La nostra socia onoraria Diana Cossetto, parente di Norma, domenica mattina ha partecipato alla manifestazione patriottica che si è tenuta a Gorizia. Pubblichiamo il suo intervento letto anche a nome di Loredana e Dino Cossetto.
Un saluto a tutti i presenti, alle Autorità civili, militari e grazie per la vostra presenza.
Un ringraziamento speciale a Luca Urizio, Presidente della Lega Nazionale di Gorizia e al Presidente del Comitato 10 Febbraio Silvano Olmi che ha voluto essere qui oggi assieme a noi.
Sono la portavoce della famiglia Cossetto, io, mio fratello e mia sorella siamo figli di Esuli istriani, parenti di vittime delle foibe e cugini di secondo grado di Norma Cossetto, la giovane studentessa istriana barbaramente uccisa nella notte tra il 4 e 5 ottobre 1943 dai partigiani comunisti di Tito- slavi ed italiani- la cui tristissima e tragica storia è oggi nota a molti per la sofferenza e la crudeltà che le furono inflitte.
I suoi assassini furono guidati da un’ideologia fanatica, totalitaria e violenta fondata sulle epurazioni fisiche, sul terrore e la menzogna. Si arrogarono il diritto di porsi al di sopra di ogni legge, umana e divina, decidendo della vita e della morte altrui, privando le vittime di un processo e della possibilità di dimostrare la propria innocenza ed ciò che è accaduto alla nostra cara Norma.

Nostro padre, Giuseppe Cossetto, coetaneo, compaesano e cugino di primo grado di Norma e Licia, fu legato da profondo affetto alle cugine con cui condivise l’infanzia, parte dell’adolescenza e la gioventù, vivendo assieme a loro una vita semplice e serena fatta di impegni scolastici, giochi, messe domenicali, bagni al mare, feste paesane e cooperazione nei lavori nelle vaste campagne che la famiglia Cossetto possedeva.
Ma tutto questo finì, come finì per 350.000 istriani, fiumani e dalmati.
Dopo l’8 settembre 1943 per gli italiani che vivevano in quelle terre arrivarono giorni di terrore, violenza, minacce, morte, foibe.
Nostro padre ci raccontò tutta la tragica storia di Norma e dell’indelebile ricordo di quando assieme a Licia, la vide viva per l’ultima volta alla caserma della Guardia di Finanza di Parenzo occupata dai partigiani – provata, con lo sguardo assente, ammutolita- e del pianto ininterrotto di Licia nel tragitto di ritorno verso casa.
E poi di quando nel dicembre 1943, fu presente nuovamente assieme a Licia sul ciglio della foiba di Villa Surani, il luogo dal quale fu recuperato il povero corpo martoriato di Norma.
Noi familiari siamo impegnati come testimoni di seconda generazione a tramandare tutto ciò che nostro padre ha visto e vissuto in quel drammatico periodo per onorare la memoria di Norma e di tutte le vittime delle foibe -come lui ci ha insegnato- facendo tesoro della preziosa memoria orale e scritta che ci ha lasciato.
A Norma, divenuta simbolo di tutti gli infoibati, è dedicata questa commemorazione nell’83esimo anniversario del suo martirio, ad una giovane donna innocente, figlia del suo tempo, impegnata a costruirsi un futuro che non arrivò mai, animata da un profondo sentimento d’amore e di appartenenza all’Italia che l’accompagnò fino all’ultimo suo respiro.