Un bel pomeriggio a Capodistria

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Di seguito riportiamo la relazione dell’importante incontro che si è svolto il 19 febbraio 2016 presso la sede dell’Unione degli Italiani di Capodistria.

L’iniziativa, dal titolo “La consapevolezza della storia per costruire la pace”, ha visto la partecipazione del prof. Giuseppe Parlato, della dott.sa Alessandra Argenti Tremul, del dott. Michele Pigliucci e di tanti autorevoli rappresentanti dell’associazionismo esule e rimasto, oltre al padrone di casa dott. Maurizio Tremul. Il dibattito è stato moderato dalla giornalista dott.sa Silvia Stern.

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del Partito Comunista Italiano riguardò d’altro canto non solo i “monfalconesi”, ma anche avventurieri, militanti attirati dalla possibilità di divorziare prevista dalle leggi jugoslave e personaggi collusi con le azioni criminali consumatesi nel corso dei Quaranta Giorni di Trieste. Costoro confluirono nell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume, fondata nel 1944 e saldamente in mano a Kardelj, stretto collaboratore di Tito: scuole e maestri della componente italiana subivano quotidiani attacchi, provvidenziali risultavano gli aiuti economici che filtravano dall’Italia e intanto l’esodo proseguiva come uno stillicidio sino all’estate del 1955. Di lì a poco gli Accordi italo-jugoslavi di Udine (nei quali era contemplata la propusnica per agevolare la circolazione locale transfrontaliera) segnarono il primo passo per ristabilire legami che si erano spezzati, laddove a gennaio 1956 la comunità italiana in Jugoslavia scendeva da 7.000 a 3.000 componenti, anche per effetto dell’istigazione a esodare attuata da esponenti del controesodo in seno all’UIIF, un organismo che gli italiani locali non avevano mai apprezzato. Ulteriori spunti di riflessione proposti dalla relatrice hanno riguardato il progetto dei comunisti italiani di Rovigno di costituire nell’immediato dopoguerra una settima repubblica italofona nella compagine jugoslava, approfittando della consistenza numerica che ancora premiava la componente italiana in Istria e Carnaro, mentre alla Conferenza di Pace vi erano italiani provenienti dall’Istria tanto nella delegazione italiana quanto in quella di Belgrado e l’esodo da Pola avrebbe travolto pure istriani ivi riparati dalla Zona B e dalmati insidiatisi successivamente al Trattato di Rapallo.

È stata quindi data lettura della sintesi di un messaggio inviato da Antonio Ballarin, Presidente della Federazione degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati, il quale ha salutato questo evento come una tappa nell’itinerario che porterà a ricostruire un senso di appartenenza, traendo esempio dalle commemorazioni condivise del Giorno del Ricordo che avvengono a Umago. A partire da tre punti fermi (memoria, identità e prospettiva) si confida di sviluppare il dialogo tra esuli e autoctoni, i cui prossimi obiettivi potranno essere l’elaborazione di percorsi educativi da stilare congiuntamente e la celebrazione solenne nelle Comunità Italiane del prossimo Giorno del Ricordo.

Paolo Sardos Albertini, Presidente della Lega Nazionale, ha ricordato uno dei primi incontri tra FederEsuli e UI, avvenuto a Cittanova negli anni Novanta: le prospettive di collaborazione vennero stroncate dalle polemiche, ma fortunatamente è proseguita la ricostruzione storica dell’esodo e dei suoi antefatti. Alla conoscenza va affiancata la comprensione ed in tal senso è stata ricordata la preziosa opera di William Klinger, il quale ha presentato Tito come un leader comunista capace di costruire uno Stato attraverso una rivoluzione che si basava fra l’altro sui meccanismi del terrore orchestrati dall’OZNA, le centinaia di migliaia di morti sloveni e croati fra gli oppositori o presunti tali e le pressioni sugli italiani affinché esodassero in maniera tale da rendere sicura e priva di potenziali quinte colonne la fascia di confine.

“Non c’è stanchezza nel Giorno del Ricordo”: a dodici anni di distanza dall’approvazione della Legge 92/2004 il Sindaco del Libero Comune di Pola in Esilio Tullio Canevari ha voluto sottolineare il fervore che ancora accompagna molte iniziative dedicate al 10 Febbraio. Il sodalizio da lui rappresentato continua poi a collaborare con le istituzioni culturali polesane, a partire dal Museo Archeologico, con il quale è stata rammentata la preziosa opera di restauro e tutela attuata dal prof. Roberto Mirabella ai tempi della Zona A. Pur restando il rammarico per non essere stato ancora ricevuto dal sindaco di Pola, Canevari ha guardato con fiducia al futuro, a partire dalla composizione della delegazione che ha partecipato alla cerimonia del Giorno del Ricordo presso il Senato della Repubblica: assieme a lui e a due consiglieri vi era un bambino di 10 anni.

Soddisfazione per l’evento che si stava avviando a conclusione è stata espressa dal Presidente della Fameia Capodistriana Piero Sardos Albertini, secondo il quale ogni iniziativa di questo tipo rappresenta comunque un passo avanti e pertanto ha invitato a perseverare. A tal proposito sarà sicuramente preziosa la collaborazione che il presidente dell’Istituto Regionale per la Cultura Istriana fiumana e dalmata Franco Degrassi ha assicurato affinché il 10 febbraio diventi una ricorrenza non solo in Italia, ma anche in queste terre, in maniera tale da inserire pure il contributo delle comunità italiane nel dibattito. Tuttavia Braico, il quale è Presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane, ha evidenziato che gli esuli devono ancora digerire la storia, mentre la Legge 73 si è dimostrata fondamentale per salvaguardare l’italianità d’oltreconfine.

Battute finali della serata dedicate dal professor Parlato alla necessità di ricomporre una pagina strappata, nella quale le memorie di esuli e rimasti appaiono compatibili, la Argenti ha auspicato approfondimenti nelle ricerche inerenti l’Esodo e Pigliucci ha evidenziato come la caduta dei confini in Europa abbia comportato la necessità di ridiscutere l’identità nazionale. E in effetti, coerentemente con il proprio proposito di sviluppare “un Ricordo che dura tutto l’anno”, il Comitato 10 Febbraio archivia i lusinghieri risultati di questo e altri appuntamenti concomitanti con le celebrazioni del Giorno del Ricordo 2016 e si predispone a nuove iniziative che mantengano viva la storia dell’italianità per tutto il resto dell’anno.

 

Lorenzo Salimbeni

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