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Gli esclusi del 2 giugno e la loro scelta silenziosa

  • Ottobre 24, 2026

Gli esclusi del 2 giugno e la loro scelta silenziosa

Nell’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica e dell’elezione dell’Assemblea costituente, la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto ha ospitato il 21 ottobre scorso il convegno dal titolo “La Repubblica e i suoi confini. Il 2 giugno 1946: la XII Circoscrizione e l’Alto Adige”, organizzato da Alessandro Urzì, deputato di Fratelli d’Italia e capogruppo in Commissione Affari costituzionali della Camera, insieme a Francesca Carpenetti, vice presidente nazionale del Comitato 10 Febbraio.

La giornata è stata dedicata agli italiani che il 2 giugno 1946 avrebbero voluto votare e non poterono farlo: quelli dei territori del Confine Orientale, Trieste, Pola, Fiume e Zara e quelli dell’allora provincia di Bolzano.

Nel suo intervento di apertura Urzì ha ricordato che la festa della Repubblica non deve far dimenticare le sue pagine più dolorose. Ha spiegato che le due esclusioni nacquero da circostanze molto diverse: per l’Alto Adige fu una tappa del cammino verso l’autonomia, per gli italiani dell’Adriatico orientale fu parte del prezzo della sconfitta. In un tempo di crescente disaffezione verso le urne, ha osservato, è doveroso fare memoria di chi quel diritto avrebbe voluto esercitarlo e non poté farlo, e riaffermare il valore della partecipazione democratica.

I lavori, aperti dal saluto del Ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, sono stati introdotti dal professor Giuseppe de Vergottini, presidente onorario di FederEsuli ed emerito dell’Università di Bologna, e da Francesca Carpenetti, vicepresidente nazionale del Comitato 10 Febbraio.

Hanno poi preso la parola il professor Davide Rossi dell’Università di Trieste e vicepresidente di FederEsuli, il professor Andrea Ungari dell’Università Guglielmo Marconi e presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, il il professor Andrea Di Michele dell’Università di Bolzano, direttore scientifico dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri e il giornalista e scrittore Federico Guiglia.

La vice presidente Francesca Carpenetti, che è figlia di esuli istriani di Orsera – Pola, ha raccontato che il convegno è nato da una domanda semplice, rivoltale dal figlio alla vigilia dell’esame di  maturità: quale scelta avevano fatto i suoi nonni nel referendum del 1946?

In un primo momento la risposta era stata “nessuna”, perché a quelle terre il voto fu negato. Con ciò ha ricordato anche con particolare amarezza le donne istriane, fiumane e dalmate, rimaste escluse proprio dalla prima occasione in cui le italiane poterono votare.
Nel passaggio centrale ha poi proposto una chiave di lettura nuova, complementare a quella storica: quella risposta data in realtà dovrebbe essere stata diversa.
Quegli italiani una scelta l’avevano fatta, anche se non nelle urne.

La espressero negli anni successivi, quando abbandonorono case, beni e affetti e partirono per l’esodo pur di restare italiani. Centinaia di migliaia di persone che misero la loro croce non su una scheda elettorale, bensì sulla propria vita. E la misero tutte nella stessa casella. Italia.
Fu un voto pagato a carissimo prezzo, mai registrato e mai riconosciuto pubblicamente. Per questo ha voluto pronunciarlo lei, davanti alle istituzioni, perché fosse finalmente proclamato il risultato di quella consultazione mai avvenuta: un consenso unanime per l’Italia, il voto più prezioso mai espresso in questo Paese.

Il Comitato 10 Febbraio esprime gratitudine al Deputato Urzì, che ha fortemente voluto e costruito questa iniziativa, e a tutti gli illustri relatori che hanno restituito con altissimo rigore scientifico due vicende diverse ma accomunate da quella domenica di giugno, un seggio che non aprì, e qualcuno che rimase ad aspettare sulla soglia, in questa giornata di Ricordo e di conoscenza.