Presentato ad Acqui il libro di chi ritiene il Giorno del Ricordo “un memoriale fascista”

Claudio Bonante e Angelo Toscano  (Comitato 10 Febbraio): “Presentato sabato ad Acqui dall’ANPI e dalla Consigliera comunale Cordasco il libro di chi pensa che il Giorno del Ricordo sia un memoriale fascista”

Lo storico Eric Gobetti, che si fa fotografare sui luoghi di Tito a pugno alzato, sostiene che il termine foibe “evoca barbari scenari” mentre “furono solo luoghi di sepoltura”

 

Ad Acqui Terme, sabato 9 ottobre alle ore 17, si è tenuta la presentazione del volume “E allora le foibe?” di Eric Gobetti, presentazione organizzata dall’ANPI acquese e moderata da Giulia Cordasco, Consigliera Comunale di Acqui Terme del Movimento 5 Stelle.

Che senso ha il “Giorno del Ricordo” in Italia se, proprio nei giorni in cui in oltre 170 comuni italiani si ricorda il martirio di Norma Cossetto, giovane studentessa istriana uccisa e violentata dai partigiani slavi nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943, si organizzano presentazioni di volumi come quello di Eric Gobetti, “E allora le foibe?”, anziché dare spazio a storici seri? Cadono le braccia e la stanchezza aumenta davanti a provocazioni come questa (perché è una provocazione). Il primo istinto sarebbe quello di ignorarle, lasciandole alla loro giusta misura, che si avvicina allo zero. Ma stavolta non possiamo tacere.

Partiamo da una premessa doverosa: siamo i primi sostenitori della sacrosanta libertà di stampa, di parola e anche di satira. “E allora le foibe?” riprende una celebre battuta di Caterina Guzzanti con la quale il personaggio da lei interpretato interrompeva qualsiasi critica, in particolare a presunte aderenze al razzismo, all’antisemitismo etc, pronunciando questa frase a ripetizione. A qualcuno di noi questa battuta ha sempre fatto male, ma la comicità prevede un certo grado di cattiveria o toni “politicamente scorretti”. E in un contesto del genere, seppur di cattivo gusto, è tollerabile.

Diverso è il caso di un libro che vuole essere “storico”. Il pamphlet di Gobetti, infatti, viene pubblicato da Laterza nella collana dal significativo titolo “La Storia alla prova dei fatti”. Peccato però che si tratti invece della Storia alla prova dell’ideologia, della faziosità, del giustificazionismo e, per così dire, dell’ignorazionismo (che vuol dire ignorare in maniera selettiva dei fatti che potrebbero confutare la propria tesi) sulle vicende del confine orientale d’Italia. Fare ironia sui morti e sul dramma di migliaia di connazionali, in questo caso, è intollerabile.

“Ogni anno il 10 febbraio ricorre il “Giorno del Ricordo” istituito con la legge 30 marzo 2004 n.92 per «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale” – commentano Claudio Bonante, segretario provinciale del Comitato 10 Febbraio, e Angelo Toscano, referente di Acqui Terme del medesimo comitato – “Troviamo vergognoso che nel 2021 si possa pubblicamente dar spazio a prodotti editoriali provocatori già dal titolo e che nascono con l’intento di sminuire la tragedia degli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia, riconosciuta come tale dagli italiani a partire dai Presidenti della Repubblica, che hanno detto parole definitive sull’argomento”

“Nel 2019 Sergio Mattarella si è espresso in modo chiaro definendo le foibe e l’esodo una “sciagura nazionale” con un monito contro il negazionismo. Parole che non devono essere giunte all’orecchio di Eric Gobetti, che qualche anno fa si fece fotografare con il pugno chiuso di fianco a un ritratto di Marx, con il fazzoletto rosso al collo e alle spalle la bandiera dei partigiani titini, gli stessi che trucidarono migliaia di italiani. E non devono essere giunte neppure all’orecchio dell’ANPI acquese e della Consigliera Comunale Cordasco” – continuano dal Comitato 10 Febbraio – “Difficile che un profilo come quello di Eric Gobetti possa compiere un’analisi oggettiva sulla drammatica vicenda delle Foibe. Quanto scritto nella sinossi del libro e quando detto in altri interventi pubblici di Gobetti fa emergere una visione ideologica, che è il contrario di quanto dovrebbe fare un bravo storico”

“D’altro canto continuare a definire le vittime delle foibe “fascisti” come fa Gobetti (citiamo testualmente: “nella narrazione pubblica del Giorno del Ricordo si sta affermando sostanzialmente la visione per la quale solo i partigiani sono carnefici, mentre i fascisti sono solo vittime”) e non persone la cui unica colpa era quella di essere italiani, vuol dire travisare del tutto la realtà dei fatti” – concludono dal Comitato 10 Febbraio – “Se oltre 300.000 persone sono scappate via dalla propria terra a causa di una “psicosi collettiva”, crediamo che la stessa abbia colto l’entourage di Laterza, l’ANPI acquese e la consigliera Cordasco nel trattare Gobetti come uno storico squalificando la credibilità di quella che fu una casa editrice di pregio e, peggio, offendendo la verità e il dolore, che gli anni possono solo mitigare ma non cancellare, di chi ha perso tutto a causa del comunismo e del Maresciallo Tito”

 

presentazione_gobetti

In 170 città sboccia Una Rosa per Norma

C10F Una Rosa per Norma 2021 in 170 città

Per il terzo anno consecutivo, il Comitato 10 Febbraio organizza la manifestazione nazionale “Una Rosa per Norma Cossetto” per commemorare l’eroina istriana. 
Il Comitato 10 Febbraio ricorda il sacrificio di Norma Cossetto, la giovane istriana sequestrata, torturata, violentata e gettata in una foiba dai partigiani comunisti slavi e assurta a simbolo della tragedia delle foibe grazie alla Medaglia d’Oro al Merito Civile, concessale nel 2005 dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Domani, Sabato 2 ottobre 2021, inizieranno le cerimonie della manifestazione nazionale “Una Rosa per Norma Cossetto”, giunta alla terza edizione e che si protrarrà fino a domenica 10 ottobre.
“In 170 città italiane ed estere – dice il presidente nazionale del Comitato 10 Febbraio, Emanuele Merlino – sarà ricordata la figura di Norma Cossetto, la giovane studentessa istriana sequestrata, torturata, violentata e infine gettata in una foiba la notte tra il 4 e 5 ottobre 1943 dai partigiani comunisti di Tito.
“Norma è un’eroina italiana – dichiara Emanuele Merlino – una donna che ha affrontato il martirio pur di non tradire il proprio amore per la nostra Nazione.
Sono orgoglioso di constatare che “Una Rosa per Norma Cossetto” sia diventata un’iniziativa straordinariamente partecipata, da nord a su dell’Italia e anche all’estero. Infatti, si terranno manifestazioni a Dublino, Belfast, Santa Cruz di Tenerife, Washington e New York – conclude Merlino – a testimonianza che Norma Cossetto è conosciuta e ricordata ovunque per la sua tragica vicenda, ma anche per quello che rappresenta e che, come tutti i crimini, va ricordato per evitare che accada nuovamente.”

 

177 città in cui si svolgeranno eventi nell’ambito di UNA ROSA PER NORMA 

 

Nel parco Capodimonte è stata imbrattata la targa in memoria dei Martiri delle foibe

targa foibe Parco Capodimonte Napoli sporcata

Nel Parco Capodimonte a Napoli, la targa posta in memoria dei martiri delle foibe e degli esuli istriani, giuliani e dalmati è stata volgarmente imbrattata con una scritta che inneggia al dittatore comunista slavo Tito.

“Registriamo con sdegno l’ennesimo oltraggio alla memoria di una delle pagine più dolorose della nostra storia nazionale, nella quale hanno perso la vita migliaia di italiani.”

Questo il commento del presidente nazionale del Comitato 10 Febbraio, Emanuele Merlino.

“Siamo stanchi di veder continuare in tutta Italia l’escalation di odio contro i monumenti che ricordano l’eccidio delle foibe, un dramma che rappresenta una ferita ancora aperta per la nostra storia nazionale – prosegue Merlino – i vigliacchi che hanno agito a Napoli, non fermano la nostra azione per la salvaguardia della cultura italiana dell’Adriatico orientale. Anzi incrementeremo in tutta Italia i nostri eventi di formazione e di discussione con associazioni, scuole, istituzioni.

La verità non può essere infoibata – conclude Merlino – il nostro Comitato si attiverà insieme ai nostri iscritti napoletani per pulire la targa e ripristinare il decoro nel Parco Capodimonte”

Comitato 10 Febbraio

Roma, 30 settembre 2021 

 

Immagine tratta dal sito www.capodimonte.cultura.gov.it
Immagine tratta dal sito www.capodimonte.cultura.gov.it: la sistemazione dei profughi giuliano-dalmati nel CRP del Bosco di Capodimonte. 

 

Storia di Norma

Norma

Norma Cossetto nasce il 17 maggio 1920 a Santa Domenica di Visinada (oggi Labinci in Croazia) in Istria. Figlia di Giuseppe e Margherita Cossetto, aveva una sorella più piccola, Licia. Il padre era un proprietario terriero, ma ricoprì anche il ruolo di podestà di Visinada, di segretario politico del Fascio locale e commissario governativo delle Casse Rurali. Un uomo conosciuto e con le idee politiche molto chiare tanto da partecipare alla Marcia su Roma. Era molto amato dai suoi dipendenti e dai coloni, italiani o slavi che fossero. Fino alle elementari Norma studia a Santa Domenica per poi trasferirsi a Gorizia fino al conseguimento della maturità classica. Partecipa a tutte le manifestazioni patriottiche e fa parte delle associazioni studentesche (e continuerà a farlo all’università iscrivendosi alla sezione femminile di Pola del GUF). Nel 1939 si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Padova, dove vive come studentessa fuorisede. È riconosciuta da tutti come ragazza sportiva, allegra e molto portata per le lingue (parla francese e tedesco), suona il pianoforte, gioca a basket e tira con l’arco. L’attaccamento all’Istria la porta a ottenere una tesi dal titolo “L’Istria rossa” – che prende il nome dal caratteristico colore rossastro che la bauxite dà alla terra istriana – che la porta a girare in bicicletta, da sola, per i paesini e le strade dell’Istria durante la guerra. Da subito afferma di voler diventare insegnante sia per l’amore per le giovani generazioni sia per, tramite il lavoro, avere la propria indipendenza, sia per poter portare il proprio contributo, aiutando a formare uomini e donne migliori, al benessere della propria comunità e alla crescita dell’Italia. Proprio per questo si propone e ottiene una supplenza al liceo Carli di Pisino e poi al magistrale di Parenzo. Ne ottiene altre, brevi, a Spalato e Albona. L’estate del 1943 cambia tutto per l’Italia e per l’Istria. Dopo la caduta del fascismo, il 25 luglio, l’8 settembre viene annunciato l’armistizio con le potenze Alleate. L’esercito italiano si sfalda e il controllo del territorio viene meno. In questa situazione la resistenza al fascismo e al nazismo, molto accanita in Jugoslavia, si espande in Istria. Ma non solo in funzione antifascista. I gruppi partigiani vengono egemonizzati dalla componente slavo comunista, guidata dal Maresciallo Tito, anche se gli italiani sono comunque molti. L’intento è quello di vendicarsi dei torti, veri o presunti, subiti durante il fascismo e allontanare la componente italiana dall’Istria. Fra l’8 settembre e il 9 ottobre 1943 le violenze partigiane si esprimono principalmente contro podestà, carabinieri, simboli del caduto regime. Ma non solo. Vittime della violenza sono anche i preti, gli insegnanti, i dipendenti comunali, le donne. La violenza non risparmia nessuno e si spiega – ma come tutti i crimini non può essere giustificata in alcun modo – con l’antifascismo, con il sogno di conquista comunista, con le vendette politiche e personali, con la criminalità comune finalmente libera di agire. Giuseppe Cossetto diviene uno dei principali obiettivi. I partigiani lo cercano a Santa Domenica di Visinada e non trovandolo, perché a Trieste, si accaniscono contro la sua famiglia. Arrestano per primi Giovanni ed Emanuele – i suoi fratelli – e poi, il 25 settembre, entrano in casa dei Cossetto e razziano tutto quello che trovano. Il giorno seguente i partigiani portano Norma nella caserma di Visignano. Chiedono notizie del padre e poi le propongono di entrare nel Movimento Popolare di Liberazione ma Norma rifiuta in maniera molto netta. Tornata a casa, il giorno dopo viene nuovamente condotta al comando partigiano. Nonostante i tentativi della sorella Licia di liberarla, Norma e gli altri prigionieri vengono trasferiti da Parenzo alla scuola di Antignana. Là comincia l’inferno per le donne e per Norma. Vengono tutte violentate e in particolare Norma, tenuta da parte e legata a un tavolo, viene seviziata e violentata ripetutamente da un gruppo di aguzzini (il numero di questi è incerto ma la cifra solitamente accettata è 17). La notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943 viene gettata viva nella foiba di Villa Surani. Il padre, accorso da Trieste per cercarla, cade in un’imboscata insieme al cognato e viene ucciso da un partigiano a cui aveva salvato la vita pochi mesi prima. Anche il corpo del padre viene infoibato. Con il ritorno dei tedeschi molti aguzzini di Norma vennero catturati e fucilati.

«Ancora adesso la notte ho gli incubi, al ricordo di come l’abbiamo trovata: mani legate dietro alla schiena, tutto aperto sul seno il golfino di lana tirolese comperatoci da papà la volta che ci aveva portate sulle Dolomiti, tutti i vestiti tirati sopra all’addome […] Solo il viso mi sembrava abbastanza sereno. Ho cercato di guardare se aveva dei colpi di arma da fuoco, ma non aveva niente; sono convinta che l’abbiano gettata giù ancora viva. Mentre stavo lì, cercando di ricomporla, una signora si è avvicinata e mi ha detto:

“Signorina non le dico il mio nome, ma io quel pomeriggio, dalla mia casa che era vicina alla scuola, dalle imposte socchiuse, ho visto sua sorella legata ad un tavolo e delle belve abusare di lei; alla sera poi ho sentito anche i suoi lamenti: invocava la mamma e chiedeva acqua, ma non ho potuto fare niente, perché avevo paura anch’io”».

Così ricorda la sorella Licia. Nel dopoguerra, l’8 maggio 1949, il rettore dell’Università di Padova, Aldo Ferrabino, conferisce la laurea ad honorem a Norma Cossetto: “Caduta per la difesa della libertà”.

Il 9 dicembre 2005 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi concede alla giovane istriana la Medaglia d’Oro al Merito Civile con questa motivazione: «Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai piartigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in un foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio»

Il 10 febbraio 2011 l’Università degli Studi di Padova e il Comune di Padova, nell’ambito delle celebrazioni per la Giornata del Ricordo in memoria delle vittime delle Foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, scoprono nel Cortile Littorio del Palazzo del Bo’ una targa commemorativa.

Targa Norma UniPd

Divelta a Nettuno la targa con frase di Dante sul monumento ai Martiri delle Foibe

divelta targa a nettuno

Nettuno (Roma), divelta la targa con frase di Dante Alighieri sul monumento che ricorda i Martiri delle foibe. Emanuele Merlino (Presidente Comitato 10 Febbraio) “Atto inqualificabile, qualcuno ne risponderà. Il Sindaco Coppola dia una spiegazione”.

Con una delibera della Giunta comunale di Nettuno (Roma), approvata all’unanimità il 17 settembre dell’anno scorso, è stata accolta la proposta del Dottor Pietro Cappellari, fiduciario locale del Comitato 10 Febbraio, di intitolare il giardino compreso tra Via XXIV Maggio, Via S. Maria e Via IV Novembre alla memoria dei Martiri delle foibe e dell’esodo istriano-fiumano-dalmata.

Il giardino, ripulito dai volontari, ha preso quindi ufficialmente il nome di “Parco della Rimembranza e dei Martiri delle foibe”. 

Targa dantesca Nettuno

“Un’importante pagina di democrazia e memoria storica per la nobile città di Nettuno – dichiara il presidente nazionale del C10F, Emanuele Merlino – purtroppo sporcata nei giorni scorsi da ignoti che hanno divelto la targa apposta sul monumento. L’apposizione della targa, i cui costi sono stati integralmente sostenuti da noi, era stata autorizzata con delibera di giunta il 17 febbraio 2021. E, ovviamente, il testo inciso era stato inviato all’amministrazione comunale, con PEC, precedentemente all’approvazione stessa.

I giornali suggeriscono che il distacco della targa sia stata una decisione del Sindaco ma, ci domandiamo, con quale motivazione e perché il primo cittadino avrebbe deciso di rimangiarsi una decisione sottoscritta all’unanimità da lui stesso e da tutta la Giunta?”

Forse la rimozione è motivata dalla sinistra polemica politica che contestava l’utilizzo della frase dantesca del IX canto dell’Inferno: “sì com’ a Pola, presso del Carnaro ch’Italia chiude e suoi termini bagna”. Polemica sterile, che paradossalmente avrebbe causato la “censura” del Sommo Poeta proprio nel 700° anniversario della morte.

Successivamente alla rimozione, il consigliere comunale Genesio D’Angeli ha presentato una denuncia penale per capire chi ha tolto la targa e con quale motivazione. Infatti, una volta deliberata l’apposizione, l’epigrafe non è più di proprietà personale di nessuno ma di tutta la città e, per rimuoverla, occorre una delibera, che non risulta esserci stata. Se fosse stato un atto unilaterale del Sindaco, sarebbe gravissimo, oltre che illegittimo.

“Vogliamo, quindi, che venga fatta luce sulla vicenda – prosegue Merlino – che la targa sia rimessa al suo posto e se ci sono stati reati venga perseguito il responsabile materiale e chi ha ordinato l’asportazione della targa. In particolare, chiediamo al Sindaco Alessandro Coppola di spiegare cosa sia successo, se è vero che si sia trattata di una sua scelta e, nel caso, con quali motivazioni ideali e formali.

Chiamiamo a raccolta le forze sane della città – conclude il Presidente del C10F, Merlino – affinché sia unanime la condanna contro chi nega le foibe e cerca di nascondere la storia e i drammi vissuti dalla popolazione italiana al confine orientale d’Italia.”

Comitato 10 Febbraio, 20 settembre 2021