergarolla a cura di storici come Raoul Pupo, Giorgio Federico Siboni e Giuseppe Parlato, del direttore del mensile del LCPE Paolo Radivo (autore di varie ricerche sul tema) e di Gaetano Dato, al quale si deve l’unica monografia che ha finora ampiamente affrontato da un punto di vista storiografico questa vicenda, pur senza giungere a conclusioni chiare in merito a responsabili e moventi. Emozionanti e commoventi risultano le testimonianze di esuli da Pola che vissero quella tragedia, in cui morirono amici e parenti: Lino Vivoda, Livio Dorigo e Claudio Bronzin fra gli altri, ma preziosi risultano pure i contributi di Simone Cristicchi, il quale ha inserito anche Vergarolla nella sequenza di tragedie rappresentate nel suo “Magazzino 18”. Le tensioni internazionali del 1946 e le esplosioni con vittime nelle polveriere di Pola, che avvennero nei mesi precedenti, contestualizzano quel tragico 18 agosto, dopo il quale si fece sempre più concreta la volontà già espressa da centinaia di polesani di esodare qualora la città venisse ceduta alla Jugoslavia. Nel documentario emerge fra l’altro che la velocità in sala operatoria, acquisita da Micheletti durante gli anni di guerra in guisa di medico militare, consentì di salvare molti feriti: trasferitosi poi a Narni in Umbria, il chirurgo avrebbe conservato sempre nel suo camice un piccolo calzino, quasi una reliquia, che in realtà costituiva quasi tutto ciò che rimase del figlio minore, letteralmente polverizzato dall’esplosione. L’esodo da Pola è stato rappresentato attingendo anche ad immagini poco note provenienti dall’Istituto Luce e l’auspicio finale (il ritorno di chi è stato costretto ad abbandonare tutto) si accompagna alla speranza che nuove approfondite ricerche negli archivi civili e militari italiani, ex jugoslavi, inglesi e statunitensi possano contribuire a completare la ricostruzione di questa tragica pagina.

Nell’ampio e partecipato dibattito conclusivo, moderato dalla giornalista e dirigente del C10F Carla Isabella Elena Cace, Quadretti si è soffermato in particolare su una vicenda che affiora nella ricostruzione storica fornita dal suo lavoro: la lotta armata che gruppi di italiani condussero nell’entroterra istriano contro l’occupazione jugoslava, probabilmente in sinergia con anticomunisti sloveni e croati. Tutti gli indizi e la logica portano ad attribuire la responsabilità di Vergarolla all’OZNA, la polizia segreta di Tito, la quale può aver aggiunto questo crimine alla sua lista di efferatezze proprio come “rappresaglia” per quanto stavano attuando i partigiani italiani. Si tratta di nuove domande e di altri filoni di ricerca che strutture come il Comitato 10 Febbraio e la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice intendono approfondire, vagliare e sviscerare.

 

Lorenzo Salimbeni

Un momento della presentazione

Inaugurazione della sede nazionale del Comitato 10 Febbraio

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Con grande orgoglio vi invitiamo ​Sabato 23 alle ore 16 in piazza delle Muse 25, presso la sede della Fondazione Ugo Spirito e Renzo de Felice, alla prima romana del documentario di Alessandro Quadretti sulla strage ancora senza colpevoli di Vergarolla. “L’ultima spiaggia. Pola fra la strage di Vergarolla e l’Esodo” è l’ultimo documentario diretto dal regista forlivese Alessandro Quadretti, prodotto da Officinemedia in collaborazione con il Libero Comune di Pola in Esilio e sostenuto da Simone Cristicchi.
Con l’occasione verrà inaugurata la sede Nazionale del “Comitato 10 febbraio”, all’interno degli spazi della prestigiosa Fondazione.

Interverranno: Prof. Giuseppe Parlato – Presidente della Fondazione Ugo Spirito; Dott. Antonio Ballarin – Presidente Federesuli; Alessandro Quadretti, regista; Carla Isabella Elena Cace, Emanuele Merlino, Lorenzo Salimbeni e Michele Pigliucci del Comitato 10 febbraio.

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