Il Presidente Nazionale del Comitato 10 Febbraio, Silvano Olmi, ha visitato oggi il Sacrario dei Caduti d’Oltremare di Bari e il Campo 65 per gli Esuli di Altamura.
Il Presidente Olmi era accompagnato da Carlo Moramarco, responsabile del sodalizio ad Altamura, e ha ricevuto il saluto dell’amico Gaetano Ruocco, Presidente dell’Associazione Nazionale Sottufficiali d’Italia.
La delegazione è stata accolta dal Tenente Colonnello Cosimo Delibero, direttore del Sacrario, e dal vice direttore Primo Luogotenente Massimo Gatto.

Quest’ultimo ha fatto da guida, facendo visitare a Olmi e Moramarco l’intero complesso monumentale. I rappresentanti del Comitato 10 Febbraio hanno deposto due mazzi di fiori in ricordo dei gloriosi Caduti con una breve ma sentita cerimonia.
In particolare, il Presidente Olmi ha colto l’occasione della visita al Sacrario per rendere omaggio a uno dei quindici infoibati viterbesi, Augusto Bacchi, nato ad Acquapendente il 20 aprile 1920, di Egildo e Pelosi Francesca. Arruolato nella Guardia di Finanza, Augusto Bacchi venne fatto prigioniero con l’inganno il 2 maggio 1945 nella Caserma di via Udine a Trieste, assieme ai suoi commilitoni della Prima Compagnia. Portato nel famigerato campo di prigionia di Borovnica, vi morì “per grave deperimento organico” a guerra finita, il 26 giugno 1945, in seguito alla fame e alle sevizie subite.

Dopo la visita al Sacrario, Olmi e Moramarco si sono recati ad Altamura, per visionare quanto resta del Campo 65, un campo creato per ospitare i soldati inglesi fatti prigionieri a Tobruk. Successivamente la struttura venne utilizzata dagli Alleati per addestrare i militari jugoslavi e infine per accogliere i profughi italiani dal confine orientale d’Italia.
Infine, Olmi e Moramarco hanno deposto un mazzo di fiori alla panchina dedicata a Norma Cossetto nel centro storico di Altamura.
“La visita al Sacrario dei Caduti d’Oltremare è stata l’occasione per rendere omaggio ai nostri gloriosi commilitoni – ha detto il Presidente Nazionale del C10F – in particolare a quelli che trovarono la morte al confine orientale d’Italia, infoibati o trucidati nei campi di sterminio comunisti. Ringrazio l’amico Carlo Moramarco, guida preziosa e profondo conoscitore del territorio barese.”