Venezia ricorda quei due miti italiani dimenticati

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Alida Valli e Nazario Sauro, due figure dell’italianità istriana

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Articolo pubblicato su IlGiornaleOff 

 

Red carpet, giornalisti, fan adoranti in attesa di immortalare una star.

Nel mentre, in una sala dello storico hotel Excelsior – location centrale nella storia della cultura cinematografica italiana –, la Regione Veneto, in collaborazione con la Mostra ospita incontri e conferenze di altissimo livello.

Quest’anno, in collaborazione con il CINIT – Cineforum Italiano – e l’ANVGD – Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia – si sono tenute due conferenze davvero molto importanti dedicate all’Istria.

La storia del confine orientale d’Italia è, come ben sappiamo, uno dei temi meno trattati, per non dire “esclusi”, del panorama culturale, storico, educativo ed è quindi necessario riscoprirlo proponendolo nei luoghi più importanti e capaci di influenzare l’opinione pubblica e la coscienza generale.

E se ancora non ci sono film capaci di raccontare l’esodo e le foibe – la fiction “Il cuore nel pozzo” purtroppo non può essere considerata né un successo né, peggio ancora, un buon lavoro – allora parlarne a Venezia diviene un inizio davvero lodevole.

La prima conferenza è stata dedicata ad una delle più importanti attrici d’Italia. Protagonista al cinema come nell’immaginario comune: siamo nel 1998. Con una cerimonia sfarzosa e seguitissima l’American Film Institute annuncia i 100 migliori film della storia del cinema americano.

La lista dei film è piena di capolavori e di attori e attrici indimenticabili.

E anche l’Italia è rappresentata.

Nel film “il Terzo Uomo” di Carol Reed con Orson Welles la protagonista è un’attrice italiana nata a Pola con un cognome nobile: Alida Maria Altenburger von Markenstein und Frauenberg.

Conosciuta e amata col nome, scelto dall’elenco del telefono, di Alida Valli.

Una vita per il cinema, una vita da cinema.

Nata a Pola nel 1921 esordisce al cinema nel 1936 con “I due sergenti” insieme a Gino Cervi. Primo e ultimo film con il suo nome. Poi nome d’arte e successo in Italia e, dopo la guerra, ovunque. “La più amata degli italiani”.

Dopo tantissimi film, serie televisive e spettacoli teatrali venne dimenticata e morì nel 2006 in estrema povertà.

Ed è quindi fondamentale l’uscita del libro “Alida Valli da Pola ad Hollywood e oltre” a cura di Alessandro Cuk – vicepresidente del Cinit e presidente del Comitato Provinciale di Venezia dell’Ass. Nazione Venezia Giulia e Dalmazia – edito da Alcione Editore.

Un libro ricco di curiosità, informazioni ed approfondimenti.

La storia cinematografica e umana di un attrice che ha conquistato il mondo ma il cui “cuore è sempre là, in Istria”.

Negli anni vari articoli e pubblicazioni hanno raccontato la grande attrice ma ci voleva una sensibilità particolare per cogliere appieno il talento e l’anima di Alida Valli.

Ed è la capacità di raccontare anche gli aspetti più oscuri e identitari che rende questo libro indispensabile. E forse soltanto un autore come Alessandro Cuk, che unisce una conoscenza enciclopedica del cinema all’essere di origini istriane, poteva riuscirci.

Un libro da leggere e gustare. Un’ottima scusa per riscoprire una serie di film centrali nella storia del cinema e un’attrice che fino alla fine ha rubato la scena per intensità e capacità: nel 2004, la Croazia decide di premiarla come grande artista croata, ma lei rifiuta il premio affermando: “Sono nata italiana e voglio morire italiana”.

Dopo la presentazione la conferenza su Alida Valli si è tenuta quella su “Nazario Sauro e il Cinema”.

L’eroe e martire capodistriano, dopo gli anni ’50, è stato dimenticato dalla cultura cinematografica anche se ha avuto una vicenda che fra avventura, tragedia e amore sarebbe stata perfetta per una riduzione cinematografica o televisiva anche e soprattutto in questi anni in cui si commemora, o si dovrebbe commemorare, la Grande Guerra.

Ricordarlo a Venezia ha quindi il sapore di un tardivo, anche se importante, riconoscimento. Il ricco, e prestigioso, parterre ha parlato di Nazario Sauro con attenzione e commozione. Renzo Codarin – Presidente Nazionale dell’ANVGD – ha ricordato come anche a Trieste fosse stato per lunghi anni difficile ricordare il “Garibaldi dell’Istria”  ma che l’impegno costante e la fede hanno fatto sì che il 10 agosto di ogni anno – anniversario del Martirio – finalmente tutta la città possa e voglia unirsi nel ricordo.

Significativo il suo intervento, così come quello colto e alto del Presidente del Consiglio Regionale del Veneto Roberto Ciambetti, nel ribadire come il ricordo e il rispetto della nostra storia siano qualcosa di vivo e certamente non scontato.

Ed è infatti con questo spirito che la Regione Veneto organizza molte iniziative sulla Grande Guerra e sulla presenza veneziana in Istria. Non sciocco e sterile revanscismo ma memoria viva capace di costruire un futuro.

In questo senso davvero applaudito l’intervento del Professore Davide Rossi dell’Università di Trieste che ha richiamato al superamento di ogni tipo di disfattismo.

“Alcune amministrazioni illuminate realizzano eventi e celebrano le ricorrenze importanti della nostra storia sia direttamente che in regime di sussidiarietà grazie al lavoro di professionisti e associazioni. È agli esempi virtuosi che bisogna guardare perché abbiamo le capacità professionali e umane per riporre al centro del dibattito politico e culturale la nostra storia. Non provarci sarebbe trasformare una vittoria, se non certa quantomeno probabile, in una sconfitta.”

Ed è a questo proposito che Emanuele Merlino del Comitato 10 febbraio ha concluso ricordando come addirittura Totò omaggiasse Nazario Sauro in “Arrangiatevi!” di Mauro Bolognini del 1959.

“è particolarmente significativo il fatto che in un film di cassetta venga citato un eroe della prima guerra mondiale. Non solo per l’omaggio ma anche e soprattutto perché dimostra come il pubblico dell’epoca avesse perfettamente chiari tutti i riferimenti storici e ideali del periodo e di quella che è stata la nostra guerra d’indipendenza. Oggi è tutto diverso ed è per far riscoprire un’identità comune che le nostre associazioni s’impegnano. Il testamento di Sauro – “Sempre, ovunque e prima di tutto Italiani” – ci obbliga a questo. All’impegno e al donarsi per l’Italia.”

A cura del Comitato 10 Febbraio

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